Nella tarda primavera scorsa era poco piu di un mormorio : il Collettivo si scioglie, i suoi mille e piu aderenti si disperderanno fra i club della Fiesole, molti abbandoneranno anche lo stadio. Un mormorio che allavvicinarsi dellestate divenne pressoche una certezza. E cosa ci sarebbe stato di strano? Perche prestare attenzione ad uno dei tanti club del tifo viola ? Perche cerano ventanni di storia in ballo, anzi di piu, infatti se il Collettivo ha iniziato la propria avventura nel 1978, sotto linsegna dellindiano apache, le sue radici affondano gia nel vecchio gruppo "ultras" del quale, in parte, aveva assunto i connotati.
Storia, quindi, anche se contraddittoria, difficile, ruvida. Storia di ordinaria violenza, talvolta, ma anche di improvvisi slanci umanitari, come le sottoscrizioni, le raccolte di denaro per il Meyer lospedalino fiorentino di pediatria. Contraddittorie come le "rivolte politiche" ai tempi di Baggio contro i Pontello. Comunque storia, difficile da dimenticare nel bene e nel male.
In quei giorni, quando la chiusura del Collettivo appariva cosa certa, molti si interrogarono sugli effetti. Si dice che anche le forxe dellordine fossero un po preoccupate di perdere un "interlocutore" e che paventassero il fischio di unesplosione di mille frammenti del microcosmo ultra. Si dice che anche la dirigenza del Centro di coordinamento viola club fosse altrettanto., se non piu, preoccupata della chiusura del Collettivo. Tutto questo, comunque, niente ha avuto a che vedere con il travaglio dellantico club.
LA GENESI DI UNA CRISI
Perche si era arrivati a questo punto? Perche il Collettivo stava decidendo di auto-annularsi ? La genesi della crisi era datata almeno 24 mesi. Da quando , nel 1995, iniziarono ad affiorare i primi contrasti fra due generazioni : quella dei leader storici, oramai trentenni sposati, immersi nel mondo del lavoro, con figli ed i nuovi ragazzi della curva. I primi rappresentavano levoluzione del sentirsi ultra, piu politicizzati (sportivamente parlando), che avevano realizzato una sorta di "miracolo" tenendo insieme simpatizzanti di sinistra (la maggioranza di un tempo) e di destra. I "vecchi" avevano sentito sulla pelle il crescente peso del controllo delle forze dellordine, avevano sofferto dei "daspo" e delle denuncie ad ogni episodio violento compiuto anche da ignoti.
I giovani erano il ribellismo, il recupero dellimmagine, anche romantica, del "contro" per forza e comunque . Da qui uno scontro che e caratteristico di tutti i gruppi giovanili. Lo scorso anno la svolta, i "vecchi" leader abbandonavano, lasciavano il Collettivo che passava di mano ai giovani ultra.
UN ANNO DI CRISI
Un anno duro per i tifosi viola, quindi anche per il Collettivo. Per gli episodi di violenza ai margini di Fiorentina-Juventus scattavano denuncie a pioggia. Il Collettivo manteneva il suo ruolo egemone nella curva Fiesole, organizzava lo sciopero del tifo (nei primi tempi delle gare casalinghe) per protestare per come erano state condotte le indagini, otteneva di parlare con la societa e tecnico durante la crisi della Fiorentina. Non mancava limpegno, i giovani sbagliavano pero crescevano, il Collettivo pero entrava in "sofferenza", sembrava disperdersi il "collante" che aveva sempre tenuto insieme un club con oltre mille iscritti : lamicizia.
E cosi che si arrivava alla conclusione della stagione, alle voci che parlavano insistentemente di chiusura.
TUTTI INSIEME
E di chiusura al Collettivo si parlava davvero, almeno fra i giovani che lo hanno rilevato. Ma ecco la sorpresa, i vecchi non intendono mollare e dopo un anno sull"Aventino" si ripresentano. Sono i leader storici, iniziando da Stefano Sartoni, detto "Passarella ex presidente, figura "mitica" nel mondo del tifo. Passarella è accompagnato da personaggi altrettanto famosi e stimati dagli ultrà di tre generazioni: Dimitri (luomo delle grandi coreografie della curva) , Fragola, il "Pizza", Massimino (il "poeta" di striscioni e slogan) e tanti altri ancora. Cè pure il presidente di dieci anni prima, Martelli. Tutti intorno al .... capezzale del club moribondo. Loro non vogliono assistere immobili e questa eutanasia di quello che è stato il loro punto di ritrovo, le stanze della loro amicizia, lo spicchio di cemento del loro tifo. E neppure i "giovani", nonostante la delusione di quellanno difficile, vogliono in realtà mollare. E possibile trovare un accordo ? Sì, intorno proprio alla figura di "Passarella", di nuovo leader, nuovo presidente. Ed è così che vecchi e giovani si stringono la mano.
NUOVO PROGETTO
Ma non si può iniziare senza che niente sia successo, è necessario un momento di discussione, su quanto sta avvenendo nel mondo degli ultrà. Ed ecco la grande novità, importante, che non va tralasciata. "Passarella" annuncia i motivi che hanno portato il Collettivo a non mollare "Lo facciamo per il grande amore che nutriamo per Firenze e per la maglia viola. Però sappiamo che il calcio è cambiato, non ci sono più le bandiere, non ci sono più "beniamini" da proteggere, ma solo professionisti che giocano, quindi lavorano, sotto pagamento. Anche il tifo è cambiato, oggi la realtà impone un modo diverso di stare vicino alla squadra. Idem per la violenza".
Dalle parole ai fatti, ora il Collettivo ha il suo vademecum comportamentale, chi vuol stare nel club non deve, mai, portare con sé e utilizzare coltelli, e corpi contundenti ("né lame né infami", recitava uno striscione esposto due anni fa in "Fiesole" per volontà, "Passarella" in testa, del gruppo dirigente di allora) ; che andrà in trasferta lo farà in pullman organizzati e scortati, come vogliono le forze dellordine.
"Il Collettivo non deve dimostrare niente ricorda "Passarella". "Non accetteremo provocazioni, difenderemo ovviamente la nostra immagine e i nostri iscritti".
E una svolta importante , una riflessione che ha una valenza nazionale. E di questo Firenze non potrà che giovarsene senza perdere un club che, sbagliano e facendo scelte giuste, ha raccontato un frammento della storia della propria squadra di calcio.
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