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PESCE D'APRILE DI SIMEONE AL DELLE ALPI. LA LAZIO BATTE LA JUVE E RIAPRE IL DISCORSO SCUDETTO
05 Aprile 2000 - letto 458 volte
Primo di aprile, è finalmente il giorno della partitissima. Una di quelle domeniche che possono valere la stagione, un risultato può decidere uno scudetto, la tensione è palpabile nei volti dei ventidue che entrano in campo. Degna cornice di pubblico al Delle Alpi : 60 mila spettatori riempiono le gradinate dell'impianto torinese. Presenti tra gli altri sul fronte juventino il presidente Umberto Agnelli e il tifoso d.o.c.Walter Veltroni. Eriksson, che ha ancora da cancellare nella memoria quel famoso Roma-Lecce 2-3 del lontano 1986 (la sconfitta contro i pugliesi ormai retrocessi costò lo scudetto alla Roma spianando la strada per il ventiduesimo tricolore ai bianconeri di Trapattoni), di partite scudetto ne ha perse fin troppe nell'ultimo finale di stagione, quando la sua Lazio riuscì a dilapidare sette punti nelle ultime otto partite. I biancazzurri, reduci dalla doppia brillante affermazione di Londra e del derby, arrivano motivatissimi a Torino, serve forzatamente una vittoria per riagganciare gli avversari in classifica. Mancano Marchegiani e Nesta infortunati, dentro Ballotta e Fernando Couto. La Juve arriva dallo sfortunato stop di San Siro, lo 0-2 col Milan firmato dagli errori di Inzaghi,Van der Sar e dello sciagurato arbitro Paparesta. Ancelotti recupera Conte in extremis e nonostante le precarie condizioni preferisce Tacchinardi a Zambrotta.
Scelta che si rivelerà errata.

Le emozioni non si fanno attendere. I primi dieci minuti sono di autentico forcing da parte degli ospiti che si proiettano con veemenza nella metacampo juventina collezionando una serie di calci d'angolo e rendendosi molto pericolosi con una conclusione centrale di Negro ben parata a terra da Van der Sar. La Juve reagisce e pian piano conquista metri a centrocampo. Inzaghi e Del Piero, pur non passandosi spesso il pallone, riescono sovente a trovare allargate le maglie della difesa laziale e in più di un'occasione mettono paura a Ballotta. Due conclusioni deboli di Inzaghi, un rasoterra centrale di Del Piero in corsa, un destro sotto traversa di Inzaghi neutralizzato in due tempi dal portiere laziale e una clamorosa occasione per Del Piero che di testa non riesce, contrastato da Couto, a ribadire in rete da pochi passi. Prima del finire di un bel primo tempo va segnalata una finezza di Simone Inzaghi che smarca in area juventina Nedved di tacco. Solo un miracoloso tackle di Iuliano in extremis salva la porta di Van der Sar.

La ripresa offre ancora tante emozioni, tanto agonismo, due squadre piuttosto accorte che si studiano e si sfidano pallone su pallone.
Superba la sfida tra Almeyda e Davids in mezzo al campo.
Il pubblico si diverte, ci sono frequenti capovolgimenti di fronte, il gioco scorre veloce nonostante il pressing alto portato dai due reparti mediani e le giocate apprezzabili non mancano, soprattutto quando a toccare il pallone sono Veron e Zidane, i due giocatori migliori al mondo nel loro ruolo. L'episodio che decide la gara arriva verso il 20° quando Farina commina a Ferrara il secondo giallo per un fallo su Simone Inzaghi.
Il fatto dell'espulsione in se non è particolarmente clamoroso perchè trattavasi di secondo giallo. Clamoroso, sconcertante e avvilente è che il signor Farina avesse comminato il primo giallo a Ferrara con sospetta facilità, sorvolato su un contatto in area laziale Mihajlovic-Inzaghi e, quel che è peggio, avesse lasciato Almeyda libero di martoriare Del Piero senza disturbarlo troppo con un rosso che era di lampante evidenza.
La Juve non ha il tempo di assestare le marcature che la Lazio, cinica al massimo, passa in vantaggio. Cross di Veron dai venticinque metri e zuccata precisa di Simeone indisturbato che insacca sul palo lontano.
Scudetto riaperto, per la Juve è notte fonda.
Le prodigiose "dieci contro undici" brillantemente superate contro Udinese, Lecce, Inter e Roma questa volta non hanno seguito perchè la Lazio è una signora squadra e sa difendersi caparbiamente.
Si assiste ad una mezzora finale un po atipica. La Lazio con un uomo in più gioca sistematicamente compressa nei propri trenta metri, la Juve con un uomo in meno schiaccia gli avversari come ne avesse due in più.
Ancelotti, al quale alcuni rimprovereranno di non aver inserito subito un difensore una volta espulso Ferrara, getta nella mischia Birindelli e Kovacevic nel tentativo di trovare nuove vie per la rete.
Ci prova Zidane con una punizione che Ballotta alza in corner, ci prova Del Piero quasi a colpo sicuro dal limite ma respinge una gamba di un difensore laziale all'ultimo, ci riprova Del Piero allo scadere con una deliziosa punizione dal limite ma Ballotta è superbo e arriva anche lì. La Lazio esulta al triplice fischio di Farina, ha colto a Torino un successo preziosissimo per morale e classifica, confermandosi corsara al Delle Alpi dopo i successi ottenuti contro i bianconeri (e senza contare gli scontri diretti di coppa italia dove la Lazio ha eliminato due volte du due la Juve )nella supercoppa italiana 98 (2-1) e nel campionato 99 (1-0).

Se la Lazio ha magistralmente fatto valere la potenza, l'agilità, la fantasia e il dinamismo di un reparto di centrocampo che può vantare nientemeno che Nedved, Conceicao, Veron, Simeone e Almeyda alla Juve restano a mio avviso due fondamentali conclusioni da trarre.

La prima, che reputo meno importante, è che sono tre domeniche che i bianconeri sono pesantemente danneggiati dalle decisioni dei direttori di gara. Reputo vergognoso il comportamento di tutti coloro che sputano sempre fango sulla Juve ogni volta che vince additandoci di potere, sudditanza, favoritismi, episodi e di arbitri asserviti o influenzati.
Com'è possibile che, dopo i danneggiamenti di Parma e Udine, sono capitati di fila altri tre match nei quali abbiamo perso punti anche per colpe non nostre? Dov'è finita la sudditanza? Dove si è perso il potere ? Chi ha visto gli arbitri asserviti alla Signora? Se avessimo alle massime cariche qualche presidente vittimista e perdente ai nostri servizi qualche giornalita fazioso e piagnone indubbiamente potremmo lanciare accuse al mondo parlando di campionato falsato e da sospendere.
Lo stile Juve mal si contempera con queste facezie. Si va avanti senza polemiche perchè riteniamo di non averne bisogno. Si vincerà o si perderà con dignità.

La seconda, più importante considerazione da fare, sono i nostri errori in fase di conclusione. Per un motivo o per l'altro, per rigori non dati, per mira imprecisa, per portieri che si improvvisano superman, per fuorigiochi, per gambe che spuntano e respingono palloni pericolosi o per negligenza, egoismo e precipitosità delle nostre due punte (Del Piero e Inzaghi per non fare nomi)sono tre domeniche che non facciamo un gol su azione e c'è doverosamente da comincaire a preoccuparsi.
Il problema della Juve, da inizio anno e forse anche da quello prima, risiede in un attacco che segna poco, troppo poco e quando lo fa riesce con troppa fatica a scardinare le difese avversarie, abbisognando un guizzo di Inzaghi, un assist di Del Piero, un'invenzione da prestigiatore di Zidane. Quando nessuna di queste tre condizioni si verifica arriva il nulla. Costruiamo gioco ma non segnamo. E, banalità, senza segnare le partite non si vincono, al massimo si pareggiano.
A Bologna pareggiare non basterà quasi sicuramente. Bisognerà risalire la china, fare gioco con più profondità e soprattutto ritornare al gol con la massima determinazione, per non compromettere il lavoro sodo di tutta una stagione e per non gettare alle ortiche uno scudetto che tutto il popolo bianconero considera ancora come suo meritato trofeo di caccia della stagione.

RAG DOLL
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