Ultras Lazio...in my way!
26 Marzo 2003 - letto 3568 volte Ho sempre sostenuto che noi non siamo una tifoseria, ma un popolo. Non è solo l’amore per quella maglia che ci unisce…. C’è anche qualcos’altro. Quando il mio sguardo si incrocia con quello di un altro Ultras Laziale un lieve sorriso di soddisfazione modifica i lineamenti del mio volto. Non saprei spiegarvi i motivi, non lo so, forse sarà perché ogni volta tra me e me scommetto che le sue avventure sono state anche le mie, i suoi litigi uno contro tutti a scuola, nel lavoro e nella vita erano anche i miei. Immagino che anche lui, si sia trovato nel percorso della sua vita quasi a soccombere dinnanzi a tanta ostilità, e che anche lui, si sia appigliato al pensiero che da qualche parte, c’era un altro manipolo di fratelli che lottavano anche loro contro questa ostilità. E questo dava la forza per rimanere in piedi. La forza per continuare a vivere “contro” queste ostilità. Ostilità che si manifestavano, e che si manifestano, ognuna con caratteristiche diverse. Ad esempio c’era, c’è, la stampa…. Quella che dedica prime pagine per parlare di un Ultras arrestato, pagine dove getta fango sulla sua persona, sulla sua vita, e a volte, gode anche nello sbeffeggiarlo, il malcapitato. Intere pagine, interi articoli, interi articoli senza firma. Eh si, la firma si omette sempre, in questi casi. Questo è il consiglio dei capomastri, perché se infami un uomo, stai pur tranquillo che quell uomo vorrà sapere da quale pulpito arrivano tali infamie. Poi magari, lo stesso giornale, lo stesso giorno, dedica due righe per i pedofili liberi, anzi liberi e lavoratori. Magari anche guidatori di pullman per ragazzi. Altra forma di manifestazione ostile, è quella della gente, dei benpensanti. Quelli che soggiogati da stampa e tv, ti criminalizzano a prescindere. Perché i mass-media hanno deciso che tu sei il cattivo. Sempre. E allora lo decidono anche loro. Però parlano senza le conoscenze, perché non sanno i veri motivi che ci spingono ad essere come siamo, hanno il cervello appiattito oramai, e quindi, ultras=violenti. Non arrivano oltre. Classico esempio di dove e quando lo Stato ha vinto. Altra gente ostile, ed è ancora più brutta questa manifestazione di ostilità, è quella che ti ritrovi vicino, magari anche allo stadio (non in curva ragazzi, non temete) con la sciarpa che mostra gli stessi colori della tua. Poi però, un giorno si schierano contro, li vedi passare davanti la sede, che ti insultano, ti schifano mentre sono ai piedi di un corteo organizzato per creare ancora più violenza. Agiscono nell’ombra. Da veri Ultras, la differenza però è notevole rispetto ai Noi. Noi agiamo nell’ombra perché c’è chi lavora per toglierti la tua libertà, loro, agiscono nell’ombra perché non hanno il coraggio di venirti di fronte. Anche Internet lenisce la codardia, e lo sappiamo bene. Ultima manifestazione ostile è la repressione. Ossia quando indossare una divisa autorizza comportamenti che altrimenti non sarebbero tollerati. Puoi fare tutto, con questa divisa. Puoi menare, tort urare, puoi diffidare, arrestare. Puoi ferire, e anche elimi nare. La indossano uomini con poco onore, una volta che loro stessi se la tolgono, questa divisa, cambiano anche comportamento. Non ci vengono più incontro. Non ci affrontano. Talvolta risultano amichevoli e docili. Loro ci vogliono elimi nare, ma non possono sempre farlo, e allora ecco che ti rinchiudono da qualche parte, e buttano la chiave. Utilizzano le sinergie che hanno con stampa tv e benpensanti per far cadere nel dimenticatoio la cosa. Quando serve. Ecco, in questi giorni, per tornare al discorso iniziale, penso sempre a quei miei fratelli. Rinchiusi. Con la chiave gettata lontano. Quelli che modificavano i lineamenti del mio viso ogni qual volta capitava di incrociarci. Anche senza conoscerci. Io voglio andare a riprenderla quella chiave, voglio che siano restituiti loro i diritti di cui ogni cittadino gode. E voglio far sapere a voi, “ostili”, che non basta rinchiudere i miei fratelli per rinchiudere anche me. Il mio cervello. Non riesco a scorgere i loro corpi, le loro sagome, ma riesco in egual modo a percepire le loro vibrazioni. Le loro Idee. Perché le idee passano i muri, le sbarre…. Le idee non si possono rinchiudere. Riecheggiano e non muoiono mai. Avete già perso la vostra battaglia. Chi lotta per quello in cui crede, ha già vinto! A presto fratelli, maestri, il vostro pensiero moltiplica le nostre forze. LIBERTA’ Francesco Andrea Giorgio Riccardo Luis Patrizio Wladimir Sirio Gianluca Alessandro Massimo Fabrizio Gianluca Cortiletto Scintilla. Per Voi. Per Tutti. Ultras Lazio Alessandro Fonte: Personale Notizie correlate Lazio
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