Stadio vietato: Raimondi in trincea assieme agli ultrà
13 Gennaio 2015 - letto 1328 volte Un mondo a parte quello della Curva Nord? Per niente. L’ultima dimostrazione del sostegno diffuso che esiste attorno agli ultrà, è arrivata domenica pomeriggio, durante l’intervallo della partita con il Chievo. Al presidio fuori dalla Nord si è presentato anche Cristian Raimondi, uscito apposta dal Comunale per «esprimere la mia solidarietà al mondo ultrà per quanto sta accadendo», come ha dichiarato lui stesso nel pomeriggio di ieri. Il capo ultras, al megafono, l’ha ringraziato pubblicamente, in un contesto caratterizzato da striscioni contro le decisioni del prefetto («Noi liberi fuori, voi prigionieri dentro», oppure «È negata la nostra libertà») e da cori contro la stampa. «Garantisco per esperienza che quando non c’è una Curva calorosa e colorata sugli spalti, la mancanza si sente, anche in campo - ha commentato ieri il calciatore, infortunato da novembre -. Io sono sempre stato contro gli atti violenti, che con il calcio non c’entrano nulla. E credo che chi li compie debba pagare. Credo anche, però, che la tifoseria organizzata dell’Atalanta abbia sempre pagato, in più occasioni. Ma stavolta penso che la punizione sia sbagliata. Tenere fuori dallo stadio chi non ha la tessera del tifoso è un modo di punire tanti supporter, e questo può essere assolutamente controproducente, anzi, sta iniziando a esserlo, decisamente». La vituperata tessera del tifoso, che gli ultrà non vogliono, e che invece il prefetto indica come elemento cardine dei suoi provvedimenti sui divieti in casa: solo chi ce l’ha può entrare al Comunale. «C’è chi dice che anche gli ultrà potrebbero farla, è vero - prosegue Raimondi - ma è anche vero che ognuno è libero di scegliere come entrare allo stadio. Il mondo ultrà fino a novembre faceva affidamento su alcuni voucher, regolari, che sono stati sospesi. Io posso dire di essermi trovato dietro la Curva Nord in mezzo a persone davvero affezionate all’Atalanta, persone normali che insieme però costituiscono la parte calda della tifoseria, gente che stava fuori dallo stadio a soffrire e cantare per la propria squadra del cuore. Insomma, io spero che per partite come quella di domenica, in cui non sembrano esserci rischi di scontri tra le tifoserie, si possa decidere di riaprire lo stadio. La nostra squadra ne ha davvero bisogno». Il fronte per uno stop alla linea dura del prefetto Francesca Ferrandino continua quindi ad allargarsi. Quella di Raimondi è la prima presa di posizione ufficiale di un calciatore dopo Atalanta-Roma. E anche la società, ormai, chiede apertamente di riaprire lo stadio: l’ha fatto domenica, dopo la partita con il Chievo e la beffa del pareggio subìto al ‘90, anche il direttore generale Pierpaolo Marino: «Si sta creando un danno tecnico ed economico alla società». Il 17 gennaio l’Atalanta andrà a San Siro, contro il Milan. Il 25, prima di ritorno, a Verona. E la prossima partita in casa sarà il 31, con il Cagliari. Non si è mai trattato di una sfida ad altissimo rischio. E anche in quel caso, è prevedibile, i tifosi più noti e la Curva chiederanno a gran voce di riaprire il Comunale. Fonte: bergamo.corriere.it Notizie correlate Atalanta
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