Empoli, quando gli ultras sono bravi ragazzi
08 Febbraio 2007 - letto 2676 volte In questo periodo di grande dibattito sul tifo organizzato e sulle possibili soluzioni per arginare la violenza negli stadi, Empoli ha qualcosa da insegnare. Una tifoseria appassionata (nella foto di Massimiliano Pratelli), ma sostanzialmente pacifica. Intorno agli azzurri non c'e accanimento o pressione, ma semplicemente l'attaccamento ad una maglia e la voglia di vivere la curva insieme. "Empoli è una piazza diversa: qui nessuno ti aspetta fuori per contestarti se perdi cinque partite di fila. E nessuno ti aspetta fuori per osannarti se sei quarto in classifica, come sta accadendo a noi". Gigi Cagni, dopo la vittoria casalinga contro la Sampdoria - alla domanda se temesse che i tifosi potessero illudersi e la squadra esaltarsi oltremodo - aveva pronunciato queste parole per descrivere il clima empolese: c'è passione, attaccamento, ma alla fine della partita la si chiude lì. Violenza? Neanche a parlarne. Non che i ragazzi, che affollano il primo anello della gradinata - ad Empoli i gruppi organizzati non stanno in curva - siano degli stinchi di santo. Sono ultras, appartengono ad un mondo unico nel suo genere, in cui per la maglia si fa di tutto: chilometri su chilometri, nottate insonni per seguire la squadra in qualsiasi parte d'Italia, ore ed ore sotto l'acqua o sotto la grandine per non abbandonare gli spalti. Essere ultras vuol dire essere insieme un po' passionali, un po' romantici ed un po' folli. Ma ad Empoli, i ragazzi della gradinata sono anche diversi. I Rangers, nati nel 1976, così come i Desperados 1983, tifano l'Empoli e per l'Empoli sono disposti a tutto. Meno che alla violenza. Raramente ad Empoli si sente parlare di scontri fuori dallo stadio. Anche per la connotazione pacifista della tifoseria azzurra - che spesso organizza iniziative di solidarietà - il tifo organizzato ad Empoli, anche se numericamente modesto, è comunque la dimostrazione che si può seguire la propria squadra - in casa o in trasferta - senza sfasciare o devastare i treni, i bagni e tutto quel che si trova per via, comprese le persone. Non che si voglia far passare gli ultras azzurri come gli agnellini o le vittime sacrificali del processo agli ultras, ma in questo momento di generalizzazione e di accusa indistinta a tutto il mondo degli ultras, è anche doveroso dire che ci sono tifosi - non solo gli empolesi - che alla loro passione danno libero sfogo rimanendo nei confini del rispetto per l'altro e per il calcio stesso. Del resto, in ogni tifoseria - anche in quelle in testa al libro nero - ci sono ragazzi che della violenza preferiscono fare a meno. Forse - società calcistiche comprese - bisognerebbe provare a ripartire da questi tifosi, oltre che dalla doverosa stangata. Fonte: calciotoscano.it Notizie correlate Empoli
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