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Inter, Curva Nord: "No al soubrettismo. Giocatori sono esseri umani: silenzio e rispetto"
15 Maggio 2020 - letto 859 volte

La Serie A punta alla ripartenza e proprio nel pomeriggio è arrivata, attraverso formale comunicato stampa prodotto dalla Lega, la scelta dei club di provare a tornare in campo nel secondo weekend di giugno. Palla che adesso passa nuovamente al Governo, decisore ultimo sull'eventuale restart del campionato italiano. L'Inter continua come tutte le altre squadre di A ad allenarsi nel proprio centro sportivo. Oggi è andato in scena il sesto allenamento di fila per gli uomini di Conte che, però, dovranno anche prendere atto della posizione della tifoseria nerazzurra. Questo il comunicato che gli esponenti della Curva Nord interista hanno voluto pubblicare per delineare il loro pensiero sulla possibile ripresa del torneo.

"È il momento del lutto e del silenzio. O almeno così dovrebbe essere. Milano piange i suoi morti. La Lombardia e l’Italia intera sono in ginocchio e la vita di tutti noi è segnata da un presente devastante e da un futuro incerto. Abbiamo fino ad ora reputato che lo strumento più forte in nostro possesso fosse quello di esporci attraverso un impegno sociale - mai prima come adesso - necessario. Campionato sì, campionato no. Stadi pieni, stadi vuoti. Chissenefrega. Non può essere una diatriba e nemmeno un qualcosa su cui riflettere.

Come si fa solo a pensare che possa ripartire il calcio quando è ormai assodato che per lungo tempo dovremo tutti rispettare tutti delle regole ove il contatto fisico non è previsto? Il problema minore della questione starebbe comunque nella gestione degli spalti. Infatti, con le dovute accortezze e limitazioni, si potrebbe comunque far tornare la gente allo stadio in tempo zero. Ma come si fa a pensare di giocare una partita di pallone se bisogna stare ad un metro di distanza tra persone? Perché nessuno dice questo? I giocatori sono esseri umani, che possono anche essere controllati quanto si vuole all’interno degli impianti sportivi. Ma poi, finiti gli allenamenti, tornano a casa, hanno una famiglia e parenti, amici. E la trasmissione del contagio diviene quindi incontrollabile. Ed ovviamente ci sarà sempre qualche ‘positivo’ al virus in un campionato. È banale a dirsi ma mediaticamente quest’aspetto pare sommerso (accorgersene potrebbe avere un sapore rivoluzionario per le tante parole lanciate veramente al vento da chi vuol ‘ripartire’).

È per tutti un enorme dispiacere e sacrificio, ovviamente. Ma prima che Ultras siamo uomini e donne d'Italia. Ci sarebbero sì l’Inter, gli spalti che adoriamo, la nostra Curva Nord e tutto quello che è la magia di una vita donata per una missione come la nostra. Passione e dedizione assoluta. Quello che cerchiamo di dare ogni volta che la nostra Inter scende in campo ora però serve altrove. In maniera diversa, ma con uguale orgoglio e tenacia. Ora serve per aiutare chi ha davvero bisogno, per supportare chi lotta appeso ad un filo tra la vita e la morte. Il nostro tifo, le nostre grida d'Amore vanno a chi è in prima linea a difendere ogni singolo respiro degli ammalati. Il calcio va messo da parte. Al tempo stesso decidiamo in maniera netta di noin aderire ad alcun tipo di raccolta firme tra gruppi ultras, non certo per questioni di contenuto ma perché sappiamo bene che da queste iniziative generalmente lodevoli c’è sempre qualcuno che cerca di trarne visibilità o beneficio. Sia a livello ultras, sia sul piano politico istituzionale. E davvero non abbiamo voglia di addentrarci in contesti del genere ove spesso si va a degenerare in un bieco 'soubrettismo'. Noi ci rapportiamo solo con i nostri gemellati. Fine del discorso. Ce ne rimaniamo quindi soli, saldi ed in isolamento. Ma col cuore vicini uno ad uno agli appartenenti della Curva e a chi condivide le nostre battaglie.

Adesso, chiarita in maniera doverosa la nostra posizione, ricali il sipario. Silenzio e rispetto".

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