Como-Reggina vista da Lele
29 Settembre 2002 - letto 2499 volte Entro al Sinigaglia alle 14.20, quando gran parte dei tifosi è già al suo posto e comincia a sentirsi qualche debole coro, insulti reciproci compresi. L’anno scorso mi pareva fosse prevalsa assoluta indifferenza, o al più qualche sfottò connesso all’andamento del match, ma non indago per capire chi abbia cominciato e me ne faccio una ragione. Gli altoparlanti diffondono le canzoni dell’idolo locale Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfoos, buon musicista e soprattutto gran paroliere, rigorosamente in stretto dialetto lariano (o meglio laghèè). Prendo posto in tribuna, esattamente all’altezza metà campo, il posto migliore per scattare le foto alle due curve e per seguire la partita del tifo. Me n’ero già accorto arrivando allo stadio, comunque ho la conferma che la tifoseria amaranto è presente in massa: piena la curva ospite (presenti CUCN, Boys, Nuova Guardia, Irriducibili più qualche club), nei distinti circa la metà dei presenti è tifoso reggino, molti anche quelli in tribuna. Ad essi si aggiunge un numero consistente di giapponesi, per i quali evidentemente vedere un (uno!) connazionale giocare a pallone è il top. Anche in campo noto che vi è una nutrita presenza di fotografi giapponesi, quasi fosse la finale dei Mondiali. Curva comasca gremita ed in quasi assoluto silenzio fino all’inizio della partita per non sprecare fiato inutilmente. Al contrario i reggini si agitano parecchio: diversi cori, un abbozzo di sciarpata, un paio di torce accese a caso. Belle le bandiere verticali dei Boys e quelle del Cucn, dove l’amaranto è accostato in modo garbato ai colori più impensabili. Quando entrano le squadre in campo la curva di casa alza un muro di sciarpe e bandiere e parte con uno di quei cori che diventano veri inni di battaglia e che, nel caso specifico, finisce con una strofa che penso possa essere cucita addosso a tutte le tifoserie: “Noi che d’estate siam qua sotto il sole, e d’inverno in mezzo alla neve… circondati da sbirri perché, per la fede che abbiamo per te”. Dall’altra parte qualche torcia e un po’ di bandiere sparse per il settore, l’impressione che se ne ricava è piuttosto quella della confusione. Nella disfida canora sono subito i Lariani a farla da padrone: i cori si sentono forti e senza tregua, quasi sempre seguiti da un gran movimento di mani che si alzano, ondeggiano e danno forma a treni molto suggestivi. Quello che più stupisce dei Reggini è che il tifo è assolutamente inferiore a quello che puoi aspettarti da una tale presenza numerica. Dal centro della curva i cori partono a ripetizione dal megafono, ma la situazione è di assoluta scompostezza. Sarà il fatto che forse era meglio posizionarsi diversamente per guidare il tifo (ad esempio nel mezzo di una delle due tribunette, piuttosto che a metà delle due), sarà che alla maggior parte dei presenti interessa solo vedere la partita, oppure semplicemente che molti dei presenti non conoscono le canzoni, fatto sta che già al 10° minuto gli amaranto sono “costretti” a lanciare un “chi non canta è figlio di puttana”. Scarsi, devo dire, i risultati: i cori continuano ad essere seguiti da pochi ed anche i battimani si fanno col passar del tempo sempre più radi. Dopo un avvio difficoltoso il Como si guadagna un rigore poco dopo il quarto d’ora: la curva esulta già prima della battuta e quando Carbone la mette si alza un urlo liberatorio e pieno di speranza. Il goal amplifica l’entusiasmo: la curva non molla e chiede un altro goal. Il tifo continua compatto e forte fino alla fine del tempo, eppure l’occhio rivela che ci sono ancora ottime potenzialità per migliorare: il coinvolgimento della curva si limita alle zone centrali, c’è almeno un 30% degli spettatori che non partecipa e che potrebbe fare diventare il tifo autenticamente devastante. Dalla parte reggina nessuno scatto d’orgoglio sostanziale, al più si riaccende l’entusiasmo quando la squadra insiste per ottenere il pareggio. Le uniche volte in cui il coro raggiunge la mia postazione con ancora un po’ di energia è nel caso di un paio di cori di insulti, il resto è sottovoce. Fumogeni blu all’inizio del secondo tempo per i lariani, mentre con la Reggina riparte in forcing alla ricerca del goal. La curva di casa capisce la difficoltà del momento e persiste nel sostenere la squadra, mentre poco o nulla di nuovo si intravvede dalla parte opposta che, neanche a farlo apposta, anche al 10° del secondo tempo ripropone a se stessa un “chi non canta è filgio di puttana”. Si arriva così ad uno degli episodi più strani che mi sia mai capitato di vedere allo stadio: senza che nemmeno i giocatori reclamassero, l’arbitro fischia un rigore per gli ospiti. Dubbio, molto dubbio, ma serve a riportare il risultato in parità. Festa tra i tifosi reggini, che accendono diverse torce e tornano a sventolare le loro bandiere. Il momento è psicologicamente favorevole ed in due/tre occasioni i cori si sentono finalmente forti, ma per il resto continuano a prevalere nettamente i comaschi, nonostante uno po’ di stanchezza alla fine. Il Como cerca il goal con il cuore ma con poca lucidità, anzi deve fare attenzione a non subirlo, dato che la Reggina con quattro passaggi riesce almeno altre due volte a portarsi dalle parti di Brunner. Al triplice fischio il pareggio forse va bene ad entrambe le squadre, che almeno fanno il primo punto del campionato. Il saluto finale dei giocatori alle curve è un gesto tanto semplice quanto purtroppo mai scontato, per cui merita sempre di essere segnalato. Notizie correlate Como
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