Atalanta-Brescia: Ma non facciamoci del male
08 Febbraio 2002 - letto 1841 volte Non vorremmo passare per Cassandre, ma il clima che si sta surriscaldando intorno ad Atalanta-Brescia ci piace poco. È scontato in partenza che non sarà una semplice partita di calcio, come chiedono gli accorati appelli degli ultimi giorni. Ed è bene che ciascuna parte in causa si assuma, sin da ora e con trasparenza, la propria responsabilità. Da parte nostra cercheremo di non enfatizzare oltre misura questa vigilia di febbre, semmai il nostro intento è quello di calmare i bollori. Sappiamo che la sceneggiata di Carletto Mazzone nella partita d'andata è entrata a far parte della mitologia degli ultrà nerazzurri e, prima e meglio di altri, il mister del Brescia è consapevole che a nulla sono servite le scuse ai bergamaschi pronunciate tre giorni dopo il fattaccio: gli stadi hanno un loro codice d'onore, violato irreparabilmente da quell'irrefrenabile corsa con il braccio alzato sotto la curva dei tifosi nerazzurri. Era il 30 settembre 2001. Dal giorno dopo, gli ultrà bergamaschi stanno preparando il contrattacco. Quello che si augurano tutti è che la risposta si mantenga all'insegna della goliardia e degli sfottò. Un anticipo è stato servito ieri, con città e provincia tappezzate di manifesti che ritraggono il sor Carletto in divieto: «A Bergamo io non posso entrare», recita lo slogan. Fa sorridere, è vero, ma è volgarmente amaro: di solito è una frase riservata ai cani. Il piatto forte, sicuramente un po' indigesto, sarà servito domenica: si favoleggia di cori e coreografie degne del carnevale di Viareggio. Sarà l'apoteosi dell'insulto ai bresciani e a un vecchio allenatore romano, per convincerlo a farsi da parte. Per stemperare la tensione ci vorrebbe un colpo di genio, come avvenne a Napoli, giornata di ritorno di una partita che a Verona era stata martellata dall'epiteto «terrone». Al San Paolo si mantennero su un piano superiore. Apparve uno striscione, uno solo, sottile e sferzante: "Giulietta era 'na zoccola". Fu un trionfo. Ma Napoli è poesia e ozio creativo, mentre Bergamo prosa e muscolosa operosità. E temiamo che toni e contenuti delle invettive saranno un tantino più grevi. Ma, detto fra noi, sarebbe ancora accettabile, magari turandoci il naso. Perchè la realtà è ben peggiore e, come noto, supera sempre la fantasia: Atalanta-Brescia rischia di essere, secondo tradizione, un giorno di guerriglia insensata portato nel cuore della città da qualche centinaio di teppisti, benevolmente tollerati da schiere di fiancheggiatori. Lo sanno tutti che la situazione è seria, al punto da mandare in campo oltre cinquecento tra poliziotti e carabinieri. Ma a leggere i comunicati degli addetti ai lavori, diffusi ieri, sembra quasi di vivere in un mondo buonista, mentre in verità ognuno cerca di difendere solo se stesso. Viene quasi da chiedersi se valga la pena arrivare a un punto così pericoloso, se non sarebbe più opportuno mandare all'aria tutto e trasferire la sfida, a porte chiuse, su un'isola deserta. Giusto per non continuare a farsi del male. Fonte: lecodibergamo.it Notizie correlate Atalanta
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