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Como-Reggina vista da Lele
21 Ottobre 2002 - letto 1589 volte
Traffico e caos parcheggi mi fanno arrivare tardissimo al Sinigaglia, ma nella corsa verso lo stadio non posso fare a meno di notare che a 100 metri di distanza c’è un fantastico cantiere edile aperto, capace di fare cadere in tentazione anche i più benintenzionati: porfido, attrezzi, pali, ecc. Naturalmente il tutto completamente “free” e senza la minima presenza di un omino in blu a sorvegliare la situazione. Doverosa osservazione: se dovesse succedere qualcosa (premetto che non mi sono fermato nel dopopartita e non so se sia effettivamente successo) la colpa sarebbe ovviamente solo degli ultras… non di chi non sorveglia…
Metto piede in tribuna che i giocatori sono già a bordo campo, tiro fuori l’inseparabile Canon e giù a scattare: qualche torcia nella curva di casa e sciarpata fitta fitta, inframezzata da diverse due aste, da parte piacentina. Appena scende il poco fumo delle torce comasche, si alza lo striscione “Collettivo” e resta esposto sì e no un mezzo minuto: trattasi di uno striscione sottratto anni fa (per l’esattezza nel 90/91, se la memoria non mi tradisce), “prelevato” direttamente (e… discretamente) dall’interno della curva ospite, o almeno io conosco questa versione. Da parte piacentina non ci sono grandi reazioni, anche se poi vengo a sapere che nella curva lariana si sospettava nel secondo tempo la presenza di qualche infiltrato pronto a ricambiare la cortesia.
Finalmente è tregua fotografica e posso prendere posto in tribuna, stesso identico posto di Como-Reggina, esattamente a metà campo. Mi guardo in giro con più attenzione e resto sorpreso nel vedere la buona presenza biancorossa in curva ospite: circa 400 tifosi, di cui i più ammassati al centro, dando un’impressione di compattezza da me inattesa. Vari gli striscioni presenti: “Confine Emiliano”, “Old Viking”, “Official Supporters”, “Sparuta Presenza”, “Girls” e l’onnipresente dedicato a Tiziano.
Non vedevo dal vivo i Piacentini da lontano 1993/94 e, sia a Bergamo sia a Milano (Milan), mi parvero piuttosto mediocri. Impressione anche peggiore l’avevo avuta dei loro ultimi campionati sentendo un po’ di pareri qua e là. Ieri invece ho visto una tifoseria onestamente in discreta forma: oltre al non trascurabile numero (anche perché bene o male tutti i presenti partecipavano attivamente al tifo), il sostegno alla squadra è stato regolare per tutta la partita, mani e bandiere in continuo movimento e cori che arrivano ancora ben udibili fino alla mia postazione. Spicca un gruppetto con in testa qualcosa di giallo fiammante: niente a che vedere con i caschetti di veronese memoria (Milan-Verona 85/86 e successive repliche) ma si tratta piuttosto di cappelli in paglia, in perfetto stile rurale. Similmente, più di una volta partono cori in dialetto della bassa.
Sul versante opposto, di nuovo, curva pronta a fare il proprio dovere per dare quel qualcosa in più ad un Como che in campo ancora stenta a prendere confidenza con la massima serie: il tifo parte bene, anche se a partecipare è sempre quel pezzo di curva al centro. Ai lati delle due tribunette, ahimè, la gente trova persino modo di guardare la partita da seduti.
La partita va avanti senza grosse emozioni, è un prolungato batti e ribatti a centrocampo e la conclusione di Godeas che colpisce l’incrocio dei pali resta per lungo tempo l’unico tiro pericoloso nello specchio della porta. Solo un episodio poteva smuovere le acque, ed infatti il Piacenza passa in vantaggio alla mezz’ora più per demerito del portiere Brunner che per meriti propri. Ma tant’è, e la marcatura rinvigorisce i piacentini e scatena i giocatori in un girotondo collettivo sotto la curva ospite. La reazione lariana sugli spalti è parallela a quella in campo e si concretizza di nuovo quasi per caso: a pochi secondi dalla fine del tempo un’autogol riporta il risultato in parità.
La ripresa è all’insegna del grande entusiasmo della curva di casa, che per 20 minuti abbondanti si produce in un tifo veramente trascinante: due o tre cori in particolare, tra cui un emblematico e ripetuto “NOI VOGLIAMO QUESTA VITTORIA”, sono davvero prorompenti, al limite del minaccioso. Dall’altra parte ancora manate e battimani in abbondanza, anche se il livello è leggermente calato rispetto al primo tempo.
Da entrambe le parti c’è il tempo per una sciarpata: di nuovo bella compatta quella dei biancorossi, quella lariana invece piace soprattutto perché ridà colore a quel muro di gente in ombra (nel senso che ha il sole alle spalle). Se si eccettua la nuova esposizione dello striscione rubato non c’è più nulla da segnalare.
Alla fine della partita, cosa abbastanza inusuale negli ultimi anni, anche dalla curva partono molti più fischi che applausi, segno forse che davvero la fede non ha limite ma la pazienza si…

P.S. Fotoservizio della partita da gvlele@libero.it.
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