Molotov sul pullman, agguato allInter
15 Dicembre 2000 - letto 830 volte Attentato allo stadio, bus in fiamme: giocatori in fuga sotto shock di GIANNI PIVA LORENZA PLEUTERI «Poteva incendiarsi il serbatoio, potevamo rimanerci tutti secchi», ripete il pallido e affannato commissario di polizia in borghese, dopo aver inseguito e inutilmente cercato di acciuffare l'«ombra» che ieri sera a San Siro ha rischiato di provocare un disastro. Alle 19.37 uno sconosciuto, poi svanito nel buio, ha lanciato una bottiglia incendiaria contro il pullman dei giocatori e dell'allenatore dell'Inter, mentre prima del match con il Parma il bus stava per imboccare lo scivolo che porta ai sotterranei dello stadio milanese. Un atto senza precedenti. Fuori dal Meazza ci sono stati lanci di monetine e sassate, insulti, tentativi di bloccare il passaggio dei mezzi degli atleti e dei dirigenti. Ma mai, neanche nei momenti meno felici, la squadra nerazzurra aveva subito contestazioni di una tale violenza o aggressioni pianificate in tutti i dettagli. Nessuno, per fortuna, si è fatto male. Però lo spavento, per Tardelli e i suoi e per chi stava nelle vicinanze del pullman centrato dalla molotov, è stato di quelli che non si scordano. «Siamo vivi per miracolo», si sfoga il commissario, anche se i colleghi gli spiegano che difficilmente il gasolio che alimentava il bus poteva esplodere e che difficilmente poteva saltare per aria il serbatoio della macchina sfiorata dalle fiamme. Fino alle 19.36 fuori dallo stadio sembra una serata in tono minore, di quelle da archiviare senza problemi. I posteggi sono semideserti, arrivano alla spicciolata poche centinaia di tifosi, quelli che hanno deciso di andare allo stadio malgrado il 61 rimediato nellandata dei quarti di finale dallInter a Parma. I poliziotti stanno tranquilli nei posti assegnati, al massimo si aspetta qualche contestazione dopo il fischio finale. Da viale Caprilli sbuca il pullman con la squadra a bordo, preceduto da due vigili motocilisti con accese le sirene e seguito dalla volante della Questura. L'autista rallenta per imboccare lo scivolo che porta al posteggio. Il vigile dalla parte opposta della strada ferma le macchine in arrivo nel senso inverso, i colleghi sulle Guzzi 850 si fermano e accostano per far sfilare il pullman. «Mentre stava svoltando raccontano i due, gli agenti Di Febo e Selmi è arrivata la bottiglia incendiaria, che ha centrato il pullman nella fiancata destra. Poi si sono sentiti nitidamente i passi di uno che scappava». Era appostato in un cantiere, protetto da un cancellone grigio e da una palizzata di plastica arancione appoggiata ad una rete metallica, un'area non illuminata dove le vecchie scuderie saranno trasformate in abitazioni di lusso. «Una cosa del genere, chi andava a pensarla? Ci saranno stati mille tifosi al massimo. No, prima non ho notato gente strana in giro. Era tutto più che tranquillo. Ho sentito un botto riferisce il vigile che bloccava le macchine in arrivo in meno di un secondo ho visto le fiamme. Facevano una certa impressione». È il panico. I giocatori e Tardelli scendono in fretta e furia dal bus, raggiungendo il posteggio a piedi. Gli agenti delle Volanti si fiondano fuori dalla macchina con l'estintore in dotazione, mentre i colleghi più vicini cercano di inseguire l'attentatore e di portare altri estintori. Appena la voce si sparge, piovono condanne. La prima è quella che arriva attraverso il sito ufficiale dell'Inter, alle 20.08, dall'addetto stampa Sandro Sabatini: «Pazzesco gesto di un delinquente all'arrivo della squadra a San Siro». Poi quelle del prefetto Ferrante («Un gesto grave e stupido») e del presidente della Regione , Formigoni. Fonte: LA REPUBBLICA repubblica.it Notizie correlate Inter
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