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Como-Brescia vista da Lele
15 Marzo 2003 - letto 2692 volte
Dopo un esilio di quasi tre mesi, il Como torna a giocare tra le mura amiche uno dei tanti derby lombardi, quello col Brescia. Tra le due tifoserie vi è una tradizionale rivalità che in passato ha dato vita anche ad episodi di una certa rilevanza: da quel Brescia-Como del 28/10/79 reso celebre dai razzi sparati ad altezza d’uomo dai comaschi (oltrechè dalla coincidenza col derby di Roma in cui morì Vincenzo Paparelli), al furto di alcuni striscioni lariani (tra cui un “Fossa” da trasferta) dopo un’irruzione nottetempo nei magazzini dello stadio, fino ad arrivare ad un Como-Brescia di Coppa Italia giocato in piena estate ’93 quando i bresciani arrivarono in massa e, vista la quasi inesistenza della polizia, gli incidenti interessarono mezza città.
Questa volta invece lo stadio è altamente blindato: carabinieri e polizia presidiano in forze quasi tutti i punti di possibile contatto e l’arrivo dei supporters bresciani (circa 30 pullman in totale) avviene in modo tranquillo. Laddove qualche “angolino” è rimasto scoperto, c’è comunque un gruppone di lariani all’erta, nel caso di incursioni indesiderate.
Dentro lo stadio il colpo d’occhio è buono, perfino i distinti questa volta presentano pochi vuoti, e si nota tra l’altro la presenza di numerosi ragazzini di società calcistiche della zona (già sgamatissimi sui gesti da fare in uno stadio…).
Settore presto pieno, con la componente della curva che ne occupa i 3/4, lasciando solo il resto a quelli della gradinata, che in verità sembrano in tutto e per tutto messi nell’angolo (ed il recente peggioramento dei rapporti tra le due fazioni probabilmente non è casuale). Tuttavia il loro tifo si dimostra pimpante ed abbastanza unito già durante il riscaldamento del Brescia, quando cominciano a cantare e sventolare di tutto (sciarpe, bandierine e bandieroni). Silenzio assoluto, invece, mentre lo speaker dà lettura della formazione .
Le prove di voce dei comaschi iniziano solo ad un quarto d’ora dal fischio d’inizio: avvio con un coro di sostegno ai diffidati, che trova anche gli applausi degli avversari, per poi partire con l’incitamento alla squadra, forse ancora in tempo a prendere l’ultimissimo treno per la salvezza.
L’ingresso in campo dei giocatori vede vincere ai punti la curva bresciana, che apre una bella quantità di quei fumogeni verdi tanto cari ai loro gemellati francesi dei Magic Fans. Torce e sfondo di sciarpe per i comaschi, sulle parole dell’ormai immancabile “Comasco dal cuore ubriaco”.
Il minuto di silenzio per l’agente di polizia ucciso dalle BR è sostanzialmente rispettato da tutto lo stadio, ma subito dopo da entrambe le tifoserie si alzano cori che non lasciano dubbi sui rapporti con le forze dell’ordine.
Avvio di partita con un buon tifo vocale sui due fronti ed un leggero sopravvento dei Bresciani nei primi 20 minuti. Poi, inesorabilmente, le mani ed i tamburi restano a tratti senza contorno vocale, mentre la sponda lariana continua su livelli standard l’incitamento.
Non riesce tuttavia ad approfittare del tutto del calo degli avversari per spiccare il volo e far decollare anche i lariani in campo, che premono ma non concretizzano. Solo nei minuti finali, proprio sulla scia di alcune grosse occasioni gol mancate, anche il resto dello stadio decide di dar manforte alla curva ed a tratti l’entusiasmo si accende.
Nell’intervallo la curva lariana appende lo striscione “FINCHE’ SEI QUA, RISPETTA SQUADRA E CITTA’!”, in cui non si nomina ma si fa chiaramente riferimento al Presidente Preziosi, che voci insistenti danno in partenza verso altre piazze (Napoli o Genoa, pare).
Ma non c’è quasi tempo per pensare a queste cose, però, perché l’inizio di ripresa vede il Como andare in vantaggio quasi subito. “Carpe diem”, comasco, perché la libidine del goal dura meno di una torcia accesa per godere, e fulmineo arriva il pareggio con una zampata di Toni. Ma il botta e risposta ha il positivo effetto di caricare a mille i tifosi: per un buon quarto d’ora il Sinigaglia è una vera bolgia.
Poi il toni ritornano su livelli più umani e fino alla conclusione le due parti si equivalgono, qualche acuto casomai si verifica quando sul campo si sfiora di nuovo la marcatura: sono i lariani a dover soffocare più volte quell’urlo in gola, ma nel finale la grande occasione spetta per due volte al Brescia. Niente da fare: portieri, pali, traverse impediscono nuove segnature ed alla fine è pareggio.
Nonostante l’ottima prestazione della squadra dalla curva lariana a fine partita si alza un “Andate a lavorare” che arriva udibile in tribuna pur non essendo certo un boato. Dall’altra parte l’atmosfera è decisamente più compiaciuta, vuoi per la posizione di classifica, vuoi per il punto strappato al Como, tanto che i bresciani non resistono alla tentazione di dedicare l’ultimo coro ai cugini bergamaschi.
Fuori dallo stadio ritrovo i caschi blu negli stessi posti dove li avevo lasciati prima della partita. Il ritorno verso casa è quasi immediato, per cui degli incidenti di cui poi parleranno i giornali non ho testimonianza diretta.

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