Chiamare alla partecipazione in società dei tifosi attraverso un azionariato popolare per rendere ancora più di vetro la casa granata. E' questa la proposta scaturita dal socio-azionista Fabio Storchi. Un sostenitore speciale della Reggiana, non solo perché è tra i più importanti imprenditori reggiani ma anche per l'esperienza di presidente di Assoindustria. Una proposta-provocazione su cui vale la pena di riflettere per cercare un'effettiva applicazione.
Non si può parlare di azionariato popolare ma di affidare un «segmento» di azioni direttamente agli sportivi. In questo senso sarebbe un percorso innovativo nel contesto reggiano e anche nazionale.
CASA DI VETRO. Solitamente i tifosi vengono chiamati in causa quando la barca sta per affondare. E' successo, di recente, allo Spezia con una mobilitazione straordinaria che ha portato nelle casse spezzine seicentomila euro. Soldi utilizzati per pagare gli stipendi dei giocatori ma che non hanno evitato il fallimento.
Nel caso della Reggiana siamo al cospetto di una società sana, solida e con una proprietà rappresentata delle più importanti aziende private e cooperative. Sgombriamo, dunque, il campo dalla necessità di avere dai tifosi una ciambella di salvataggio. L'idea è quella di una effettiva partecipazione di tutte le componenti che animano il pianeta Reggiana, compresi i tifosi, quelli organizzati ma anche i frequentatori della tribuna.
Nessuna commistione tra società e mondo ultrà, sia chiaro ma l'idea che all'assemblea dei soci della Reggiana, dove si discute di budget, di bilancio preventivo e anche di costi di gestione, si possa sedere un rappresentante degli sportivi reggiani, è un particolare che può rendere innovativa questa esperienza granata.
IL CONSENSO. Questa proprietà fatta da imprese private e cooperative avverte la necessità di avere un profondo radicamento con la realtà reggiana. Un consenso che si misura con i risultati della squadra ma anche con la partecipazione dei reggiani.
Non a caso è una proprietà che è «scesa in campo» quando è stata invitata dal sindaco Delrio a svolgere un impegno civile per la Reggio sportiva. Nessuno era ed è animato dal sacro furore della passione sportiva. E' entrato in Iniziativa Tricolore, vi partecipa e si diverte (se la Reggiana vince) ma non ha l'imperativo di governare il pianeta calcio granata. Non molla la proprietà al primo che capita o tanto per fare un affare ma non ha mai disdegnato l'idea di passare la mano a nuove forze, possibilmente reggiane.
IL TESTIMONE. Questo è un tema che è stato d'attualità fino alla scorsa settimana quando sul tavolo di Iniziativa Tricolore c'era la proposta di Marco Ballotta ma tornerà, probabilmente, ancora d'attualità, forse con altri soggetti interessati. Il concetto che Iniziativa Tricolore porterà avanti sarà lo stesso: conosciamoci e poi si potrà fare un percorso assieme prima di passare il testimone.
E' però evidente che la «stanchezza» sta prendendo il sopravvento in alcuni protagonisti che auspicano un ricambio nella gestione. L'inserimento della componente «tifoso reggiano» potrebbe essere un segnale importanza, con un grande peso psicologico, politico e d'immagine. Certamente i quasi duemila abbonati sono un eccellente bigliettino da visita. E' un segnale di identificazione ma discorso diverso è poter avere tra i propri azionisti mille o duemila tifosi reggiani.
LE QUOTE. La fattibilità del progetto è abbastanza semplice e arriva anche nel momento giusto dato che la Reggiana ha deciso l'aumento di capitale e con ogni probabilità ci sarà almeno un 30, 40% di quote inoptate. Basterà creare una società che possa chiamare a raccolta i tifosi con una quota, ad esempio, di 100 euro per poter poi acquistare delle azioni della Reggiana. Bastano duecento o cinquecento tifosi per dare vita a questo progetto. Non è impresa impossibile, anzi è un'idea affascinante che Fabio Storchi ha lanciato e che tra i tifosi sta suscitando un vivace dibattito.
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