Como-Triestina C.I. vista da Lele
24 Ottobre 2002 - letto 3353 volte Ignoro chi lo abbia deciso ma mi pare piuttosto stravagante, per non dire altro, avere fissato la partita di ritorno di Coppa Italia tra Como e Triestina alle ore 20. In effetti in zona stadio non c’è un gran giro di gente, anche se nei punti strategici non mancano assembramenti “spontanei” degli ultras lariani: la rivalità con i friulani non è particolarmente accesa ma le sfide passate nemmeno sono state troppo tranquille, complice anche l’amicizia che lega Triestini e Monzesi. A ciò si aggiunge un “incontro ravvicinato” in autogrill lo scorso anno che ha lasciato lo strascico di reciproche accuse: i comaschi ad accusare gli altri di essere “infami” per avere aggredito un pullman del Centro Coordinamento Club (dunque non ultras), i triestini a respingere le critiche al mittente perché qualcuno degli aggrediti ha (o avrebbe) sporto denuncia alla polizia. Anche per questo quando si disputò Italia-Slovenia a Trieste vi furono scazzi tra “ultras Italia”, che infatti durante la partita si divisero un po’ in curva Furlan (Triestini e gemellati, principalmente) ed un po’ in tribuna (Veronesi, Comaschi, ecc.). Dentro lo stadio lo scenario è prevedibilmente poco accogliente: circa 1800 i tifosi in curva del Como, qualcuno qua e là nei distinti ed una ventina di triestini in curva (senza striscioni ma con solo qualche bandiera alabardata appesa). L’entrata delle formazioni non cambia la molto la situazione, dato che non si va oltre qualche torcia di brevissima durata accesa dai Panthers. Inizia però bene il sostegno vocale dei padroni di casa, che sento forte e chiaro anche se mi sono sistemato a bordocampo sotto la curva ospite. Forse “disturba” un po’ il volume dell’impianto voce, ma i cori si succedono con regolarità e, nonostante il gol del vantaggio della Triestina, per tutto il primo tempo proseguono compatti. Al ripetuto “NOI VOGLIAMO QUESTA VITTORIA”, che inizia a suonare più come preghiera che non come un imperativo, vista la pessima prestazione della squadra ben presto si passa al più ironico “NOI VOGLIAMO UN TIRO IN PORTA!”. Solo dopo una limpida occasione per raddoppiare degli ospiti gli animi iniziano a scaldarsi: si alzano decisi i cori che invitano i lariani a tirare fuori gli attributi. Nel frattempo compare in mezzo alla curva di casa una bandiera triestina e poco dopo la mezz’ora arriva qualche altro tifoso biancorosso che appende “Milano alabardata”. Un inusuale inno di Mameli che parte dalla curva di casa chiude il primo tempo. Stupisce l’assenza degli UTS, che arrivano però poco prima dell’inizio della ripresa: in totale una quarantina con il consueto contorno di tricolori. Fanno quadrato come si conviene in trasferta e oltre a “Ultras” e “Nessuna resa” viene appeso anche lo striscione da trasferta degli Ultras Pro Patria. La cosa non piace molto ai Comaschi che, dopo una discreta torciata, non ci pensano due volte a mandare in culo gli stessi bustocchi e a gridagli che sono “come il Varese” (e pensare che, proprio in funzione anti-varese, oltre che per alcune amicizie e affinità politiche, si ventilava di un buon rapporto tra le due tifoserie biancoblù). Si sprecano ovviamente gli insulti reciproci: da una parte alle solite cose che accolgono i Triestini un po’ dappertutto (slavi, zingari, ecc.) si aggiunge anche qualche slogan “politicamente duro” che parte dal gruppetto skin lariano, dall’altra gli ospiti insistono col coro “infami”. Il botta e risposta consente almeno ai tifosi di casa di distogliere l’attenzione dalla partita inguardabile della propria squadra. I tentativi per rianimarla non mancano ma per tutta risposta arriva addirittura il raddoppio della Triestina, con conseguente agitazione dei propri tifosi (nel frattempo ne sono arrivati un’altra quindicina in ordine sparso, tra cui “UTS Muggia”) che ricambiano a gran voce fino alla fine: stavolta sono loro a cantare l’inno nazionale. Subire una sconfitta in questo modo è oggettivamente troppo: con un buon quarto d’ora di anticipo i Lariani tolgono tutti gli stendardi dalla rete e, mentre la bandierina rubata viene fatta bruciare a fatica, riprendono i cori di contestazione del primo tempo. Gli ultimi 10 minuti li passano addirittura seduti, e intanto la Triestina sfiora addirittura il terzo centro. Al fischio finale gli ospiti festeggiano sotto ai loro tifosi, che intanto guardano già al prossimo turno che li vedrà opposti alla Roma. I Comaschi, tra il provocatorio e l’ironico, chiamano a loro volta la squadra sotto la curva: incredibile a dirsi ma, consci forse di essere stati trattati fin troppo bene, alcuni giocatori colgono l’occasione al volo e accettano l’invito applaudendo i propri tifosi. L’atmosfera resta comunque piuttosto tesa e quando esco dal Sinigaglia il clima fuori non è per nulla rassicurante: incazzatura con la squadra, animi accesi con i Triestini e, come se non bastasse, alcune strade vicino allo stadio sono magicamente al buio. Le forze dell’ordine si stanno piazzando, qualche tifoso discute sul da farsi, il cantiere edile che ho visto domenica è sempre lassù alla mercè di tutti…. Buona notte! P.S. fototifo disponibili da gvlele@libero.it. Notizie correlate Como
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