[ Notizie ]
COSENZA,DUE LUPI PER UNA TIFOSERIA
26 Settembre 2004 - letto 2414 volte
Cosenza, due lupi per una tifoseria
Dopo esser stata cancellata dal calcio dei ricchi per problemi amministrativi, la città calabrese si ritrova con due squadre diverse iscritte al Campionato dilettanti: il Cosenza Football Club e il Cosenza 1914. Gli ultras hanno deciso di disertare lo stadio ma di non rinunciare all'impegno sociale
di TOMMASO TINTORI

C'era una volta il Cosenza. C'era una volta, e stiamo parlando di pochi anni fa, una squadra capace di disputare ben nove dignitosi campionati consecutivi di serie B. Un ciclo iniziato con la guida tecnica di Bruno Giorgi (1988-89) e i gol dell'idolo di sempre, bomber Gigi Marulla e proseguito poi grazie alle prodezze dei vari Oberdan Biagioni, Pietrino Maiellaro, dell'allora giovanissimo Cristiano Lucarelli, Oscar Tacchi, Marco Negri e del neo italovenezuelano Massimo Margiotta. Nove campionati caratterizzati da alti e bassi, ma sempre vissuti dalla tifoseria con grande passione ma estremo realismo. Nel mezzo, la tragedia di Donato Bergamini e Massimiliano Catena, morti in un incidente stradale, cui sono state intitolate le due curve dello stadio San Vito. Nove anni conclusisi nella maniera peggiore, con la scomparsa del Cosenza Calcio 1914 SpA dal calcio professionistico per una fideiussione pagata con 24 ore di ritardo rispetto alla scadenza dell'ultimatum. Era il 31 luglio 2003 e il presidente rossoblu, Paolo Fabiano Pagliuso, aveva ben altro a cui pensare: nel marzo dello stesso anno era stato arrestato insieme ad altre tredici persone (soci del Cosenza, personaggi molto noti in città ed esponenti di spicco della 'ndrangheta) con l'accusa di associazione per delinquere ed estorsione aggravata con modalità mafiose. Gli inquirenti avrebbero provato l'esistenza di forti collusioni e grossi interessi della criminalità organizzata nel settore calcistico. Anche il Cosenza Calcio 1914 SpA finì sotto sequestro. L'indagine voleva fare luce su una serie di fatti delittuosi, a cominciare dall'estorsione ai danni dell'imprenditore Settimio Loré, deceduto nel 2001 in uno strano incidente stradale sulla Salerno-Reggio Calabria. Dopo aver acquistato, in diverse fasi, il 50% delle azioni del Cosenza calcio, Loré fu vittima di una serie di atti di intimidazione. Il tutto perchè aveva deciso di visionare i documenti contabili della società. Accesso sempre negato. Da ciò nacque un'accesa diatriba tra Loré e Pagliuso che, secondo gli inquirenti, venne poi «chiarita» dall'intervento (chiesto proprio da Pagliuso) di alcuni esponenti di primo piano della «mala» cosentina. I due costrinsero l'imprenditore Loré a rivendere al Pagliuso, senza garanzia alcuna, il pacchetto azionario del 50%. Secondo l'inchiesta, sarebbe stata ordinata da Pagliuso anche l'esplosione di alcuni colpi di pistola contro l'autovettura di un giornalista sportivo locale, «colpevole» di aver criticato la gestione tutt'altro che limpida della società calabrese. Come se ciò non bastasse, nei confronti di Pagliuso vi era l'accusa di truffa ai danni della Figc, della Lega Calcio e della Covisoc per falso in bilancio. Con artifici e raggiri di natura contabile, Pagliuso sarebbe riuscito ad ottenere l'erogazione del contributo previsto dalla federazione (circa otto miliardi delle vecchie lire all'anno) per la partecipazione ai campionati nelle tre stagioni dal 1998 al 2001 nonostante le insolvenze della società. I legali della Figc si costituirono parte civile nel processo contro Pagliuso e il presidente calabrese fece leva su un non ben identificato segreto col quale poter ricattare Carraro. Non bastò, anche perché dal carcere, Pagliuso poteva fare ben poco (nove mesi in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare). La società finì in amministrazione controllata, nessuna banca volle rilasciare nei tempi richiesti la fideiussione necessaria per l'iscrizione al campionato e così il Cosenza Calcio 1914 non solo non riuscì ad iscriversi in C1 (la squadra era comunque retrocessa sul campo), ma sparì dal calcio. Senza però fallire. Semplicemente sparì per un anno.
Nacque quindi una nuova società, il Cosenza Football Club, anch'esso con i colori sociali rossoblu, anch'esso con il lupo come simbolo. Iscritto in serie D, il nuovo Cosenza ritrovò la passione dei propri tifosi, ma non il ritorno tra i professionisti. Quest'estate, tra la sorpresa generale, è tornato il vecchio Cosenza. In serie D assieme al Cosenza Football Club. Un'iscrizione legata alla promessa di saldo dei debiti federali entro il 31 marzo 2005. Non proprio tre lire, bensì circa 11 milioni di euro. Una cifra enorme che, al di là della possibile dilazione del pagamento, pone un gigantesco punto interrogativo sul futuro del Cosenza Calcio 1914. Nel caso in cui Pagliuso (rimasto proprietario della società) non riuscisse a saldare il debito, la società fallirebbe per bancarotta fraudolenta. E coinvolgerebbe nomi eccellenti, tra cui importanti avvocati, notai, poltici locali e perfino il vicepresidente della Provincia e il presidente dell'Assindustria cosentina.
Ma chi ci rimette maggiormente, in questi casi, è sempre il tifoso. Quello del Cosenza si trova nella paradossale situazione di vedere due squadre, entrambe rossoblu, entrambe col lupo come simbolo, nella stessa categoria. Per i tifosi, l'ago della bilancia pende a favore del Football Club per il fatto di non essere proprietà di Pagliuso (contestato ormai da anni), mentre il 1914 ha dalla sua nome, storia e tradizione. Ma una squadra di calcio è anche patrimonio morale e sociale della comunità cui appartiene e il 1914, di moralità, sembra averne ben poca. Di contro, il Football Club sembra sempre di più una società fantoccio senza presente né futuro. Fatto sta che a vedere il Football Club ci vanno 500 persone, mentre il 1914 è seguito da una media di 2mila tifosi. Con chi stare, dunque? I «Cosenza Supporters», gli ultrà, gli eredi dei mitici «Nuclei Sconvolti», hanno scelto di non seguire né l'una né l'altra. «Una sola squadra, una sola curva» è il loro slogan. Diserteranno il San Vito fino a quando non tornerà ad esserci un'unica tifoseria che seguirà una sola squadra di calcio. Una protesta che continuerà ad oltranza in occasione di tutte le partite casalinghe di entrambi club di Cosenza.
Con il tifo è stata sospesa anche la pubblicazione dello storico Tam Tam e Segnali di Fumo, di gran lunga la più bella fanzine mai prodotta in Italia dalle curve calcistiche. Un vero e proprio periodico (regolarmente registrato da sette anni) che ha recentemente festeggiato il proprio quindicennale ed ha saputo dare voce ai più deboli e alle cosiddette «culture periferiche». Un po' come l'associazione «Nua ci simu», costituita integralmente da componenti dei Cosenza Supporters, che si propone di sviluppare, promuovere e coordinare iniziative volte a rispondere ai bisogni dell'intera collettività cosentina e derivanti da situazioni di disagio sociale. Un'associazione che ha l'obiettivo principale di favorire l'incontro tra qualsiasi soggetto sociale interessato a contrastare il razzismo e la xenofobia allo stadio e nella vita di tutti i giorni.
In questa direzione vanno iniziative come il «Pranzo di Natale», la proiezione del cortometraggio Quanti siamo quelli che siamo, il dibattito sullo stadio del Bae in costruzione nel Chiapas, l'adesione alle manifestazioni di protesta contro i Cpt di Crotone e Lamezia Terme, la partecipazione ai Mondiali Antirazzisti, l'adesione alle giornate di Napoli, Genova, Firenze, il corteo di Cosenza in cui, assieme agli altri gruppi della curva, è stato realizzato uno spezzone composto da ultrà di ogni latitudine. Non è casuale che bandiere, striscioni e cori poco o niente abbiano a che vedere con l'evento sportivo. «Il nostro agire quotidiano - sostengono i Supporters - non pregiudica né sminuisce il nostro essere ultrà, semmai lo arricchisce». Del resto, le prese di posizione degli ultrà cosentini all'interno dello stadio sono sempre state figlie dell'impegno sociale. Indipendentemente dalla categoria in cui giochi il loro amato Lupo.
Notizie correlate Cosenza
Altre notizie
29 Ottobre 2020 - Cosa significa essere ultras? Essere ULTRAS significa essere a difesa della città, in ogni Suo aspetto e sfaccettatura. Essere...
27 Ottobre 2020 - “Avete distrutto la pescaresità...Fuori da questa città”. Recita così uno striscione della tifoseria...
27 Ottobre 2020 - Non è un periodo semplice per la Cavese. Dopo la sconfitta contro il Monopoli per 0-1, alcuni esponenti della tifoseria si sono...
22 Ottobre 2020 - Ancora una volta siamo costretti ad alzare la voce. Ancora una volta in questa Città è difficile investire o fare sport....
16 Ottobre 2020 - Curva Nord Ancona comunica che, viste e considerate le nuove normative di accesso allo stadio uscite nell'ultimo decreto, ha deciso di...
15 Ottobre 2020 - Un momento non facile per l'Arezzo, che in campionato non sembra aver ancora trovato la giusta quadra: un solo punto in quattro gare e...
13 Ottobre 2020 - Nonostante la vittoria con il Potenza, alcuni ultras rossoneri hanno manifestato davanti al comune l’attuale società....
Videotifo
Tifo durante la coreografia lecce bari 2006
Tifo durante la coreografia lecce bari 2006
MONOPOLI - fasano 04/05
ULTRAS MONOPOLI CURVA NORD IN ECCELLENZA
tifosi fiorentini a genova
sampdoria-fiorentina (Collettivo Autonomo Viola)
Italiani a Parigi
Ragazzini al Louvre

TIFO-Net informa