Pasqua 1975, assalto ai genoani "Da quel giorno tutto è cambiato"
23 Marzo 2005 - letto 3771 volte
Pasqua 1975, assalto ai genoani "Da quel giorno tutto è cambiato"
di:GESSI ADAMOLI
Del: 23-03-2005
I tifosi rievocano l´aggressione subita a Verona, sabato prossimo polizia e carabinieri in forze. Pippo Spagnolo ricorda la domenica violenta Oggi Cosmi a Pegli prova la formazione.
Trenta marzo 1975: Pasqua di sangue. Niente anticipo al sabato, Campana ed il sindacato sono solo ai primi passi. È il Genoa di Girardi, che parerà un rigore, e Arcoleo, di Pruzzo e Corradi. Gioca a Verona, stadio Bentegodi, e al seguito ha 5 mila tifosi. «Era stata una gita per le famiglie. C´erano donne e bambini, nessuno si poteva aspettare quell´agguato in piena regola», ricorda Pippo Spagnolo che era il presidente del Centro di Coordinamento dei club Rossoblù. La cronaca è quella di una guerriglia urbana. «E nessuno di noi - prosegue Spagnolo - era preparato ad affrontare tanta violenza. Tanto meno la polizia: trenta carabinieri al massimo. Ma in quegli anni non servivano, tra tifosi ci poteva scappare solo qualche scazzottata. Quel giorno ho visto le prime teste rasate e le croci uncinate allo stadio, stava cambiando il modo di andare lo stadio». Stravolta la "domenica della brava gente" (famoso film degli anni 60), il prossimo passo saranno i cordoni di polizia in divisa antisommossa e le gabbie dove confinare i tifosi che vengono da fuori. «Ma all´epoca era normale andare allo stadio senza troppe precauzioni - spiega Spagnolo - la polizia non si doveva preoccupare dell´ordine pubblico, al massimo si limitava a proteggere l´arbitro».
Che fosse una domenica diversa lo capiscono subito le prime avanguardie dei tifosi genoani scaricati dai pullman nel piazzale dello stadio. Scendono cantando "Verona godi, espugniamo il Bentegodi" e vengono accolti da razzi sparati da tifosi veronesi appostati in curva. Bisogna entrare nella mentalità di quel calcio, senza spranghe e catene, per capire lo stupore di chi non si aspettava quell´accoglienza. La battaglia si scatena alla fine di una partita che era terminata con un salomonico zero a zero. I tifosi genoani sono quasi tutti sui pullman quando arriva l´assalto delle squadracce travestiti da tifosi: vetri spaccati, urla di donne e bambini. E la polizia? «Era assolutamente impreparata ad affrontare un´eventualità del genere - ricorda Spagnolo - Il servizio d´ordine, per mettere in salvo la nostra gente, l´abbiamo dovuto fare noi tifosi». Al termine si fa la conta dei feriti: Chicco De Barbieri del Genoa Club Seport finisce al Pronto Soccorso con la testa insanguinata. Intanto i pullman, devastati e con tutti i vetri spaccati, possono finalmente riprendere la strada verso Genova. «Ero con mio padre - ricorda Pinuccio Brenzini, ora noto anchor man televisivo - Avevamo prenotato il pullman alla Viatur, l´agenzia di piazza Fontane Marose che all´epoca organizzava le trasferte dei tifosi genoani. Del nostro pullman si salvò solo il cristallo davanti, il rientro a Genova è stato un´odissea». Franco Martini del Genoa Club Ronco Scrivia confessa che da allora non è mai più voluto tornare a Verona: «Nemmeno per turismo».
Trent´anni dopo, ancora a Pasqua, il Genoa si ripresenta a Verona. Questa volta la polizia non sarà impreparata, il Bentegodi si è guadagnato infatti la poco invidiabile fama di stadio tra più a rischio d´Italia. L´ordine pubblico sarà garantito da centinaia tra poliziotti e carabinieri, nessun rischio per i 3 mila tifosi genoani al seguito. Intanto Cosmi questo pomeriggio al Pio contro la Nuova Albano (serie D), proverà la formazione da schierare a Verona: c´è da trovare il sostituto dello squalificato Bervi. In ballottaggio Lamouchi, Italiano e Rimoldi.
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