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Ancona: stadio più vuoto senza Loccioni, vecchio capo tifoso
02 Settembre 2003 - letto 1978 volte
DEBUTTO VELATO DI TRISTEZZA
Organizzò la beffa del somaro con la divisa del Perugia, diventò ultrà per difendere un arbitro

Con Raffaele Loccioni - colpito da un infarto a 83 anni - è scomparso al “Geriatrico” il capo storico dei tifosi dell’Ancona. Era nato a Mergo, il 20 novembre del 1920, da Angela Barbaresi, casalinga e da Luigi maestro di musica. La quinta elementare e poi arruolato nei carabinieri. Prima destinazione la stazioncina di Valdagno di Trento, poi mandato nel 1941 in Africa settentrionale fino a El Alamein con la ”Divisione Pavia”. Quindi incorporato nella novantesima ”Panzer” tedesca del generale Rommel. Ferito gravemente venne fatto prigioniero dagli inglesi. Tornato a casa e assegnato alla stazione di Pioraco e poi alla Legione di Ancona.
Nella banda dei carabinieri è stato trombettiere e mazziere. Nel ’59, durante la grande alluvione dorica, salvò una donna incinta ed un bambino che stavano annegando in un’osteria di Corso Stamira. Questo gli valse un encomio solenne ed una decorazione al merito civile e quando nel ’69 venne congedato anticipatamente, fu insignito della medaglia d’oro per aver rischiato tanto anche nei tumulti anconetani del dopoguerra.
Nel ’50 ha sposato Angela Gaoni che gli ha dato due figli, pure loro molto conosciuti. Questo l’uomo, ma il capo storico dei tifosi dell’Ancona? La passione biancorossa lo travolse proprio nel giorno più nero di tutta la storia calcistica dorica. Al ”Dorico” è nel servizio d’ordine quando, il 21 dicembre del ’47, i tifosi anconetani invadono il campo e massacrano l’arbitro Vannini che sfacciatamente ha favorito il Pisa sfidando pure il pubblico. Da quel giorno sempre al campo. Nel ’66, con lui alla presidenza, in città fonda il ”Clan Caffè Rico”, primo club biancorosso ed uno dei primissimi in Italia che da estemporaneo trasforma in organizzato il tifo. In casa e in tutta Italia Loccioni ne ha guidati a migliaia e poi anche al vertice dello Sporting Club e del Rugantino suonando la sua mitica tromba e quell’assordante sirena presa giù al cantiere per dare la carica alla squadra, per la quale ha animato pure i giornale rosa ”Ancona sportiva”. Ideatore, nel ’67, della beffa sportiva più sensazionale di tutta la nostra storia a danno degli avversari: vestono un somaro con la maglia e i mutandoni del Perugia e, prima della partita, lo fanno sfilare in un Dorico stracolmo che non si tiene più dalle risate. Grande tifoso anche dell’Inter, al Dorico ha premiato pure il ”mago” Helenio Herrera venuto nel 1968 con la Roma in amichevole. Per l’Ancona, che negli anni Settanta giocava sul neutro di Porto Recanati contro la Fermana, s’era preso il primo infarto al pareggio in extremis di Caccia.

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