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Il Cosenza non morirà mai!
21 Agosto 2003 - letto 680 volte
U CARRARO MUZZICA SEMPRE ARU STRAZZATU
(CARRARO SE LA PRENDE CON I POVERACCI) E TUTTA L'ITALIA IN SILENZIO.
"A noi dispiace che la quarta squadra non sia il Cosenza. Ma il club aveva una situazione tale da non potersi iscrivere nemmeno al campionato di competenza. Si é trattato comunque di un provvedimento eccezionale, che non ha visto la classifica perché non abbiamo dovuto ripescare una squadra di serie C per una di serie B che non poteva iscriversi". Queste le parole utilizzate da Carraro per motivare l'ennesima truffa consumata ai danni del popolo cosentino, l'ennesimo attentato alla credibilità dello sport italiano più amato. Una dichiarazione che offende l'intelligenza di chi per settimane ha seguito l'evolversi di una vicenda sconfinata nelle aule di tribunale prima, per finire poi nel calderone della politica propagandistica in perfetto stile forzitaliano. Il Cosenza non si è iscritto al campionato di competenza (la serie C1, la categoria che meritiamo sul campo e quella che volevamo) poiché la Covisoc ha inteso non applicare per i rossoblu lo stesso trattamento di favore che ha consentito alla titolata Roma di Sensi di iscriversi con due giorni di ritardo. E saranno ancora sei i giorni a disposizione di Napoli, Spal e Roma (sempre lei) per regolarizzare la situazione dopo lo scandalo delle fideiussioni false. Tempo supplementare che nessuno ha inteso concedere al Cosenza, società controllata oggi da amministratori giudiziari e quindi dalla gestione cristallina, pur di tutelare 89 anni di storia sportiva, patrimonio di un'intera comunità. E' l'amara sconfitta del calcio cosentino, un raggiro consumato con il benestare della nostra classe politica (deputati, senatori, ministri, sottosegretari tutti grassi abbronzati ed immobili) e coperto dall'indifferenza di buona parte degli organi di informazione. In prima fila le televisioni del cavaliere, eccitate da diversi giorni per il ripescaggio della Fiorentina (per doppia grazia ricevuta) ed indifferenti al nostro piccolo dramma di poveracci del sud. Cosenza unica a pagare il conto in questo calcio fatto di parole, mazzette, intrecci politici, passaporti falsi, bilanci truccati, fallimenti pilotati (come quello della Fiorentina), fallimenti magicamente sventati (come quello della Lazio, conseguenze dell'affare Nesta) e conflitti di interesse (quello ormai non fa più notizia). Tutta colpa del Cosenza, tutta colpa di Pagliuso. Da oggi però, per quanto sia difficile ed amaro rassegnarsi all'ingiustizia, bisogna pensare al futuro e portare la nostra rabbia, la nostra passione, la nostra voglia di urlare e spaccare il mondo dove tutto questo ha ancora un senso. Ci sono dei ragazzi che corrono appresso ad un pallone al Sanvitino e saranno loro a difendere i colori della nostra città. Sosteniamoli e cerchiamo di riconciliarci con il calcio che ci hanno rubato senza chiederci scusa, traditi per nove anni da Pagliuso e finiti a colpi di accetta da Lega e politica.
Anche se in serie D, anche se in mezzo alla polvere, il Cosenza non sarà mai solo. Forza Lupi, la categoria la facciamo noi.

Un saluto a quei tifosi viola che se ne vanno in serie B pensando di aver rubato il posto al Pisa. Un saluto a quei tifosi viola convinti che il blasone sia un buon motivo per ammazzare 89 anni di storia.
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