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Como: caos dopo il derby con il Varese
04 Dicembre 2019 - letto 663 volte

I fatti risalgono alla giornata del 14 gennaio 2018, un pomeriggio di caos e disordini a seguito del derby Como Varese in programma allo stadio Sinigaglia. Quel giorno l’intera zona attorno allo stadio, compresi viale Fratelli Rosselli e viale Masia, venne sequestrata da gruppuscoli di ultras azzurri che inscenarono una manifestazione prima dell’arrivo dei tifosi del Varese e alla loro ripartenza, al termine della partita.

Scene di guerriglia urbana, con l’accensione di torce e fumogeni. E l’aria squarciata da urla e cori da stadio, mentre i reparti antisommossa di polizia e carabinieri cercavano di contenere l’onda d’urto di tutte quelle persone, di fatto un corteo in mezzo alla strada, con la viabilità paralizzata e i bus fermi.

Fatti per i quali appena tre settimane dopo la Questura di Como aveva emesso 25 divieti di accesso a manifestazioni sportive (daspo), a carico di altrettanti tifosi del Como.

Ma la Procura aveva anche aperto una inchiesta su quello che era successo quel pomeriggio, per appurare fatti e reponsabilità in capo ad ognuno dei partecipanti a quella che era sembrata come una vera e propria sommossa. L’inchiesta si è conclusa ed è arrivata sul tavolo del giudice per l’indagine preliminare Maria Luisa Lo Gatto, che ha firmato 24 decreti penali di condanna a carico di altrettanti soggetti, riconosciuti sulla base delle fotografie scattate dagli agenti della Digos e dai video che sono stati allegati al fascicolo dell’indagine. Si possono definire tre posizioni differenti, sulla base dei reati contestati ad ognuno: per venti persone il rilievo è di avere partecipato a corteo non autorizzato e di avere interrotto un pubblico servizio (i bus fermi). Sono condannati a pagare un’ammenda di 4.500 euro.

A due, oltre ai due reati di cui sopra, di avere anche acceso torce e fumogeni, un reato specifico previsto dalla legge sugli stati del 1989: ammenda da 6.850 euro. Infine ad altri due contestato il reato di resistenza a pubblico ufficiale brandendo un fumogeno. Il conto presentato è di 6.750 euro.

Tutti i destinatari dei decreti penali di condanna hanno ora quindici giorni per presentare opposizione o chiedere la sospensione del procedimento penale, con la messa alla prova.

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