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Fatti di Verona - Brescia
05 Ottobre 2005 - letto 2424 volte
Il questore non si piega agli ultrà «La lettera dei bresciani per noi è anonima, abbiamo agito come dovevamo»

CALCIO E VIOLENZA BENTEGODI BLINDATO
Continuano le polemiche dopo la guerriglia che ha visto protagonisti i tifosi del Brescia e del Verona. La missiva spedita al ministro dell’Interno su presunte irregolarità della polizia non preoccupa Merolla che ribadisce il comportamento corretto

di Alessandra Vaccari
Gli ultrà di «Brescia 1991» scrivono al ministro Pisanu denunciando violenze subite dopo Verona-Brescia, ma il questore scaligero rispedisce le accuse al mittente, sottolineando che per lui, quelle cinque pagine di scritto restano una «lettera anonima». «Se i tifosi ritengono di aver subito ingiustizie e aggressioni che sporgano denuncia all’autorità giudiziaria, che indichino i fatti e le circostanze», replica il questore Luigi Merolla, «noi non siamo qui a dire che le cariche non ci sono state. Ma sottolineiamo che sono avvenute dopo che per un’ora e mezza i tifosi hanno tenuto bloccato quattro binari ferroviari, dopo che erano stati invitati a tornarsene a casa, ma hanno risposto che non sarebbero saliti sul treno se noi non avessimo rilasciato gli ultrà arrestati. E noi con questa gente non trattiamo». Merolla continua spiegando che se è possibile trattare con persone che bloccano strade e ferrovie perché hanno perduto la casa o protestano per la chiusura di una fabbrica, non altrettanto si può fare con altri che prima hanno sfasciato i bagni della curva ospiti. Non è morbido il questore. E nemmeno intimorito o preoccupato per la lettera che i tifosi bresciani hanno inviato al ministro dell’Interno. «Credo che gli ultrà abbiano sulla coscienza anche lo stato di salute del loro compagno rimasto gravemente ferito a causa di un lancio di pietre. E quelle non le hanno certo lanciate i poliziotti. Potremmo anche noi fare una denuncia, lunga altrettanto, indicando con precisione tutto quello che è successo quel giorno. Ci sono anche i filmati. Se questi tifosi fossero stati in buona fede, dopo la prima carica sarebbero saliti sui treni e se ne sarebbero tornati a casa. Il tutto sarebbe durato al massimo dieci minuti, non un’ora e mezza, ma non sono santarellini. Con il loro comportamento hanno messo in pericolo anche i passeggeri in transito, quelli che attendevano di salire sui treni. A Verona entrambe le tifoserie si erano recate allo stadio con il chiaro intento di creare guerriglia e lo hanno dimostrato fin dall’inizio, i bresciani arrivando allo stadio senza biglietti nominativi, i veronesi nascondendo in punti strategici spranghe e razzi, anche molto pericolosi. Abbiamo chiuso un occhio, anche se era evidente la sfida alle nuove norme e alle forze di polizia. C’erano anche quelli senza il biglietto. E quelli non li abbiamo fatti entrare allo stadio. Così per solidarietà sono rimasti fuori anche gli altri, a dimostrazione di quale fosse lo spirito che li animava e quale fosse il loro interesse per la partita che si stava disputando. Noi siamo a posto. Abbiamo agito come dovevamo e siamo tranquilli». Sabato 24 era stato un pomeriggio di guerriglia, arrivato dopo una settimana di tentativi di «conciliazione» sugli orari in cui giocare. Il quartiere Stadio è purtroppo abituato a cariche, lanci di sassi e bottiglie, auto sfasciate, al punto che chi non ha il garage, il giorno della partita lascia l’auto lontano da casa. E fino a sera c’erano stati problemi, facendo sì che la partita che doveva essere l’evento clou perdesse d’importanza. Sull’argomento era intervenuto anche il sindaco Paolo Zanotto che da sempre s’era opposto a concedere il Bentegodi prima delle 19, sostenendo che le partite e le inottemperanze dei tifosi avrebbero ulteriormente messo in difficoltà i residenti.I passaggi del documento che denunciano l’aggressione

LE FRASI

Ed ecco alcuni dei passaggi del documento inviato da «Brescia 1911» al ministro Pisanu e per conoscenza ai sindaci di Brescia e Verona. «A Verona i problemi sono nati quando ci siamo accorti che una decina di tifosi era sprovvista di biglietti, ma eravamo disposti ad acquistarli, perché conosciamo le norme, quindi abbiamo deciso di svuotare il settore ospiti e di non vedere la partita tutti insieme». «Le sorprese maggiori ci attendevano in stazione, non le descriviamo nei minimi particolari perché vi vorrebbero pagine e pagine per raccontare la disperazione, l’impotenza, l’umiliazione, la rabbia che ci ha investito assieme a manganellate e sassi. Non c’è stata possibilità di reazione per la violenza improvvisa». E ancora: «Ci sono stati agguati dieci contro uno contro ragazzi finiti letteralmente sotto il treno per cercare rifugio, spray al peperoncino usato senza ritegno contro le nostre donne e i bambini, provocazioni verbali e oltraggiose nei confronti delle nostre madri e delle nostre donne». Gli ultrà parlano di azione premeditata condotta da più fronti, coordinati dallo stesso dirigente che si sarebbe rivolto agli argenti urlando: «Massacrateli fino a quando non vi dico di smettere». I tifosi sostengono di aver invaso i binari soltanto per scappare alle cariche.

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