Scudetto Lazio: Piazze invase dai tifosi, squadra a cena con brindisi
15 Maggio 2000 - letto 1759 volte La gioia in città E pensare che la giornata dei tifosi laziali era cominciata con un corteo funebre per la morte del campionato. Poi linvasione di piazza del Popolo, la cena della squadra e la festa al Circo Massimo ROMA Morte e resurrezione. Perché il giorno magico dello scudetto del Duemila inizia con un corteo funebre, una bara di cartone e bandiere a lutto. «Il campionato è morto» recitava la litania del migliaio di tifosi che da piazzale Flaminio si è avvicinato allOlimpico. Lentamente, per far notare lo spazio vuoto nella Curva Nord, ulteriore segno della disperazione laziale. La resurrezione arriva quando nel silenzio irreale dellOlimpico, esplode lurlo per il gol di Calori. Stupore e incredulità avvolgono i laziali, unansia da vittoria che lievita fino alla fine dellincontro di Perugia. Cosa fare? La domanda rimbalza sugli spalti. Lo scudetto non era previsto, la tenue speranza era lo spareggio, la folla di biancazzurri è allo sbando, il tamtam invita tutti a piazza del Popolo, poi si vedrà. Che fare? Intanto urlare, gioire, cantare, strappare le zolle dellOlimpico per avere un ricordo di questo giorno incredibile, friabile testimonianza dellabbattimento del muro dellingiustizie e dei soprusi. Esplode anche il Sistina dove Enzo Garinei recita «Un mandarino per Teo». Lattore laziale annuncia lo scudetto durante lintervallo dello spettacolo: applausi a scena aperta. Poi piazza del Popolo si colora di sciarpe, striscioni, bandiere tricolori e biancazzurre, maglie del proprio eroe laziale per intere famiglie, cani compresi. Prevalgono i «nestiani» fedeli al capitano, seguiti dai fan di Salas, Veron, Mancini. Qualche nostalgico sfoggia quelle di Vieri e Signori: «Siano rimasti indietro, ma poco importa» si giustificano due genitori mostrando la minimaglia del figlio targata Salas. Canti, slogan, battutacce per Juve e Roma, slogan affettuosi per il grande Simeone. «Lazio tu sei la meio e non ce vonno sta» cantano in coro, mentre un cartello improvvisato avverte: «Godo». Alle 21 la piazza è gremita, si balla e si canta dentro la fontana che racchiude lobelisco Flaminio, il più antico di Roma, innalzato davanti al Tempio del re Sole dal faraone Ramsete, nel 1200 a. C. Si esagera: qualche vetrina va in frantumi in via del Corso. La polizia tenta di portare la calma con qualche lacrimogeno, mentre la festa si dilata verso piazza Venezia. La squadra e i dirigenti, intanto, si appartano in cima a Montemario, a cena nella Casina di Macchiamadama. Una magnifica villa dalla quale si domina il palcoscenico del trionfo, quello dellOlimpico. A tarda notte il raduno al Circo Massimo: sotto i raggi di luna la splendida realtà sembra più vera. fonte: www.gazzetta.it Fonte: La Gazzetta dello Sport Notizie correlate Lazio
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