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Bologna-Napoli: secondo il giudice aggressione premeditata
08 Maggio 2007 - letto 1876 volte
CALCIO VIOLENTO
Scontri fuori dal Dall'Ara
"E' stata aggressione premeditata"

E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza emessa dai giudici del Riesame che hanno deciso il carcere per i tre ultrà rossoblù, appartenenti a gruppi organizzati e responsabili degli scontri nel dopopartita Bologna Napoli del 6 aprile scorso

Bologna, dopopartita di sangue Bologna, 7 maggio 2007 - Il tentativo di aggredire i tifosi del Napoli messo in atto dagli ultra' rossoblu' il 6 aprile scorso al termine della partita Bologna-Napoli e i conseguenti scontri con le forze dell'ordine non hanno rappresentato affatto un episodio isolato, tutt'altro. A pensarlo- e a scriverlo nero su bianco nelle 15 pagine della sentenza che rigetta il ricorso presentato contro le misure cautelari dai tre ultra' arrestati- e' il Tribunale del Riesame di Bologna. Che nel confermare l'ordinanza emessa in precedenza dal gip Bruno Perla di Bologna- impose a X X, X X e X X la custodia cautelare in carcere- motiva la decisione ritenendoli "non in grado di rispettare misure non carcerarie, tra cui gli stessi domiciliari invocati dalle rispettive difese", poiche' sarebbero "personalita' inclini alla violenza e alla trasgressione delle regole" e persone prive di "qualsivoglia capacita' di autocontrollo".



I fatti di cui i tre sono accusati, come si legge nelle ultime righe della sentenza, sono, secondo il Riesame, "episodi criminosi" che creano "irrimediabile senso di insicurezza" in chi va allo stadio e avrebbe "diritto ad assistere a manifestazioni sportive in modo pacifico".
Secondo i giudici del Riesame (il ricorso e' stato discusso martedi' 17 aprile, presidente del collegio Alberto Albiani) non solo quell'aggressione fu un "premeditato agguato alla tifoseria avversaria" (come aveva del resto gia' sentenziato il gip), ma si tratta di un episodio consueto e non nuovo per i tre tifosi e in generale per gli appartenenti ai gruppi di tifoseria organizzata (come, nel caso degli accusati, i "Mods" e i "Forever ultras").

"L'appartenenza a veri e propri gruppi organizzati- scrive il Riesame- caratterizzati dall'uso gratuito della violenza in occasione di manifestazioni sportive, utilizzate come mero pretesto per dar sfogo ad incontrollate manifestazioni di aggressivita' nei confronti delle forze dell'ordine, induce ad escludere qualsivoglia episodicita' del fatto per cui si procede, con conseguente elevatissimo rischio di recidiva". L'aggressione alle forze dell'ordine di quel 6 aprile, attorno alle 20.15, si svolse, secondo i giudici, secondo "modalita' operative caratteristiche della tifoseria organizzata" con una "precisa strategia". Infatti, "mentre una parte del gruppo tiene occupata la Polizia, altra parte ha modo di distaccarsi e di inseguire i tifosi avversari per cercare lo scontro".

Nella sentenza del Riesame, inoltre, non solo si ribadiscono le versioni degli imputati come "inverosimili" o "implausibili", ma si ricorda come i tre tifosi fossero gia' "conosciuti" alle Forze dell'ordine, anche in relazione ai precedenti Daspo ottenuti sia da X (l'ultimo del 2003) che da X (risalenti ad anni piu' lontani, ma in seguito ai quali il tifoso non si dissocio' dalla tifoseria violenta, "nonostante il decorso del tempo e il raggiungimento di eta' quantomeno anagraficamente piu' matura"). X non era invece gravato da Daspo, ma "milita nel gruppo ultras denominato Mods". Inoltre, scrivono i giudici, il fatto che X si limitasse ad impugnare un'asta e non a lanciare oggetti contro le forze dell'ordine, non fa venir meno il concorso in tutte i capi d'imputazione a lui, e agli altri, contestati. Infatti, "in questo contesto ciascuno dei membri del gruppo, con la presenza stessa, non solo rafforza il proposito criminoso degli altri, ma rende in concreto possibile lo sviluppo dell'azione



E' infatti, proseguono i giudici, proprio "l'aggregazione di piu' persone, marcianti in modo compatto, armate e travisate, che consente di costituire la formazione e la superiorita' numerica indispensabili a fronteggiare i tifosi avversari e le forze dell'ordine" e "non e' necessario che ciascuno dei concorrenti materialmente aggredisca gli operanti". In pratica, dunque, "il fatto stesso di mantenersi all'interno del gruppo, brandendo un'asta o un bastone- conclude il Riesame- mentre gli altri bersagliano gli agenti con ogni sorta di oggetto contundente, rappresenta un indispensabile contributo causale alla realizzazione dell'evento".
A cio' si aggiunge il fatto che secondo il Riesame i fatti contestati ai tre arrestati si connotano di "allarmante gravita'", cosi' come il lancio degli oggetti contro le forze dell'ordine e' definito di "elevatissima pericolosita'". Ragion per cui la misura adottata, la custodia in carcere, risulta "proporzionata" all'entita' del fatto e alla pena prevista, in considerazione dell'"intenso allarme sociale suscitato da questo genere di episodi criminosi per l'irrimediabile senso di insicurezza provocato in coloro che avrebbero diritto ad assistere a competizioni sportive in modo pacifico e senza correre alcun rischio per la propria incolumita'".



Il fascicolo aperto dal pm Valter Giovannini contro X, X e X, che ha chiesto per loro la custodia cautelare in carcere, e' per resistenza pluriaggravata in concorso, porto ingiustificato di oggetti atti a offendere, lancio pericoloso di oggetti atti a offendere, lesioni, travisamento e possesso di fumogeni. Alla gia' durissima ordinanza del gip Perla, si aggiunge dunque ora questo secondo pesante pronunciamento del Tribunale del Riesame, entrambi concordi con la linea dura della Procura di Bologna nei confronti dei tre ultra'.
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