Enza Negroni racconta il suo ultimo film sugli ultrà del Bologna
10 Febbraio 2003 - letto 1753 volte Solo autentica passione Una curva alla ribalta La curva come spaccato di vita, con le sue ricchezze e le sue contraddizioni. Con le sue frequentazioni, con la passione di chi la vive full immersion e di chi invece continua a vederla nell'ottica della criminalizzazione. La curva di Bologna di fede rossoblù, i colori della squadra di una città che nel proprio dna oltre al calcio ha anche - ma forse soprattutto - il basket. Un viaggio attraverso il capoluogo emiliano, partendo proprio dalla realtà dell'Andrea Costa, diretto da Enza Negroni, regista di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", scritto e interpretato dagli ultrà del Bologna calcio. Enza non è nuova in certe avventure, essendosi già cimentata con un lavoro che ha avuto protagonisti i sostenitori della Fossa della Fortitudo basket ("Carica ragazzi"), presentato giusto un anno fa nella città felsinea. Adesso tocca a "Quanti siamo - Quelli che siamo", 38 minuti di programmazione in calendario in anteprima martedì 11 febbraio al Medusa Multicinema, in viale Europa 5, sempre a Bologna. Il film racconta la notte che precede una grande partita. Sulle orme di Gimbo, ingiustamente diffidato, gli amici tifosi del Bologna incrociano storie ed emozioni nei luoghi della loro città. Lo stadio che ci raccontano abbraccia tutta la loro vita come una esperienza irrinunciabile di avventure, amicizie, lotte. Tra birre e striscioni, tra passione e gioco, i ragazzi ultras bolognesi fanno finalmente sentire la propria voce. Il resto è da vedere e vivere. A poche ore dall'anteprima, Liberazione ha intervistato Enza Negroni. Come nasce l'idea di valorizzare la realtà ultras in un momento in cui si assiste alla spettacolarizzazione dell'evento sportivo esclusivamente in chiave mediatica, penso soprattutto alla pay tv? Questo è un progetto che abbiamo battezzato "Doppia visione" e nasce dall'idea di raccontare Bologna nei suoi contrasti più forti. Abbiamo cominciato con i ragazzi della Fossa, adesso presenteremo il lavoro sugli ultrà del Bologna e poi ci metteremo all'opera per realizzare un filmato sugli studenti universitari fuori sede, che vengono per 4-5 anni a Bologna e vivono la città in maniera molto temporanea. Rappresentano una realtà in transito che si imbatte con le difficoltà di chi deve cercare casa nel pieno del caro affitti e con un costo della vita assai alto anche per quanto riguarda gli altri beni. Che tipo di città ne esce da questi lavori? Una Bologna diversa da quella dei luoghi comuni. Una Bologna in lotta, poco godereccia, ma molto conflittuale. Non soltanto la città dei portici, ma anche altro. Detto delle difficoltà degli studenti fuori sede, si vuole anche raccontare il lato artistico dell'essere ultrà. Che cosa significa vivere la partita dalla loro ottica, le loro scorribande, le loro goliardate, in risposta a chi li vede esclusivamente come violenti. Martedì nella multisala, e poi? Probabilmente il film andrà sui canali satellitari. Noi speriamo possa trovare spazio pure nella rete pubblica. Ti senti di fare un confronto tra il video sulla Fossa e questo sui tifosi del Bologna? La Fossa è un gruppo unico nel suo genere, che rappresenta l'anima del palazzetto. Il calcio, invece, incarna aspetti diversi della curva, dove non c'è una sola realtà. Alla fine arriviamo comunque ad un risultato di grande unità. Scegli un messaggio che emerge da questo film. Certamente diverso da quello che vuole gli ultras tutti teppisti. L'ultras si diverte, conosce il concetto di solidarietà, perché lo stadio unisce. La curva si configura come specchio della società e in quanto tale può contenere violenze di ogni tipo. C'è violenza anche in curva, nessuno si azzarda a descriverla come luogo puro, ma non è neppure un covo di criminali. Che ruolo hanno oggi le donne in curva? Altro luogo comune da sconfiggere. Le donne sono presenti con le loro passioni e le loro problematiche, il loro linguaggio, la loro vita. Nel film un ruolo importante lo ha Giusy, che ha scritto anche le sceneggiature. Se è vero che la presenza femminile non è imponente, è altresì vero che è importante. Almeno nella curva del Bologna, si potrebbe quasi parlare di pari opportunità. Che idea ti sei fatta dello sport nelle mani delle pay-tv? Per riportare la sana passione ci vorrebbero più stadi e meno salotti televisivi. La tv sotto certi aspetti mortifica la vitalità dell'evento, non riesce a contagiare. Lo stadio è una realtà che va vissuta prima e dopo. E noi per essere coerenti abbiamo scritto il film dentro lo stadio. Fonte: LIBERAZIONE Notizie correlate Bologna
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