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Agguato ai livornesi: tre pisani nei guai
04 Agosto 2008 - letto 5139 volte
L’ACERRIMA rivalità calcistica e di campanile aveva fornito loro soltanto il pretesto per menar le mani. In realtà l’aggressione subita la sera del 22 marzo scorso, vigilia di Pasqua, da una band musicale di giovani livornesi, al termine di una dj session nel cortile interno del ‘‘Borderline club’’ di via Vernaccini 7, dietro piazza San Paolo all’Orto, con le partite di calcio e con gli scontri fra tifoserie nerazzurre ed amaranto c’entra ben poco. Se non per il fatto che gli aggressori — i quali per tutta la sera avevano disturbato l’esibizione della band labronica sbeffeggiando i musicisti con una raffica ininterrotta di pesanti sfottò da curva —, sono anche, come gli investigatori hanno scoperto sei mesi dopo, tre abituée dell’Arena Garibaldi, tifosi sfegatati del Pisa, e quindi acerrimi nemici di chiunque sia nato oltre Calambrone.
QUELLA SERA del sabato santo, all’uscita dal ‘‘Borderline’’, i cinque della band livornese rischiarono grosso. Mentre uscivano dal locale, col furgoncino carico di strumenti e casse acustiche da riportare a Livorno, si ritrovarono accerchiati dai pisani che a calci e pugni — ma probabilmente anche armati di qualche oggetto contundente — sfondarono parabrezza e finestrini, colpendo con violenza uno dei giovani di Livorno, che fu poi medicato al pronto soccorso del Santa Chiara. Un agguato in piena regola su cui la squadra mobile della Questura ha lavorato per mesi — le indagini sono state dirette dal sostituto procuratore Giampaolo Boninsegna — giungendo, nei giorni scorsi all’identificazione di tre dei responsabili. Tutti giovani, anche se non giovanissimi, tutti pisani, tutti con piccoli precedenti di polizia e tutti fans dei colori nerazzurri: P. G., 32 anni non ancora compiuti, T. E. 27 anni ed M. D., 25 anni. Nei loro confronti, accogliendo le richieste del pubblico ministero, il gip del tribunale di Pisa, dottor Alberto Panu, ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare per lesioni aggravate e violenza privata, il trentaduenne e il ventisettenne in regime di arresti domiciliari, il venticinquenne con l’obbligo di presentarsi periodicamente, negli uffici di polizia giudiziaria.

L’ATTIVITA’ investigativa svolta dalla squadra mobile, attraverso le numerose testimonianze raccolte, ha permesso di ricostruire nei dettagli la vicenda, scoprendo anche il tentativo di estorsione messo in atto dal ‘‘branco’’ pisano ai danni del titolare del circolo, che qualche giorno prima aveva licenziato un loro amico, anch’egli supporter nerazzurro, arruolato come addetto alla security. Uno ‘‘sgarro’’ che il terzetto di ultras non aveva affatto gradito. E in particolare T. E. si era fatto avanti, minacciando il titolare del circolo di far seri danni al locale se non avesse proceduto all’immediata riassunzione del buttafuori licenziato. Il ventisettenne deve quindi rispondere anche del reato di tentata estorsione.
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