Tratto da L'Eco di Bergamo del 8/5
Ritrovo alle 10,30 nel piazzale dello stadio di Bergamo, bardati di tutto punto e col naso all'insù per controllare il tempo. Cinquecento motorini ronzanti come zanzare smarmittate e con le selle pronte ad accogliere 700 giovanotti. Sgasate, saluti urlati agli amici, birra, vino e grappa per scaldarsi e il chiassoso corteo è pronto a partire. Niente autostrada, troppi i cinquantini per i quali l'A4 resta proibita. Si va per strade normali, verso l'Adda, lambendo luoghi manzoniani che adesso, tra impennate e clacsonate, perdono l'ovattato fascino e si trasformano in una sorta di inferno di decibel.
La colonna di scooteristi nerazzurri viene segnalata al confine con la provincia di Milano e qui cominciano le prime apprensioni delle forze dell'ordine. Che, dalle parti di Gessate, decidono di piazzare una Volante in mezzo alla carreggiata. Da ora in avanti saranno i poliziotti a guidare il serpentone di motorini. Si vuole che i bergamaschi su due ruote evitino i centri abitati, raccogliendo le eventuali provocazioni dei bulli locali e ingaggiando così pericolose schermaglie. Il ragionamento fila dal punto di vista dell'ordine pubblico, ma non è ortodosso in tema di codice stradale. Perché dopo un paio di chilometri, all'altezza di Cascina Gobba, ecco la sorpresa: la Volante infila lo svincolo della tangenziale e traghetta i cinquantini in territorio che sarebbe off-limits per la loro ridotta potenza. Pensata pericolosa, perché il corteo viaggia a una media di 30 chilometri l'ora, mentre le auto sopraggiungono a una velocità tripla. Ma forse si confida troppo nel buon senso degli scooteristi: insomma, si crede che i centauri si accontentino di viaggiare in prima corsia.
E, invece, sarà per la smania di conquista, sarà per l'ebbrezza di viaggiare in tangenziale sul Ciao, fatto sta che gli easy-rider orobici si spalmano su tutta la carreggiata. Conseguenza: un paio d'auto inchiodano dopo essersi trovate di fronte questo stormo che procede a rilento. Quattro chilometri e la polizia imbocca l'uscita di Lambrate. Si torna in centro: qualche insulto, clacsonate e nulla più. Sono le 13,30 quando si cominciano a intravedere le prime indicazioni per San Siro. Qualche sguardo intercetta anche il pullman dell'Inter, che viene tempestato di calci e di sputi. Si arriva al piazzale dello stadio. «Nemmeno un celerino», dice quasi estasiato chi c'era. Un invito, insomma, a caricare gli ultrà interisti assiepati sotto la loro curva. Una carica insolita, «a cavallo», in sella a Phantom e Vespe, che spiazza gli avversari. I Boys infatti battono in temporanea ritirata, ma arriva la polizia e adesso sono i bergamaschi che devono fare dietrofront e fuggire. Manovra non semplice, che provoca una sorta di ingorgo. Qualche moto si spegne, è il caso di quella poi finita in curva e di un altro cinquantino. I due proprietari (sui quali ora sono in corso accertamenti), vista la malparata, decidono di abbandonare i loro mezzi e di scappare a piedi. Uno verrà recuperato, l'altro cade preda degli ultrà milanesi che poi ne faranno scempio. Qualche carica della polizia in curva bergamasca, poi non succede più nulla. A fine partita il corteo - stavolta scortato da una decina di pattuglie - può tornare a Bergamo. Ci arriverà alle 21,30 sotto l'acqua, meno fastidiosa però - c'è da crederlo - della pioggia di gol subita a San Siro.
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