Roma-Lazio: passione, insulti e messaggi politici
09 Marzo 2003 - letto 3200 volte E Albertone mette d’accordo tutti Olimpico unito nel nome di Sordi. Poi passione, insulti e messaggi politici Il carisma di Albertone tiene unite le persone. Oppure: Albertone ch’è romano fa lo stadio molto umano. A conti fatti c’è stato, ieri all’Olimpico, l’effetto Sordi. Magari a tratti: un applauso unificante all’inizio, larghi momenti di serenità per una sessantina di minuti (dalle 18 alle 19) davanti alla scelta di spezzoni dai celeberrimi film dell’attore. Con quell’intercalare-tormentone - “Bboniiii, state bboniii" - che Sordi regalava dai maxischermi, conciliante, ammiccante, italiano, romanissimo. Poi, probabilmente per scelta, fitta comunicazione di striscioni in Curva Sud, quasi nulla nella pur adorna e imbandierata Nord. I romanisti hanno porto in abbondanza frasi caustiche o provocazioni fescennine (da “La vostra mentalità racchiusa in uno spot" a "Voi concepiti nelle case chiuse"; da “Er puma ve sdruma" a “Una società con i buffi per una curva di buffoni", “Dalle stalle a Cracovia er tanfo non cambia", eccetera). Intanto, dopo l’annuncio delle formazioni, due momenti di vera commozione: i fiori consegnati dai due capitani, Totti e Favalli, ad Aurelia, la sorella di Sordi (sugli schermi compariva, in contemporanea, lo stendardo di un anonimo ispirato con su scritto “Sordi eterno come Roma") e il minuto di silenzio chiesto (e ottenuto) in memoria del sovrintendente di polizia ferroviaria, Petri, ucciso pochi giorni fa sul tristemente famoso treno dove prestava il suo servizio. Gagliardìa nell’enorme telo bianco con sopra disegnate due figure - un romanista vittorioso che, pollice verso, preme il tacco su un laziale a terra, vinto - che la Sud ha srotolato, fra due ali di palloncini gialli e rossi, poco prima dell’inizio della partita. Alla base della Curva, un gigantesco striscione, lettere rosse su fondo bianco: “Ieri, oggi, domani, faccia a terra sotto gli occhi dei romani". E ancora, durante i primi scambi in campo, frasi per Albertone: “Sordi eterno come Roma". Sull’altro orizzonte, altra musica, fervori biancocelesti, sciarpe, vessilli, un solitario striscione nella parte alta della Curva: “Macinate i km, superate gli ostacoli, causa lavori sulla Roma-Napoli". O anche “Dal letame di Cracovia alle m... di Roma". Sventolìo di insegne ed urlo cosmico quando Stankovic, all’ottavo, portava in vantaggio i laziali. Ma dopo i rituali attimi di mutismo - giusto il tempo per incassare - la Sud riprendeva a incitare i giallorossi. I cori romanisti rifiorivano alti, guidati addirittura da un gruppetto di coreuti in piedi, davanti al muro umano arrampicato verso il cielo. La voce laziale, irrobustita dal gol, si faceva, col passare dei minuti, sempre più compatta. Nell’aria di scena, applausi e fischi, cuori in tumulto buttati a piene mani, da una parte e dall’altra, sul campo finalmente verde e ben pettinato. Intrecci frenetici di biancoblu e giallorosso sulla scacchiera regolata dal signor Messina. Pareti di concentrazione e sentimento praticamente dappertutto. Punte di apprensione al momento dei falli. L’affetto materno del popolo giallorosso si organizzava in respiro salvifico quando il Capitano, colpito da una ginocchiata involontaria di Couto, ha indugiato qualche momento a terra. Quindi, esplosione a sorpresa di striscioni “impegnati", in Nord, durante l’intervallo: un lungo elenco di mali della società e del potere paragonati alle cure legislative di cui è oggetto il calcio. Lo stadio, di partita in partita, rivela con forza crescente la propria valenza di gran teatro popolare. Molti giovani lo eleggono a giornale vivo delle loro opinioni, a tabloid delle critiche, a “mural" dei disagi, delle proposte, delle stigmatizzazioni, dei messaggi di solidarietà; a lettera collettiva che racconta certa dura filosofia metropolitana, certe dolcezze nascoste e scabre. Nello stesso modo rimane, per altri, il vecchio catino della passione. Da frequentare per viverci un tempo sospeso, unitario, comunque vero e ludico anche se fuori, purtroppo, soffiano venti di guerra. Lo ricorda uno striscione della Nord: Lady Usa non ci faremo mai ammaliare. Notizie correlate Lazio
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