Razzismo? grazie castroboy-lazioultras
02 Marzo 2002 - letto 1268 volte Bisognerebbe avere il coraggio di insistere sul fatto che nella realtà le cose vanno diversamente da come le dipingono certi sciacalli della stampa e altri laziali che abboccano alla trappola. A sbagliare è chi ci criminalizza come tifoseria e chi ci squalifica per il solo fine di compiacere un'opinione pubblica totalmente avvelenata dalle esagerazioni e storture ideologiche e moralistiche propinategli tutti i giorni da anni. A sbagliare è chi ha varato norme che si fondano su interpretazioni arbitrarie e illegittime, infliggendo punizioni e gogne pubbliche ad un popolo, solo per i discutibili gesti di alcuni. Sarà pure una provocazione, ma io insisto sul fatto che il massimo segno di razzismo è un'artificiosa pietà e una moralistica commiserazione per la razza diversa. Un nero che in uno stadio sa affrontare ed accettare un hu-hu di scherno senza fare la vittima è una persona da stimare e maggiormente integrata e considerata. In una sfida il massimo rispetto si offre all'avversario combattendolo con tutti i mezzi, anche i meno condivisibili, il massimo disprezzo si arreca con la compassione spacciata per rispetto per un'altra razza. Uno dei motivi per cui ci si scalda tanto contro i cori "razzisti" è che qualcuno si vuole lavare le coscienza dal proprio razzismo vero e inammissibile a sè stesso. Non sto a negare che lo sprezzante dileggio basato sul colore della pelle può ferire chi lo subisce, ma va considerato sempre il contesto in cui ciò avviene, e cioè uno stadio, un cazzo di posto dove si insultano tremendamente i parenti degli arbitri, dove esiste un codice di comportamento diverso, un "carnevale "rituale dove ogni scherzo vale, e a chi tocca 'nse 'ngrugna. E' quest'analisi di tipo sociologico che è completamente assente, si prende tremendamente sul serio tutto, gli si dà la stessa valenza di un emendamento del governo sudafricano del '56, quando invece siamo dentro uno stadio, e se qualcuno ci crede agli huhu che fa, è un problema suo, dell'ambiente che frequenta e della sua educazione familiare, i veri luoghi dove operare per la convivenza di razze diverse su uno stesso territorio. Io per inciso gli hu-hu non li ho mai fatti e non li condivido, ma non per questo mi sento di giudicarli come un grave e pericoloso fenomeno di razzismo,tutt'al più come una bravata da stadio, amplificata dal branco e dal gusto di fare qualcosa di trasgressivo. Sono d'accordo sul fatto che ora vanno evitati perchè siamo "sotto scopa" e bisogna stasse zitti, però non mi piace questa storia. Non mi piace proprio che sotto il ricatto e la minaccia di squalifiche ci si debba tappare la bocca, per il bene della Lazio. Dovrebbe essere la coscienza individuale di ciascuno a dettare le regole del proprio comportamento, e ad essere consapevole del fatto che l'eventuale hu-hu non fa parte di un codice di correttezza sportiva ed umana. Con la repressione non si ottiene niente, soprattutto quand'è generica ed improntata al principio del provvedimento esemplare,una mostruosità del diritto. Qualcuno a cui non frega niente della Lazio e delle squalifiche potrebbe continuare a farlo, e allora cosa fanno, costringono i tifosi "buoni" (concetto ridicolo) a farsi giustizia da soli dentro lo stadio contro i tifosi "cattivi"?Continuano a squalificarci il campo per tutte le partite del prossimo campionato, fino a rendere ridicoli sè stessi, il campionato e le norme che lo regolano? Vi rendete conto che il nemico da combattere sono queste norme ingiuste e la stampa che in un ciclo autoriproduttivo di stronzate in cui ogni articolo pieno di stronzate prende a riferimento altri giudizi scritti su altri articoli altrettanto pieni di mistificazioni, e QUASI MAI su analisi basate su osservazioni scevre da pregiudizi su cosa realmente avviene e perchè, e SU ONESTE INTERPRETAZIONI SUL SIGNIFICATO di quanto avviene in uno stadio. La prova di quanto sostengo è nell’assoluta mancanza in tutti gli articoli e commenti che ci riguardano del prezioso strumento della comparazione, anche storica, su altri episodi simili. Comparazione che naturalmente smonterebbe molte tesi precostituite, e sgonfierebbe il pallone mediatico delle menzogne e della criminalizzazione. Questa disonestà è grave,gravissima, più degli huhu perchè proviene da chi detiene il potere della comunicazione, da chi appartiene ad ordini professionali, da chi ha responsabilità di governo. Queste persone possono creare mostri e autentiche discriminazioni razziale,quando rappresentano realtà distorte e le condizionano con i loro giudizi e comportamenti ignoranti. L'altro ieri a Livorno un ragazzo che stava lavorando con una troupe cinematografica è stato avvicinato da un gruppo di ultrà del Livorno che gli hanno imposto con le minacce di levare la sciarpa della Lazio da lui fieramente esposta sul camion delle attrezzature. Si è salvato da un’aggressione fisica solo perchè stava lavorando. Eh,bravi ragazzi, avete fatto giustizia, in tanti contro uno, facendo togliere con le minacce quella sciarpa simbolo di razzismo. Potete dormire tranquilli, eroici paladini dell'antirazzismo. Non vi siete chiesti chi era vile e violento in quella situazione, se era democratico e civile lasciare un tifoso libero di esporre la propria sciarpa e i propri colori. Anzi,avrete l'approvazione degli antirazzisti! In fondo,quel laziale se l'è cercata! Ma non vi fa sinceramente vomitare quest'ipocrisia? La vera vittima di questa storia adesso è il tifoso Laziale, globalmente fatto oggetto di Apartheid, con una mostruosa ed orwelliana operazione della stampa e dei media. Ma noi LazioUltras, fedeli lettori dell’Almanacco, leveremo sempre alta la nostra voce. Fonte: Razzismo? Notizie correlate Lazio
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