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Storia degli Ultras Savona
26 Novembre 2003 - letto 10221 volte
Gli Ultras Savona nascono nel 1972 ad opera di tre ragazzi allora quindicenni, piu' per spirito di emulazione degli altri gruppi ultras di serie maggiori tipo Ultras Tito che per vera volontà di organizzarsi strutturalmente, dovuto anche dalla giovane età dei fondatori e dai campionati di basso livello affrontati dal Savona. Il primo striscione biancoblu infatti aveva le lettere della scritta "Ultras" fatte con semplice nastro adesivo, ed i ragazzi di allora seguivano piu che altro l'attività dei numerosi clubs sorti come funghi alla metà degli anni Sessanta dopo i successi che portarono il Savona in serie B.
Già nel 1974 gli Ultras crebbero di numero con l'innalzarsi dell'età dei fondatori, molti giovani e meno giovani si avvicinarono al gruppo e vennero fatte parecchie trasferte; inoltre furono organizzati insieme ad altri clubs treni speciali. Le trasferte erano festose con tamburi, bandiere e striscioni........lunghissimi cortei pacifici senza alcuna scorta della polizia. Nella trasferta di Chiavari alla partenza del treno speciale biancoblu alcuni teppisti lanciarono pietre contro i tifosi in partenza, in seguito gli stessi delinquenti, riconosciuti dai savonesi, si ripresentarono in un vicolo dopo la partita di Sestri Levante minacciando con coltelli un gruppetto di giovani Ultras rimasto isolato, e riuscirono a sottrarrre loro un tamburo e uno striscione che stava dentro di esso, dopodiche' si diedero alla fuga con il bottino, anche se probabilmente non appartenevano a nessun gruppo di tifosi. Questa esperienza tempro' gli Ultras che iniziarono a non porgere piu' l'altra guancia.
Nella traferta di Massa fu battaglia a colpi di cubetti di marmo, l'auto di un massese che cercava di investire un tifoso biancoblu urto' contro un marciapiede spegnendosi e fu quindi circondata e demolita con un pesante cartello stradale. Gli anni che seguirono furono uno stillicidio di scontri con le tifoserie piu' odiate tipo Sanremo, Alessandria, Albenga, e questo quasi sempre in trasferta dove i savonesi accorrevano in massa. Non vi erano ancora in quelle città gruppi ultras e gli scontri avvenivano con tutto il resto del pubblico, o con bande giovanili del posto. Una trasferta a Sanremo fu ricordata per anni come una battaglia nella quale i matuziani si presentarono armati di catene, pietre e bastoni, tutti con i volti coperti da fazzoletti e passamontagna in stile guerriglia urbana; dall'altra parte i savonesi non ancora abituati a quel genere di scontri armati solo di tamburi e bandiere: l'esito fu scontato, ma tutto questo servi' da lezione, anche se rimase nello stile degli Ultras savonesi non usare armi improprie bensi' le mani e i piedi.
Il gruppo si infoltisce con il passare degli anni e si arricchisce di nuove leve e voglia di fare: bellissimi e lunghi striscioni campeggiano al "Bacigalupo". Nei primi anni Ottanta vanno di moda le coreografie tipo "funerale", e contro le squadre piu' odiate bare e croci si sprecano. Arrivano inoltre i primi fumogeni da nave arancioni e le prime torcie; gli Ultras Savona per distinguersi dal resto del pubblico indossano giacche militari mimetiche a chiazze tipiche dei para, con cucito sulla schiena un teschio di produzione artigianale con la scritta Ultras. In quegli anni nascono anche importanti amicizie, in primis con gli Ultras Tito Sampdoria a cui vengono prestati i tamburi in occasione di un derby col Genoa, dove gli Ultras Savona portarono uno striscione con scritto "Savona Superstar" ed in curva Sud trovarono aretini, livornesi, viola, atalantini, laziali. Tutto questo porto' all'inimicizia con i genoani che si presentarono poi a Savona in aiuto agli alessandrini, armati di coltelli e catene. Lo scontro fu durissimo, in quanto i savonesi affrontarono gli avversari a mani nude e ci furono feriti e contusi da ambo le parti. A fine gara solo l'intervento della polizia con pistola in pugno salvo' i grigi e i loro alleati dalla rabbia di tutto lo stadio!!
Altri seri incidenti si verificarono sempre negli anni Ottanta con la Carrarese ed in misura minore con la Lucchese. Venne intanto effettuato un gemellaggio con gli Ultras Spezia che dura tuttora, nonostante ormai non ci si incontri piu' in campionato dal lontano 1986, mentre l'unione con i sampdoriani e' svanita nel tempo soprattutto per la differenza di categoria, anche se permane un buon rapporto con i blucerchiati. Venne stretto anche un gemellaggio con i ragazzi della Torres Sassari, il tutto nato dal fatto che vennero ben accolti a Savona, mentre in altri campi erano stati offesi: gli Ultras biancoblu li stimarono subito per i loro sacrifici nel seguire la squadra sobbarcandosi spese enormi e disagi non indifferenti. Il gemellaggio venne suggellato con una bevuta di Filu e Ferru e scambio di sciarpe ed adesivi. Un altro gemellaggio unisce gli Ultras savonesi agli ultras del Derthona, con i quali ci si incontra ancora durante l'anno per suggellare un'amicizia ormai duratura.
Nel 1986 dopo molti anni di professionismo il Savona retrocede in Interregionale, con questo diminusice il pubblico e cala l'entusiasmo tra gli Ultras che si riducono di numero, pur mantenendo uno zoccolo duro; molti giovani pero' preferiscono andare a vedere Sampdoria o Genoa, oppure salire su un pullmann dei vari club cittadini per andare a Milano e a Torino a vedere i grandi clubs di serie A. Il Savona dopo due stagioni e' radiato e scende addirittura in Promozione, dove un pugno di coraggiosi continua comunque a seguire la squadra, successivamente col ritorno in Interregionale le cose migliorano, anche se in alcuni campi piemontesi succedono tafferugli, da ricordare Savigliano, Moncalieri, Bra e Acqui. Nel 91-92 il torneo migliore degli ultimi quindici anni torna l'entusiasmo, il Savona vince il campionato pari merito con l'Oltrepo e a Casale per lo spareggio ci sono ben 200 Ultras, massimo storico, con altri mille tifosi "normali"e con l'appoggio di 20 amici del Voghera, con in quali e' stato da poco stipulato il gemellaggio. Gli avversari stradellini sono solo trecento in tutto, appoggiati comunque dai radi Boys casalesi, putroppo saranno i lombardi a vincere, e questo vedrà anche lo scoramento e l'abbandono di molti Ultras savonesi.
L'anno successivo incidenti con i tifosi del Rapallo, sia in campionato che in Coppa Italia a Finale, mentre due pullmann di Ultras biancoblu, i soli in tutto il girone, osano sfidare migliaia di livornesi a casa loro, subendo poi a fine gara l'assedio di 800 tifosi locali.
Con gli anni Novanta inizia la stagione delle diffide, a Savona applicate in modo rigidissimo, in quanto bastava fare cori pesanti o protestare verso l'arbitro o la squadra ospite fuori dallo stadio per essere fotografati con la "bocca aperta" e venire diffidati per un anno o anche se non presenti alla partita stessa. Dopo alcune denunce e diffide, la repressione si fece ancora piu' dura con perquisizioni, richieste documenti, scatti fotografici, controlli e divieti esasperanti, rapidissimo sfollamento dello stadio, divieto di fermarsi nel piazzale antistante per salutare i giocatori e commentare la partita, allontanamento dal bar interno dello stadio, divieto di vendere birra e alcoolici di ogni genere, tuttora vigente.
A seguito della repressione che colpisce anche alcuni capi, viene deciso di sciogliere il gruppo: lo striscione non viene piu' esposto, mentre viene creato un nuovo striscione con la scritta "Vecchia Guardia" da parte di chi non era d'accordo con la scomparsa del gruppo. La squadra e' seguita da un gruppo sempre meno numeroso che solo occasionalmente riesce a ricompattarsi, da ricordarsi nel 95-96 lo smacco subito dagli odiati e temuti pisani salvati dalla polizia, pero' il gruppo di affezionati e' ridotto all'osso, e in trasferta ormai i tifosi si contano sulle dita della mano, anche perche' ormai il Savona va incotro ad una serie di esibizioni davvero ridicole.
Alcuni Ultras e Fedayn Savona si recano a vedere il derby Imperia-Sanremese, e stringono amicizia con i Samurai imperiese, soprattutto per fare fronte comune contro i sanremesi.
Un altro colpo durissimo nel 1998 con la dolorosa retrocessione in Eccellenza, che provoca numerose defezioni tra i supertifosi; i pochi rimasti devono confrontarsi con tifoserie di bassissimo livello tipo Albenga ed Entella, entrambe alleate dei sanremesi. Nonostante la società allo sbando nel 98-99 qualcuno continua ad andare in trasferta e a Chiavari un decina di savonesi deve fronteggiare un centinaio di urlanti ultras locali, ma lo scontro e' poi evitato; ad Albenga invece basta l'arrivo minaccioso di quattro savonesi per zittire un folto gruppo di ultras ingauni. I rari tifosi ospiti che vengono a Savona arrivano sotto scorta e se ne vanno senza proferire parole. Nell'estate 1999 finalmente si cambia musica, il giovane imprenditore Benedetto Piro prende in mano il Savona con ambiziosi programmi e ritornano entusiasmi ormai sopiti: alla presentazione della squadra "Vecchia Guardia" e "Fedayn" decidono di riunirsi sotto il vecchio nome Ultras Savona e di riportare il vecchio striscione allo stadio. Si rifonda il gruppo, vengono tirati fuori i tamburi e bandiere ormai ammuffite, si torna ad organizzare pullmann, e si riparte a fianco della squadra, con la speranza di tornare l'anno prossimo ad affrontare trasferte fuori regione che diano un minimo di soddisfazione. Nel 1999-2000 un anno tranquillo dal punto di vista dei contatti con altre tifoserie, in Eccellenza non esistono praticamente gruppi organizzati, una scaramuccia con gli albenganesi vede i bianconeri in fuga precipitosa, a torneo già finito a Vado un "salutino" ai tifosi del Bra impegnati nello spareggio per ricordar loro che non ci siamo dimenticati di quanto avvenne qualche anno fa.
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