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Atalanta-Torino senza ultrà
11 Ottobre 2010 - letto 4183 volte
Stadio pieno e ultrà a casa. La rivoluzione della tessera del tifoso tocca e sconvolge Atalanta-Torino, partita attesa dalle due curve quasi come il giorno di Natale e da sempre sfida impegnativa per l'ordine pubblico. L'elenco di scontri, tafferugli, assalti, cortei blindati, feriti e cariche della polizia è infinito e ha profonde radici nella storia, ma rispetto al passato questa sera a Bergamo si vivrà un'atmosfera completamente diversa: ovvero ventimila tifosi sulle tribune e i fans più caldi delle due squadre confinati davanti alla tv. Gli ultrà di Atalanta e Torino non hanno aderito alla tessera del tifoso, anzi sono state le realtà più contrarie al progetto sostenuto dal ministro Maroni (vedi le proteste al Sestriere dei granata e l'assalto alla festa della Lega ad Alzano Lombardo), e per una serie di coincidenze non potranno esserci allo stadio Atleti Azzurri d'Italia nel posticipo di lusso di serie B.

La Curva Nord nerazzurra non si è abbonata per non sottoscrivere la card, ma in questo modo i tradizionali posti popolari sono stati occupati da persone (in maggior parte ragazzi) che non avevano mai (o quasi) vissuto il clima ultrà. Il presidente atalantino Percassi, grazie a prezzi scontatissimi e una campagna martellante, è riuscito a conquistare la fiducia di oltre 16 mila tifosi-abbonati e automaticamente ha spinto fuori gli ultrà guidati dal "Bocia". Alcuni hanno cambiato settore comprando i biglietti volta per volta, altri si sono dispersi e in tanti hanno deciso di restare fuori dallo stadio (anche a causa di numerosi Daspo). La situazione della Maratona è simile, ma diversa nei numeri: dei 5 mila fedelissimi, solo in 1500 hanno rinnovato il proprio abbonamento e così a ogni partita i torinisti possono trovare biglietti disponibili. Il problema, però, nasce con le trasferte e i divieti posti dal Viminale. Contro il Sassuolo c'era stato il primo blocco per chi non è in possesso della tessera del tifoso e nel settore ospiti erano presenti 50 tifosi "normali". Ora arriva il bis con l'Atalanta e difficilmente si potranno superare le cento presenze da Torino, visto che i pochi tagliandi rimasti dello stadio bergamasco si potevano comprare solo in Lombardia.

«Dispiace profondamente andare a Bergamo senza tifosi - commenta Franco Lerda -, ma questa è una grossa stupidaggine per il calcio in generale. Ci lamentiamo che la gente non va più allo stadio e poi mettiamo simili limitazioni. Non voglio entrare nel merito di certe scelte, ma i nostri tifosi non possono seguirci e tutto ciò non mi piace». Questo pensiero tormenta da tempo il tecnico granata. «Non è la prima volta che accade e poi la partita con l'Atalanta è importante per il nostro pubblico: avere 100 o 1500 tifosi al seguito cambia molto. La giocheremo per loro, che non potranno esserci: i nostri sostenitori vanno rispettati e noi vogliamo farlo sul campo». Senza serie A in campo e con tutte le attenzioni rivolte a Bergamo, grazie al posticipo serale di un campionato che rispetta in pieno lo spezzatino del calcio (due anticipi giocati ieri e oggi Frosinone-Reggina alle 12,30), Atalanta-Torino cresce nel valore e nel simbolismo.

Non solo per la sfida all'ex Colantuono o per il ritorno di Bianchi a casa, ma soprattutto per la classifica e perché per i granata si tratta del primo test di maturità. «Giochiamo tre partite in sei giorni e vogliamo avere un primo bilancio positivo. Mi aspetto di vincere perché è la miglior medicina: se vinci va sempre bene, anche se non giochi alla grande». Iunco ha recuperato, ma partirà dalla panchina e lascerà spazio a Obodo, con la possibilità di vedere in fase difensiva un centrocampo a tre. «Lì in mezzo si vincerà la partita - prevede Lerda -, e spero che si possa rimediare sulle palle inattive, sia offensive che difensive: quelle sono il nostro tallone d'Achille».
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