"Noi il negro non lo vogliamo". In una bella serata d'agosto puo' capitare di andare allo stadio Franco Ossola (VA), per assistere ad una amichevole tra Varese e Cagliari, e sentire queste parole scandite dal gruppo ultras "Blood and Honour", tifosi, si fa per dire, dei padroni di casa. Vittima dell'insulto il neoacquisto del Varese Mohamed Benhassen, giocatore francese di origine marocchina.
Le intemperanze razziste sono andate avanti per tutta la partita, almeno fino a che il giovane e bravo Mohamed è rimasto in campo. Ma se ci voleva una prova dell'esistenza di una giustizia divina l'abbiamo avuta proprio al Franco Ossola. Al 34mo del primo tempo Mohamed Benhassen, proprio nel pieno della contestazione razzista, andava in gol con una splendida conclusione dal limite dell'area. Il giovane francese faceva una corsa disperata sotto il settore dei distinti (le curve erano chiuse), dove stavano assiepati i "Blood and Honour", a rivendicare con dignità e coraggio ciò che la stupidità e la grassa ignoranza non consentono di capire. Intorno a lui si raccoglievano tutti i compagni, nessuno escluso, compreso il portiere Castelli, a proteggerlo con uno scudo di affetto e solidarietà.
Al Franco Ossola abbiamo assistito anche ad un secondo miracolo, forse ancor più bello del primo. "Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti ", diceva Martin Luther King. Ebbene al Franco Ossola gli onesti hanno parlato, la società civile ha rotto un silenzio pesante, accompagnando con gli applausi ogni azione di Mohamed, bella o brutta che fosse, coprendo di fischi e ricacacciando indietro, con determinazione, l'urlo razzista proveniente dai dirimpettai "Blood and Honour".
Chissà cosa avrà pensato Mohamed Benhassen 20anni,appena arrivato in città dalla bella, solare e accogliente Provenza francese. Chissà cosa dirà agli amici, ai parenti o ai giornalisti d'Oltralpe. Qualcuno ha affermato che il giovane calciatore non si è nemmeno reso conto di ciò che è successo perché non parla bene l'italiano. Resta però negli occhi di tutti i presenti quella corsa disperata dopo il gol, quella rabbiosa voglia di affermare la propria dignità.
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