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Genoa-Doria vista da Lele
23 Aprile 2003 - letto 4841 volte
Terzo Genoa-Sampdoria consecutivo, sempre con Alberto e questa abbiamo ragionevoli certezze di non restare fuori come all’andata. In ogni caso si decide di partire con largo anticipo, non si sa mai.
Traffico quasi zero lungo la strada ed alle 16 siamo già fuori lo stadio genovese, non male se si pensa che in meno di tre ore abbiamo masticato nell’ordine: i km tra hinterland orobico-milanese e Genova, uno spuntino all’autogrill e l’invidia per non avere sottocasa qualcosa che somigli all’Umbrella calzature shop.
Comincia a radunarsi gente intorno a Marassi ma i nostri amici genovesi se la prendono giustamente con più calma, per cui bighelloniamo un po’ per la città, infilandoci in strade più o meno trafficate e comunque variamente imbandierate (Genoa, Samp, Pace, ecc.). Incrociamo altri tifosi che vanno in direzione opposta, il clima è sereno sotto tutti i punti di vista.
Verso le 17 scatta il nostro primo incontro, Aldo come sempre è stato squisito nel trovarci i 2 “Distinti” che gli avevamo chiesto e quindi torniamo allo stadio. Ora l’attesa è con un amico doriano degli Ultras, lo aspettiamo nella strada che costeggia il Bisagno e sbocca proprio sotto la Sud e vediamo che lo spettacolo è già iniziato. La folla blucerchiata si attarda fuori dai bar, invade la strada con assoluta disinvoltura e comincia il riscaldamento delle corde vocali, aprendosi e chiudendosi al passaggio di qualche genoano che, sapendo di essersela cercata, la attraversa assorbendo rassegnato slogan, canzoni, sfottò. Tutto comunque nei limiti della goliardia, se qualche mano si allunga è solo per sottolineare le forme conturbanti delle migliori ragazzè rossoblù di passaggio. Insomma se la ridono tutti, soprattutto chi, a titolo più o meno personale, è ospite dei doriani: vedo qualche atalantino, spezzini, veronesi, numerosi come sempre gli Ultras Marseille.
Appena verificato che mi hanno accettato l’accredito da fotografo riesco piazzare il mio biglietto, concordando volentieri qualche euro di sconto e smerdando un bagarino professionista. L’amico doriano lo perdo subito di vista, “er manovella” genoano risulta irraggiungibile al cellulare ma prima di entrare facciamo lo stesso un giro sotto la Nord. Il clima è decisamente diverso, di entusiasmo se ne respira poco ma di orgoglio, quello sì. C’è meno gente ad aspettare di entrare, in compenso quando metto piede in campo vedo che la Nord è decisamente più piena della Sud.
Come da copione, le due sponde ingannano il tempo scambiandosi cori e striscioni di sfottò. A differenza degli altri maggiori derby sembra mancare, sotto questo profilo, una regia centrale: gran parte delle iniziative appaiono il frutto di piccoli gruppi o addirittura di singoli tifosi, armati di bandiera a due aste personalizzate per l’occasione.
Nondimeno meritano di essere citati i migliori messaggi, a cominciare dalla curva genoana, sotto la quale passo il primo prepartita. Più o meno in ordine cronologico spuntano: “ERG: Errato Ritenervi Genovesi”, “Benvenuti a Genova: voi di dove siete?!”, “+ bonza – benza” (o viceversa), “… ora avete la benzina: datevi fuoco”, “Doriano belino il tuo sangue è il nostro vino”, “Non siete in questura, potete anche cantare”, senza poi dire di quel “Gabba Gabba Genoa” che non so perché mi piace proprio tanto. Non manca uno striscione che omaggia una ragazza del Doria ed un altro, altrettanto significativo, “Leggi speciali, nemmeno ai criminali”. Anche i distinti, regno del Centro di Coordinamento e soprattutto dei “Figgi da Zena”, fa la sua parte: la partenza è all’insegna dell’ironia (“Non si può essere gelosi di servi vERGognosi” e “Uno stadio in periferia per voi tifosi di 3^ categoria”) ma successivamente si sconfina nella lussuria (“Salutate vostra sorella capolista di questa cappella” accompagnato da un disegno lungo così), il tutto contornato da un più generale “No alla guerra”.
Cambio postazione proprio mentre dal megafono sento cominciare i preparativi per la coreografia dei grifoni e quando arrivo sotto la Sud riesco a capire cosa c’è sotto quel bandierone blucerchiato che scende dall’anello superiore: è un enorme pupazzo (cartapesta, legno, polistirolo, boh) che riproduce il vecchio marinaio, classica icona doriana, a grandissime dimensioni (ci vorrà poi tutto il primo tempo per consentire a pochi eroici di smontarlo pezzo per pezzo). Anche qui si urla e si suda per preparare tutto in tempo, ma intanto si alzano qua e là i messaggi per i cugini: “8 anni di B e ancora parlate!!!”, “Sei come l’erba grama: hai 110 anni e non muori mai!”, “A –20 C geli”, “Genoani manco li cani”, “Un presidente giocattolaio per un popolo di burattini”, “Giochi Preziosi” (con Olivia genoana inginocchiata davanti a Bracciodiferro doriano), “A noi brucia la gola a voi il Culo”, “No match”, “Grazie per esserCi venuti A salutare”, “Soffro di vertigini” e “Sopra di noi solo Dio”. Il più bello forse è anche il meno leggibile e, piuttosto in piccolo, ha scritto “L’unica cosa bella della Nord è che si vede la Sud”. In zona Ultras Tito si segnalano anche un “Ultras no politica” e “A voi i soldi, a noi la repressione”, parzialmente coperto dall’immancabile striscione dei Marsigliesi.
Entrambi tendono a sprecare poco fiato prima del match e quando si avvicina l’ora X si aprono le danze delle coreografie.
I Genoani puntano tutto su orgoglio e tradizione, proponendo un mix tra carta riflettente rossa e blu e fuochi artificiali dal fossato, mentre all’anello superiore una serie di grandi bandiere vecchio stile (ricordate gli sfondi di Giorgio Bubba a 90° minuto?!) fanno da contorno al lungo striscione “La differenza è una: noi vinciamo perché esistiamo, voi esistete solo se vincete”. Appendice nei distinti con bandierone a sipario e sciarpata.
Sicuramente più spettacolare, accurato e difficile lo show doriano: al ritmo di “Ciao Grifone ciao” la curva prima si sbraccia, poi smaschera la scultura e si colora di blucerchiato con bandierine. E mentre anche il marinaio muove il braccio in segno di saluto, in basso uno striscione affonda il colpo impietosamente: “Questo non è un arrivederci ma un addio”.
La partita la seguo proprio sotto la Sud, mi ero promesso di rivederla e studiarla da vicino dopo l’indimenticato e spettacolare Como-Doria dell’anno scorso. Le cose peraltro si mettono subito bene per i blucerchiati, che vanno presto in vantaggio e controllano agevolmente la partita. Da dietro la porta mi si apre un orizzonte di notevole suggestione, specialmente quando i doriani alzano le mani al cielo per poi seguire il ritmo all’inglese. Fermo restando un repertorio canoro di grande qualità, capace di mescolare tradizione e “ricerca”, non sono del tutto convinto dal “volume”, dato che più volte la voce del vocalist dei Fedelissimi prevale sulla coralità. Nel secondo tempo la cosa migliora, ma rimane qualche perplessità.
I genoani li sento solo 2-3 volte ma si nota un movimento continuo e compatto per tutto il primo tempo, ed un amico che era sotto la loro gradinata mi conferma che, eccetto il trauma del goal, il tifo non è mancato (a sua volta lui ha sentito poco i doriani). Un autentico muro quelle sciarpe rossoblù alzate verso la fine del secondo tempo, i colori si fondono creando un unico ed indistinto ondeggiare. Ma i blucerchiati non si fanno distrarre ed anzi la mettono dentro, ancora una volta, proprio sotto la Nord: il Genoa sul campo non esiste o quasi, e in derby la cosa è particolarmente grave.
Non è un caso, credo, se le torce genoane ad inizio ripresa prima producono un’infernale torciata, e poi si dilungano per almeno una decina di minuti sul terreno di gioco, costringendo l’arbitro a ritardare l’inizio. Con buona pace di Preziosi, aspirante presidente seduto in tribuna, che avrà subito capito che non è una piazza che si lascia incantare, stufa com’è di promesse e parolai.
Il secondo tempo non lascia quasi traccia sul piano del gioco, serve più che altro per marcare le differenze finali anche nella partita del tifo. Calano, inevitabimente, i genoani, mentre la Sud festeggia con allegra spudoratezza e il suo “forza Sampdoria portaci via da questa merda di categoria” comincia ad assumere anche i connotati della certezza, non solo della speranza. Che importa se in basso accendono a torce e barattoli in ordine sparso, ci sta anche sul finire di gara una cartata dagli Ultras, che dopo l’effetto cascata lascia però qualche gola affumicata. Né i pompieri a bordo campo si adoperano più di tanto per mettere fine ai focolai nel fossato.
Al triplice fischio la Nord si svuota rapidamente, mentre i doriani si attardano senza fretta a salutare la squadra e a cantarle ai cugini: un anno con tre derby vinti merita i tempi supplementari del tifo, mica capita tanto spesso!
All’uscita c’è tempo e voglia per mangiare qualcosa prima di rifare il viaggio di ritorno e di nuovo è facile imbattersi in compagnie di tifosi avversari che si mischiano senza problemi. Ho poi letto degli scontri, ma per quanto ho visto personalmente posso solo sperare che il derby non manchi a lungo in questa città.

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