COMO-ATALANTA: TANTO RUMORE PER NULLA
13 Aprile 2004 - letto 8491 volte Era una partita attesa, molto attesa, o almeno così si diceva. La rivalità tra Atalanta e Como, fosse solo per ragioni di campanile, c'è sempre stata, ma negli ultimi 10 anni è in parte mutata e, per certi versi, si è incattivita rispetto agli anni ottanta. Per capirne i motivi è necessario partire proprio da allora, quando, dopo stagioni diversamente travagliate, le due lombarde ritornarono in serie A insieme, nel 1984/85. Buona parte della fama che ancora oggi li accompagna, gli orobici se la sono guadagnata proprio in quel periodo, quando tenevano indistintamente testa a tifoserie che, per blasone o per numero, erano tra le migliori/peggiori d'Italia, a seconda dei punti di vista: granata, romanisti, veronesi, interisti, milanisti, laziali, ecc.; senza contare che, per questioni puramente calcistiche, altre rivalità pesanti (Brescia, Genoa, ecc.) erano al momento congelate e senza dimenticare che già allora con le forze dell'ordine gli incontri ravvicinati erano pane quotidiano. D'altra parte la tifoseria lariana, allora guidata dalla Fossa, aveva invece scelto un profilo profondamente diverso, consapevole forse delle proprie reali forze e dei limiti di una piazza complessivamente freddina: la curva ed il gruppo erano quindi intesi come elementi di aggregazione, di colore, di spettacolo, insomma di tifo soprattutto "pro" e molto meno "contro". Al cospetto di tanta differenza, quindi, la rivalità c'era ma si vedeva tuttosommato poco: i bergamaschi consideravano la trasferta di Como una gita fuori porta, sapevano che i rivali se ne sarebbero ben guardati dal rompere le scatole, onde scatenare quella che si autodefinì "orda balorda", ed a loro volta si limitavano a imporre una supremazia sul filo dello sberleffo. Così si spiegano ad esempio il corteo con lo striscione da casa "BRIGATE" aperto in testa, piuttosto che la carovana di motorini nel 1988/89. Poi per qualche anno le due tifoserie si perdono di vista, fino a ritrovarsi nel 94/95 in serie B, e già da quel giorno di settembre le cose cominciarono a girare diversamente. Il pre-partita si caratterizzò per un "numero" dei Bulldog atalantini che, in perfetto stile casual, arrivarono nella giusta quantità sin sotto la curva di casa e, lanciato l'urlo di battaglia, attaccarono i rivali: scontro breve ma intenso, con contorno di sedie e tavolini da bar che volavano. Ma fu l'intera giornata ad essere costellata da scontri un po' dapperttutto, sintomo del fatto che ai Comaschi non andava più a genio vedere gli avversari neroblù ovunque e senza rispetto. Nel dopopartita fu anche rubata una pezza bergamasca, mai meglio identificata, con la sigla "VdS". Altro salto di stagioni, disputate in categorie diverse, per giungere alla provvidenziale amichevole dell'agosto 2000, perché ovviamente qualche spirito illuminato aveva capito che la rivalità doveva in qualche modo essere tenuta desta I lariani arrivano a quel match con la nomea di tifoseria "scontrosa", in ragione di qualche stoica impresa in serie B con degni avversari (Livorno, Modena, ecc.): quale migliore occasione, dunque, per riprendere il tentativo di stabilire nuovi equilibri cominciato nel '94. Le due fazioni si preparano al gran giorno in modo diametralmente opposto: i bergamaschi conservano il ricordo a Como si può passeggiare, i comaschi hanno istinti aggressivi. Per dare l'idea: se i primi si presentano in shorts e ciabatte, i secondi indossando anfibi e pantaloni con cintura d'ordinanza Con modi più o meno spicci, nel pre-partita i lariani si limitano a tenere lontano chi, improvvidamente o inconsapevolmente, pensava di ciondolare vicino al loro bar di ritrovo, mentre nel dopo partita la situazione si fa più pesa, culminando con un scontro faccia a faccia, senza polizia: un minuto o forse più di adrenalina e botte che alla fine vede i bergamaschi costretti alla ritirata. La cosa ovviamente non piacque agli orobici che, senza accampare pretesti o giustificazioni, semplicemente attendono la prima occasione di incontro per l'opportuna rivalsa. Ma tali occasioni, per vari motivi, si fanno attendere: un'amichevole estiva in Valle d'Aosta è disertata dai lariani, lo scorso anno la partita si disputa sul neutro di Reggio Emilia ed in mezzo, pare, c'è anche qualche appuntamento non onorato lungo le italiche autostrade. Eccoci dunque al 10 aprile 2004, data probabilmente cerchiata di rosso sul calendario degli ultras atalantini. Dalle informazioni che ho è saltata la carovana di moto e la gente arriverà prevalentemente con mezzi propri, situazione che agevola il possibile kaos. Attesi almeno 1500 tifosi ospiti. Sono circa le 13 quando, mentre mi dirigo verso lo stadio, per puro caso mi guardo le spalle e vedo comparire dal nulla un gruppo di bergamaschi in splendida solitudine ed in religioso silenzio. C'è gente appartenente ai vari gruppi della Nord, sono circa una settantina, senza fronzoli ed orpelli, quasi tutti senza nemmeno un'asta in mano. Fanno del loro meglio per avanzare con disinvoltura ed in effetti ci riescono: percorsi 100 metri si trovano al quadrivio del "GieSse" ed il manipolo di celerini a presidio guarda ma non interviene, ingannato forse dall'aria apparentemente innocua del gruppo e delle tante facce da bravi ragazzi che lo compone. Ci sono quindi tutte le condizioni per perfezionare l'impresa ed andare fino in fondo che, vista l'assoluta assenza della controparte, significherebbe andarla a stanare al suo bar, posto all'estremo opposto dello stadio. Ma è proprio sul più bello che il meccanismo si inceppa: quando si tratta di decidere se perlustrare il territorio altrui o portarsi verso il settore ospite si fa strada un po' di incertezza. E' bastato ritardare la decisione di mezzo minuto che sopraggiunge un funzionario di polizia più sgamato dei colleghi di cui sopra: mi basta mezzo secondo per capire che non accadrà più nulla. Il gruppo viene indirizzato, né dà segni di ribellione, verso il lago: all'ultimo incrocio danno la voce ai lariani, che di nuovo non si materializzano, e poi i bergamaschi restano parcheggiati fuori dal loro settore. Da qui all'inizio della partita mi devo sorbire una sequenza di scene deprimenti: un altro gruppetto di 8 atalantini scortati dal doppio di Polferini incravattati, gente che inganna l'attesa giocando a pallone e sbraitando in modo fastidioso, auto di tifosi in trasferta occupate solo dal conducente (che sfigato!). Non si contano poi le folate di atalantini che arrivano con due uniche preoccupazioni: dov'è il settore ospite e/o dove posso mettere la macchina. Intanto qualcuno di quel gruppo che ha fatto mezzo flop si rifà vedere e si pianta al confine tra zona ospite e zona neutra, in attesa che capiti la ghiotta occasione di vedere qualche avversario disponibile a movimentare l'atmosfera. L'ultima "speranza" è l'arrivo dei 5 pullman di ultras da Bergamo, che però avviene nella più completa tranquillità. Nelle quasi due ore che passo lì non ho visto un solo lariano "in gamba", tanto da sembrare che fossero loro a giocare in trasferta: immagino tuttavia che stessero tutti a difesa del loro fortino sotto la Nord, che peraltro mi si dice molto blindato. L'ipotesi è suffragata dal fatto che quando entro allo stadio - ormai mancano meno di venti minuti al fischio d'inizio - la curva di casa è pressoché vuota: non che poi si riempirà chissà quanto, ma il più della gente entra poco prima o poco dopo le 15. I Bergamaschi riempiono un po' più di metà curva e sono muniti di alcuni grandi bandiere e svariati due aste. Per l'ingresso delle squadre hanno anche pronta la coreografia: bandierone con il profilo della città e cartoncini neri e blu di contorno. Bell'effetto. Dall'altra parte poche torce ma buona prestazione vocale: sono posizionato quasi a metà campo ed i cori mi arrivano nitidi e forti da entrambe le curve. Il tifo si dipana senza particolari colpi di teatro e resta in equilibrio per tutto il primo tempo. L'Atalanta si porta in doppio vantaggio e meritano di essere citate la bella corsa del primo marcatore verso i propri supporters (dall'altra parte del campo ) e la torciata celebrativa. Sul finire del tempo, intanto, compare un primo striscione lariano di contestazione (morbida) verso il presidente. Ne seguirà un altro ad inizio ripresa, cui fanno seguito alcuni cori contro l'allenatore Fascetti: francamente ne ignoro i reali motivi dato che, con questa squadra, non mi pare si possa fare molto di più La contestazione si fa plateale quando l'Atalanta segna il terzo goal: qualche "VERGOGNATEVI-VERGOGNATEVI" e poi la gente abbandona la curva. C'è più rassegnazione che rabbia: a parte qualche pacca contro il cancello che confina con la tribuna non accade altro. L'attenzione comincia dunque a rivolgersi al dopo, anche se c'è ancora da gustare la splendida scarpata atalantina. L'uscita degli ospiti è una fiumana, né poteva essere diversamente dato che almeno la metà hanno le macchine sparse per la città. E' quindi anche l'occasione per i più attivi di procurarsi le condizioni per un altro tentativo bellicoso. A piccoli gruppetti i bergamaschi si fanno trovare di fronte al già noto "Pizzagol", sono in principio una cinquantina. Di fronte mi pare di scorgere non più di una decina di celerini, pochi certo ma pur sempre sufficienti per impedirmi di vedere quanti comaschi ci sono dietro di loro. Per esserci, anche se da quaggiù non li vedo, ci sono senz'altro perché gli Atalantini tentano di provocarli e di chiamarli alla sfida. Un primo timido tentativo non sortisce effetto, ne fa seguito un secondo un po' più deciso e partecipato, anche perché nel frattempo sopraggiunge a passo di carica un'altra sessantina di ultras orobici, seguiti da manipoli di divise blu trafelate. Di nuovo, come quattro ore prima, si è ad un passo dal momento topico, anche perché i rinforzi consentirebbero di attaccare anche lateralmente, ma sono un nerazzurro non bergamasco lo capisce e prova a tirarsi dietro qualcuno, invano. E dunque tutto finisce ancora in nulla: ai promettenti preliminari non fa seguito il desiderato amplesso, e non serve nemmeno un intervento duro delle forze dell'ordine per allontanare questi dispettosi atalantini, che spariscono inghiottiti da qualche viuzza che porta verso il centro cittadino. E pensare che poco prima dalla finestra una vecchia strega esortava le divise blu a "Picchiare duro!": suvvia signora, pensava mica che si facesse davvero la guerra alla vigilia di Pasqua... Gabriele Viganò ...non ne possiamo più delle divise blu, no al calcio moderno, no alla pay-tv... SCARICA GRATUITAMENTE ILCORO E-mail: redazione@sportpeople.net Fonte: sportpeople.net Notizie correlate Atalanta
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