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Da Padova notizia choc: la bandiera del Pisa è illegale
28 Novembre 2019 - letto 1018 volte

"Pisa, il Pisa e i pisani si identificano nei colori nerazzurri e nella bandiera rossocrociata. Chi pensa di poter guadagnare visibilità mediatica attorno ad un simbolo storico della città e dell’intero paese prende un grosso abbaglio". Non potrebbe essere più chiaro Giuseppe Corrado in merito all’aspra polemica nata all’indomani della trasferta del suo Pisa Sporting Club a Cittadella. L’oggetto del contendere è l’effige della città, esposta e sventolata come sempre con orgoglio dai sostenitori nerazzurri anche allo stadio ‘Tombolato’. Il clamore è stato provocato dall’ammissione del questore di Padova, Paolo Fassari, di voler multare tutti questi supporter, rei di aver introdotto senza alcuna autorizzazione bandiere fuorilegge all’interno dello stadio granata.

La questione non è altro che lo strascico di un muro contro muro che nella città di Sant’Antonio va avanti da inizio mese, quando allo stadio ‘Euganeo’ i tifosi del Padova manifestarono la loro vicinanza a Venezia, messa in ginocchio dal maltempo, esponendo numerose bandiere raffiguranti il leone di San Marco, simbolo non soltanto della città lagunare ma dell’intera regione. Apriti cielo e spalancati terra: Fassari in due partite del Padova ha applicato alla lettera il regolamento che norma l’accesso alle manifestazioni sportive, esortando i sostenitori padovani a lasciare il vessillo marciano fuori dalle tribune, pena una sanzione amministrativa non meglio precisata. Scorrendo le norme stilate dall’Osservatorio del Viminale per le manifestazioni sportive emerge infatti il punto per il quale non si possono esibire bandiere che non rappresentino la propria squadra o il paese di provenienza: teoricamente sarebbero quindi escluse anche le effigi comunali, provinciali o regionali, a meno che non si faccia richiesta presso le autorità di Pubblica Sicurezza per poterle introdurre sugli spalti.

Una prassi, questa, normata in realtà dal buon senso fin dalla sua ratifica: mai infatti i tifosi pisani hanno richiesto il permesso ufficiale alla propria questura o a quella titolare della sede della partita per introdurre la bandiera rossocrociata. Fassari però ha sottolineato di voler applicare alla lettera il regolamento, provocando le decise reazioni non soltanto della tifoseria padovana e di quella pisana, dirette interessate dalla faccenda, ma anche del mondo politico. La presa di posizione contraria alle intenzioni della Questura di Padova è stata condivisa dall’intero schieramento politico: consiglieri regionali leghisti del Veneto, consiglieri comunali del Partito Democratico di Pisa, europarlamentari come Susanna Ceccardi. Tutti allineati su risposte sdegnate e profondamente colpite dalla mancanza di buon senso di Fassari. Giuseppe Corrado invece ha preferito utilizzare dapprima l’arma dell’ironia, per poi affondare il colpo con argomentazioni più decise: "Il simbolo della città fa parte dello stemma della società, ed è presente da sempre anche sulle maglie da gioco. Pensare di fare polemica su questo argomento, quando in Italia sono all’ordine del giorno disastri climatici, gravi problemi infrastrutturali, difficoltà politiche e ostacoli giudiziari, è completamente sbagliato".
"Da quando ho rilevato la società – conclude il presidente del Pisa – i nostri tifosi non si sono mai resi protagonisti di comportamenti al di fuori delle regole. Al contrario, i daspo che avevano ricevuto nel settembre del 2016 sono stati sconfessati da diversi gradi di giudizio. Forzare l’interpretazione della legge per punire l’esposizione di simboli che rappresentano la storia della città e di una porzione importante del nostro paese mi pare, francamente, fuori dal mondo".

Le dichiarazioni di Giuseppe Corrado sono arrivate a margine dell’incontro organizzato questa mattina dalla Lega B con la prima squadra e il settore giovanile nerazzurro sul tema del calcioscommesse e dei tentativi di combine nel mondo del calcio. L’argomento è stato esposto nei locali del Residence San Rossore in via del Capannone, dove Moscardelli e compagni si sono potuti confrontare con Gabriele Nicolella (responsabile dell’area legale della Lega B), Alessandro Camponeschi (area competizioni della Lega B), Andrea Fiumana (dell’Associazione italiana calciatori) e Luca De Vito (dell’Istituto per il credito sportivo). I relatori hanno sensibilizzato la società nerazzurra su una problematica ancora molto attuale nel calcio professionistico e giovanile. "E’ importante che i tesserati comprendano che in caso di omessa denuncia, illecito sportivo, frode sportiva o scommesse, oltre alla loro posizione viene macchiata anche quella della società per cui lavorano – spiegano – in Serie C e Serie D purtroppo casi del genere si verificano praticamente ogni anno, ma non possiamo abbassare le difese neanche in A e in B. I malviventi sanno riconoscere le situazioni più complicate nelle quali inserirsi e superare le difese dei calciatori, e da lì inquinare tutta la società".

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