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Verona - Brescia
26 Settembre 2005 - letto 4801 volte
Il questore Merolla spiega cos’è accaduto dopo la partita e annuncia provvedimenti amministrativi
La Questura contro il Brescia
«Venduti biglietti senza nomi. Avvieremo una procedura»

di Fabiana Marcolini Che fosse una partita a rischio per quel che riguarda le tifoserie a causa di datate acredini era noto, lo spiegamento di forze dell’ordine sabato è stato imponente ma le tre ore di guerriglia prima nel quartiere e proseguita poi in stazione restano un dato di fatto che ha come «risposta» immediata l’arresto, in totale, di 14 tifosi sia dell’Hellas che del Brescia (sette per parte). Ma non solo: il fatto che numerosi supporter della squadra ospite siano arrivati con un biglietto non nominale spingerà la questura scaligera ad avviare una procedura amministrativa nei confronti della società calcistica lombarda. Già, quei biglietti non avrebbero potuto essere ceduti, l’inasprimento della normativa che punisce la violenza negli stadi prevede l’emissione di tagliandi di ingresso «personalizzati». E il controllo è rigoroso, in ogni settore, anche in tribuna vip. «Il fatto che ci fossero tifosi con biglietti non nominali fa pensare che non volessero farsi identificare, se a questo si aggiunge che c’era chi è arrivato fino al Bentegodi senza avere in tasca il tagliando (e quindi sapeva che non avrebbe visto la partita) allora ipotizzare che fossero venuti per fare disastri non credo sia poi così lontano dalla realtà». Il questore Luigi Merolla parla di quanto è accaduto sabato, ricostruendo la cronologia degli eventi, con calma. Così come con fermezza annuncia l’avvio di una procedura amministrativa contro il Brescia, che ha venduto tagliandi non nominali, e prosegue respingendo con forza le accuse mosse alle forze dell’ordine dai tifosi lombardi su quanto avvenuto in stazione. Ovvero che il trentenne attualmente ricoverato in prognosi riservata nel reparto di neurochirurgia di borgo Trento sia stato vittima di un pestaggio da parte degli agenti. «E’ una menzogna, gli agenti sono stati bersagliati dalla sassaiola in stazione e voler trasformare gli aggrediti in aggressori è indegno. Innanzitutto per quel che riguarda il ferito sappiamo che è stato operato nella notte, aveva lo sfondamento della scatola cranica e i medici sono riusciti a eliminare l’ematoma. Le sue condizioni sono stabili ma la prognosi resta riservata». E respinge l’ipotesi di un pestaggio: «Ha una sola ferita alla testa, di cinque centimetri quadrati, compatibile con un colpo inferto con un sasso, e non presenta altri traumi in nessuna parte del corpo. I miei uomini sono indignati per quanto riferito dai tifosi ai giornali al loro arrivo a Brescia. La verità è che i dirigenti del servizio sono stati chiamati perchè uno di loro, il trentenne appunto, stava male. Lo hanno aiutato e fatto sdraiare su una panchina, era pallido ma non aveva segni di lesioni, l’ambulanza è stata chiamata e in dieci minuti è arrivata. Quello che possiamo ipotizzare, in attesa di ulteriori accertamenti, è che sia stato colpito da un sasso durante il lancio di pietre di cui sono stati oggetto i miei uomini oppure potrebbe essere caduto violentemente durante l’occupazione dei binari. Ma quelle mosse contro le forze dell’ordine sono accuse infami. Ora cercheremo di ricostruire i passaggi, ci sono i filmati e non è escluso che possa essersi ferito durante i tafferugli allo stadio». E tornando alla prima parte della giornata, quella al Bentegodi, spiega come i controlli effettuati nel pre partita nelle zone frequentate dai supporter dell’Hellas abbiano portato alla scoperta di mazze e altri oggetti «da battaglia». «Vede, uno dei punti di sofferenza è la conflittualità degli ospiti con i tifosi del 1° febbraio. Da qui il primo tentativo di sfondamento da parte dei bresciani per venire in contatto con i veronesi». Il resto è stata la tensione controllata, durante la partita, tra quelli che erano entrati e gli altri che erano rimasti fuori, perchè senza biglietto o perchè non volevano mostrare i documenti. Quel che è accaduto in via Sansovino e il lancio dei lacrimogeni è la causa dei primi fermi e arresti (mentre due fratelli di Zimella sono stati arrestati direttamente in curva perchè visti lanciare oggetti in campo). Poi alla fine della partita gli altri fermi, sia di supporter dell’Hellas che di quelli del Brescia e prima della partenza il conto di coloro che dovevano rispondere a vario titolo di lancio di oggetti, resistenza, danneggiamento e violenza contro pubblico ufficiale è salito a sette. E tra questi alcuni bresciani. Questo il motivo per cui gli altri tifosi non volevano lasciare lo stadio, questo il motivo per cui una volta arrivati in stazione - trasportati dai bus dell’Amt - hanno inscenato la protesta. Erano 800 e hanno occupato i binari. «Ho detto ai miei uomini di allontanarsi, per vedere se questo poteva modificare la situazione ma urlavano che non se ne sarebbero andati senza i loro compagni trattenuti». Poi è iniziata la sassaiola (sedici agenti e due funzionari sono rimasti feriti) e le risposte degli agenti. «Sono andati avanti così un’ora, ogni volta che gli agenti si allontanavano loro scendevano dal treno, hanno cercato di andare contro il posto della Polfer. Dicono di essere stati picchiati? Beh certo, in quella situazione, hanno tenuto occupata la stazione per un’ora, ci sono stati contatti si». Un altro arresto in stazione, un giovane bresciano, e poi gli altri, quelli fatti nella notte: in totale tra veronesi e lombardi in carcere ne sono finiti in sette. Che oggi compariranno in tribunale per la direttissima.
Fonte: L'Arena
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