Brescia-Atalanta vista da Lele
09 Aprile 2003 - letto 3080 volte Torno a vedere Brescia-Atalanta dopo oltre quattro anni, l’ultima volta era stata per il derby del novembre 1998, anomalo sia perché disputato in un pomeriggio infrasettimanale per ragioni d’ordine pubblico e sia perché la gran parte dei tifosi bergamaschi entrò solo nel secondo tempo per protestare contro il prezzo del biglietto stadio. Le notizie pervenute per questa partita anticipano un massiccio esodo degli atalantini, che partono da Bergamo con 48 pullman stracarichi di gente, anche se tutto sembra più che altro animato da una voglia di “sana competizione” e non dalla tensione e dai proclami minacciosi di altri anni. Mi piacerebbe incrociare la carovana in autostrada ma sono in anticipo rispetto a loro, spero allora di vederli sfilare al “Rigamonti”, ma la polizia li obbliga a fermarsi fuori città per poi effettuare il tragitto verso lo stadio a bordo dei tristi e famosi pullman grigliati, il tutto credo con 3 viaggi andata-ritorno. Arrivo a destinazione verso le 12.30 e nei dintorni dello stadio si notano parecchi gruppi di tifosi bresciani a stazionare nei punti nevralgici, si sprecano le felpe diabolik e gli sciarponi di lana, pronti entrambi a fare il loro dovere. C’è in particolare un grosso assembramento di gente al semaforo con la via che porta fin sotto il settore ospite: i bresciani sono bravi a fare melina e si muovono a passo di moviola quando la polizia chiede loro di allontanarsi. Capita così che all’arrivo della prima tranche di bus arancioni la situazione diventi subito critica: molti tifosi di casa sono infatti ancora nel piazzale-parcheggio ed inevitabilmente scatta la sassaiola, la celere li carica ma ne allontana solo una parte, mentre gli altri continuano più o meno indisturbati nelle loro faccende fino a quando è passato l’ultimo dei nove bus. Fino a quel punto non vedo grande reazione dei bergamaschi, ma appena la velocità dei pullman lo consente, diversi di loro scendono e cercano in qualche modo di farsi avanti, superando transenne ed un irrisorio cordone di carabinieri e dando luogo anche a qualche fugace corpo a corpo con gli avversari. Il tutto viene sedato poco dopo con l’arrivo di altri uomini in divisa, che non perdono peraltro occasione per massacrare il malcapitato di turno. La situazione continua a restare effervescente: da una parte i bresciani, ringalluzziti per la loro azione, restano a poche decine di metri per capire se sia possibile riprendere le ostilità, dall’altra gli atalantini vogliosi di replicare alle sassate prese e soprattutto incazzati come bisce per il fatto che le forze dell’ordine non gli consentono diritto di replica, quando invece avevano lasciato ampie possibilità agli avversari poco prima. In linea d’aria saranno distanti 30 metri. E’ a questo punto che mi capita di vedere la cosa che più ricorderò della giornata: l’espressione letteralmente terrorizzata negli occhi di un plotone di carabinieri quando i loro colleghi della celere stanno per sparare i lacrimogeni. Con urla ed anche qualche insulto li obbligano a non sparare nulla finchè non avranno indossato le maschere anti-gas. La scena è decisamente più tragica che comica, e non può non porre l’interrogativo del perché di tanta drammaticità, ovvero del perché in fin dei conti si sia preferito “rischiare” il riprendere degli scontri tra tifosi (non sparando i lacrimogeni) piuttosto che qualcuno rischiasse di respirare il gas anche di un solo candelotto (ma allontanando in questo modo le due fazioni). Mai pensato che i lacrimogeni avessero funzioni folcloristiche, ma forse quelli in uso da qualche tempo contengono porcherie ancora peggiori di quello che ci dicono: ecco un tema, forse, su cui il Movimento Ultras potrebbe e dovrebbe sollevare un po’ di sana controinformazione. Superata fortunosamente indenne la fase più critica, i lacrimogeni alla fine non vengono poi nemmeno sparati e la situazione torna rapidamente alla normalità: l’arrivo del secondo carico di bergamaschi si svolge tranquillamente, quindi decido di entrare. Manca circa un’ora dall’inizio ma gli spalti sono già per buona parte gremiti: qualche vuoto nei distinti ed in alto alla gradinata, ma poi in parte si riempie. Il settore ospite non è stracolmo ma di posti vuoti ce ne sono davvero pochi: il colpo d’occhio è suggestivo e noto con piacere che lo striscione in primo piano, appeso alla vetrata, è sempre “A VOI I SOLDI, A NOI LA REPRESSIONE”. All’ingresso delle squadre per il riscaldamento si infittiscono i cori della due parti, equamente divisi tra cori pro e cori contro, così come da parte bresciana (sia curva sia gradinata) sbucano alcuni striscioni tra l’ironico e l’offensivo. Molto gettonati nel complesso gli sfottò a sfondo sessuale, che culminano con un maxi bandierone della gradinata raffigurante un bresciano che “amoreggia” con la Dea. Mi posiziono sotto il settore ospite ed aspetto l’inizio della partita. Semplice ma imponente la coreografia della curva bresciana, colorata di bianco ed azzurro con dei cartoncini a cui poi si aggiunge un bandierone con disegnata la casacca delle rondinelle. Notevole anche l’effetto delle tante bandierine distribuite in gradinata, mentre gli atalantini offrono una selva di 2 aste ed un po’ palloncini neri (che però spiccano poco) ed azzurri. Il primo tempo regala un’ottima prestazione vocale della curva bresciana e dei bergamaschi, la gradinata si sente forte solo a sprazzi ma mi sembra più vigorosa di quanto l’avessi vista quest’anno contro Como e Lazio. Anche il primo goal del vantaggio bresciano non muta lo scenario: al delirio dello stadio si contrappone un settore ospite pronto al battimani ancora prima che il pallone sia stato riportato a centrocampo. Resto posizionato sotto il settore ospite ed il tifo prosegue forte su tutti i fronti, nonostante il delizioso tocco di Baggio che porta al raddoppio proprio mentre la curva nord alzava le sciarpe ed i bergamaschi speravano in un goal durante il recupero. Intervallo e poi ripresa del gioco con sorpresa: curva bresciana ed atalantina per una decina di minuti alzano lo striscione “FISCHIAMO IL CALCIO MODERNO” e usano il loro fiato per fare sibilare una gran quantità di fischietti di plastica. L’intento che si erano forse prefissati (sospendere la partita) non è raggiunto, ma l’iniziativa è destinata ad essere ricordata e, magari, ripetuta anche da altre tifoserie. L’effetto stereo mi impedisce di capire se anche la gradinata sia partecipe, tuttavia merita di essere citato il lungo striscione appeso alla vetrata “LEGGI SPECIALI PER GLI ULTRA’… MA APPOGGIATE LA GUERRA E LE BOMBE DELL’AMERICA IN IRAQ”. Quanto a mentalità, inoltre, mi pare che sia usata male da chi sta in curva sud dietro lo striscione Supporters Brescia, ai quali mi sentirei di consigliare un po’ di sana gavetta in una vera curva piuttosto che questo protagonismo pseudo ultras. Mentre prosegue la marcia trionfale dei tifosi di casa (i cori sono forse un po’ ripetitivi ma la compattezza e la continuità notevoli) assisto ad un calo verticale del tifo atalantino, che per tutto il secondo tempo si sente con vigore non più di 5-6 volte. Si accende invece qualche tafferuglio fuori e dentro il settore ospite, compresa una fumata nera che vedo salire dall’antistadio e che poi saprò essere dovuta all’incendio dell’archivio storico del Brescia calcio. A parte il fatto che la scelta del luogo mi appare quantomeno infelice, credo che l’episodio non faccia certo onore alla tifoseria bergamasca, famosa per ben altre imprese. Pur ignorando chi siano i responsabili (credo pochi singoli), aggiungo doverosamente che Brigate e Supporters restano tutto il tempo ai loro posti. Finale di partita simile ad una corrida, tra gli olè del pubblico di casa che festeggia un risultato che nel frattempo si è fatto ancora più rotondo. Spicca comunque dall’altra parte il bel gesto di Taibi che, nonostante tutto, si porta verso gli ultras orobici e li saluta con un applauso, giustamente ricambiato (nonostante tutto). P.S. E' disponibile videotifo degli atalantini. Notizie correlate Atalanta
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