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Istanza di fallimento contro la Lazio
02 Agosto 2003 - letto 2116 volte
E' del Manifesto di oggi (www.ilmanifesto.it)

De La Pena bussa in casa Lazio
Terza istanza di fallimento per la società biancazzurra che non ha mai saldato i debiti col giocatore
MARCO LIGUORI
SALVATORE NAPOLITANO
Lunedì 11 agosto: è il giorno fissato dal Tribunale di Roma per discutere dell'istanza di fallimento della Lazio presentata ieri da Ivan De La Pena. E' il nuovo fronte aperto dopo la vicenda Cirio: la liquidazione del gruppo alimentare ha fatto svanire il recente accordo di compensazione tra crediti vantati dalla società biancoceleste per 49,2 milioni di euro e debiti per 38,5 milioni, mettendo a rischio i primi ma obbligando a pagare comunque i secondi. A ben vedere, gli avvenimenti attuali non rappresentano una novità, ma sono la fotocopia di ciò che accadde l'anno passato: l'aumento di capitale (55 milioni nel 2002, il doppio quest'anno) garantito dalla banca d'affari del gruppo Capitalia, Mcc (il cui presidente è il numero uno della Federcalcio, Franco Carraro), l'iscrizione al campionato nonostante conti in profondo rosso, il debito verso il calciatore spagnolo non ancora saldato con la conseguente mancanza della liberatoria prevista dalle norme federali. La cifra ancora in gioco non è elevata: in tutto circa 2,8 milioni di dollari. Ma la vicenda si trascina dal febbraio 2001, quando De La Pena ottenne un decreto ingiuntivo per circa 3,32 milioni di dollari. Vi fu un accordo con la Lazio basato sulla ripartizione del dovuto in quattro rate: non fu rispettato e portò alla prima istanza di fallimento del 29 luglio 2002. Da poco meno di un mese, De La Pena non era più laziale, essendo il suo contratto scaduto il 30 giugno. L'atto fu ritirato in seguito all'accordo siglato il 2 dicembre. Ma la Lazio fu ancora inadempiente: la seconda istanza fu presentata il 3 febbraio 2003. Una nuova transazione fu stipulata con il neo amministratore delegato Luca Baraldi. Ma il risultato non è stato dissimile da quelli dell'epoca di Sergio Cragnotti. Sono stati pagati circa 500mila dollari, poi più niente. Il particolare curioso resta la mancata liberatoria di De La Pena al termine della stagione agonistica 2001-2002: è il documento, con il quale ciascun calciatore garantisce di essere stato regolarmente pagato, necessario per l'iscrizione della sua squadra al campionato. Nel caso della Lazio, evidentemente no. Quanto all'indebitamento, resta alto: come comunicato alla Consob, al 30 giugno i soli debiti finanziari e quelli verso tesserati, Erario ed Enti previdenziali erano saliti a quota 219,7 milioni di euro da 199,8 di fine maggio. Quello verso il Fisco per Irpef non versata ammonta a 91,2 milioni, 77,5 dei quali già scaduti. Si badi bene che non si tratta di tutto l'indebitamento, perché, ad esempio, non figurano le somme dovute a società calcistiche e ad altri fornitori. In tale calcolo non sono stati però contabilizzati gli effetti positivi derivanti dall'aumento di capitale. Ma se la barca galleggia ancora è perché gli agganci della Lazio con il potere calcistico, già solidi, si fanno sempre più intensi. Il neo vicedirettore generale della società biancoceleste, Giuseppe De Mita, figlio di Ciriaco, si è dimesso dall'analogo ruolo ricoperto nella Gea World, società che detiene la procura di circa 150 tra calciatori e allenatori di serie A e B, il cui presidente è Alessandro Moggi, figlio di Luciano, direttore generale della Juventus. Ma lo stesso De Mita è fresco azionista della Gea: dunque, un nuovo conflitto di interessi. La fiduciaria Romafides, che proteggeva un socio misterioso, è svanita come per incanto. Troppi gli interrogativi sulla sua identità, giunti perfino nell'aula del Senato.
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