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la fede degli Ultras L'Aquila
16 Febbraio 2006 - letto 1208 volte
La recente storia dell’Aquila calcio sarebbe difficile da digerire per qualsiasi tifoso o sostenitore. Negli ultimi 10 anni due fallimenti hanno distrutto una società e i suoi tifosi, già abituati a sofferenze con gli ultimi tre campionati di C1 combattuti sempre nell’ultima posizione. Dopo il fallimento di due anni fa, lo scorso anno L’Aquila è stato l’unico capoluogo di regione e provincia a rimanere un anno senza calcio, con i tifosi oramai sconfortati e abbandonati al peggio. Quest’anno si è ripartiti dall’Eccellenza abruzzese acquistando i diritti di una piccola società con proclami di ammazzare il campionato, ma purtroppo non è stato così. Uno pseudopresidente cervellotico non è riuscito a organizzare una squadra degna di tale nome, la squadra è sprofondata a 2 punti dai play-out guidata da personaggi che non avevano niente a che vedere con il calcio, si è partiti con la prima in casa pareggiata 0-0 con L’Alba Adriatica cosa da sentirsi male.
La stagione degli ultras è stata invece, come al solito, inversamente proporzionale al cammino della squadra, si è iniziato con una trasferta in pullman a Francavilla (PE sud) per la prima partita di Coppa Italia con scontri nei quali abbiamo saggiato che i nostri ultras erano ancora vivissimi e pronti a tutto anche nei campetti di periferia. Nelle prime partite di campionato in casa si arrivava al paradosso di avere più ultras in curva che pubblico presente, nelle partite importanti si è arrivati tranquillamente alle 1500 presenze… magari partite importanti è un po’ esagerato visto che ci si giocava al massimo un secondo-terzo posto con squadre chiamate “Valle del Giovenco” o “Cologna Paese”. Il Periodo nero, cominciato dai primi di novembre ha portato la squadra a ridosso della zona play out e qui si è vista veramente la fede incrollabile degli ultras. Si è deciso per uno sciopero nelle gare casalinghe, ma in trasferta la presenza è stata sempre assicurata. Certo il numero rispetto alle prime uscite è sensibilmente diminuito, magari alle prime fuori casa si trovavano anche 150/200 tifosi aquilani, poi con le sconfitte si è diminuiti e tranne rarissimi casi ci si è trovati in trasferta sempre in una cinquantina, cosa abbastanza rara per una squadra da play out di eccellenza. In queste partite, in queste categorie si è riscoperto veramente lo spirito ultras, la goliardia e trovarsi in compagnia di 50 altri pazzi come te che vedono la tua squadra perdere per 2 a 0 a Guardiagrele è un qualcosa che va oltre la categoria e la vittoria. Il campionato ci ha visto poi rimetterci in sesto con 5 vittorie consecutive che comunque ci hanno tenuto distanti dalla zona play off 4 punti, l’entusiasmo si è un po’ riacceso e si è riniziato ad andare in trasferta anche con trecento persone che sinceramente per un settimo posto in eccellenza non sono poche. Rimane adesso la speranza di agguantare i play off, di poter dimostrare il valore degli ultras in categorie più degne, anche se oramai da tifosi aquilani ci siamo abbastanza abituati a soffrire. Resta la soddisfazione di aver onorato anche questo campionato quasi concluso, appendendo gli striscioni in campi in cui magari non c’è neanche lo spazio, in campi in cui dimostrare mentalità è dura soprattutto se messi alla prova da gente che ti sventola in faccia la sciarpa o la bandiera del Pescara o che ti provoca in tutti i modi, persone che potresti far tacere tranquillamente data la mancanza di forze dell’ordine e con la gente che ti porti dietro. Tifoserie buone nel campionato regionale abruzzese magari ce ne sono pure, niente di trascendentale ma sono comunque da elogiare perché comunque Roma o Pescara per la serie A o B sono vicine. Questo scritto va dedicato soprattutto a quella decina di diffidati che hanno dato tutto alla causa rossoblu e che adesso sono ancora fuori che soffrono per una società che al massimo ci può regalare un Eccellenza risicata.
Comunque per chiudere e per esperienza personale queste categorie non sono da buttare, in serie C1 come in eccellenza le persone su cui puoi contare sono sempre quelle, mi fa piacere che qui all’Aquila si sia creato un nutrito zoccolo duro su cui puoi fare affidamento per l’onore della tua città sempre, anche quando ingoi merda da oramai troppi anni. Non necessariamente l’essere ultras è per forza la serie A o la serie B, certo resta il rammarico di aver perso l’occasione di metter piede al S.Paolo di Napoli o al Ferraris di Genova, di non poter vedere all’opera queste tifoserie, ma sventolare la tua sciarpa o la tua bandiera rossoblu a Ripa teatina ti dà comunque soddisfazione… la soddisfazione di essere ULTRAS PER L’AQUILA.
Tale articolo, dopo la chiusura di tutti i muri e i siti relativi alla nostra squadra è scritto a titolo strettamente personale
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