Zio, chi è quel giocatore biondo che non abbassa la testa neanche per calciare il pallone? quello li? Quello è Antonio, Giancarlo Antognoni il più forte di tutti!. Dai zio portami a vederlo allo stadio, non ci sono mai stato! va bene ti ci porto, però prima stacca gli occhi dal televisore e finisci di mangiare sennò la mamma e il babbo ce lo danno loro lo stadio!. Avevo otto anni, ma i ricordi che seguirono quella sera mi accompagnano anche oggi che ne ho ventinove. Non riuscivo a prendere sonno perché nella mia camera da letto, quel sabato sera del 1981, cera un gran rumore: era il mio cuore che batteva come impazzito per lemozione: finalmente andavo per la prima volta a vedere la Fiorentina!! Arriva la domenica e prima di partire mio zio savvicina e serio come non lavevo mai visto mi dice: tieni questa sciarpa, mettitela al collo e non fartela fregare, è stata Glasgow!. Non sapevo neanche dove fosse quel posto ne tanto meno che significato avesse per mio zio; solo più tardi capii che mi aveva affidato qualcosa di speciale. Dopo le raccomandazioni della mamma e qualche spicciolo del babbo, finalmente partimmo e dopo dieci-quindici minuti ecco che da una curva spunta il Comunale, per me molto più grande di come limmaginavo: improvvisamente il cuore riprese istintivamente la folle corsa interrotta la sera prima solo da un profondo sonno: finalmente ci siamo! Come trasportato dal vento entrai allo stadio in Fiesole: ricordo un immensa folla, come non lavevo mai vista prima, cera tanto rumore e un gran vocio ma non faceva paura, il clima era di festa e tutto colorato di bianco rosso e viola. Era la settima giornata di campionato e cera il Torino quel giorno di novembre (il primo se non sbaglio) e la Fiorentina era quarta in classifica, prima come sempre la Juventus. Una voce dal microfono annuncia le formazioni e ricordo perfettamente i cori dei tifosi e tantissimi pezzettini di carta che si levano in aria come coriandoli, gli olè riservati ai giocatori, il più forte per Giancarlo Antognoni. Capivo poco di calcio (tatticamente) ma sapevo bene come funzionava il gioco e non avevo difficoltà a seguire la partita. Doveva essere passata una mezzoretta quando Casagrande (Francesco) segnava: dagli spalti saltarono tutti insieme la gente si abbraccia e grida di gioia, mio zio esultò con me: che spettacolo! I giocatori correvano e si battevano, il Toro provava a rispondere ma la difesa Viola era una roccia. Dopo venti minuti sentii un altro boato, ma questa volta non capivo nessuno aveva fatto gol. Zio cosè successo? chiesi, A segnato la Roma a Torino contro la Juve! Finisce il primo tempo, viola in vantaggio per uno a zero. Lintervallo vola via in un attimo tanto ero preso a sentire i discorsi sulla partita di mio zio coi suoi amici e dellaltra gente. Ogni tanto chiedevo, molto più spesso ascoltavo e basta. Si ricomincia e dopo poco la Fiorentina fa un altro gol questa volta con Bertoni (Daniel Ricardo) lestroso argentino che gioca sullala destra. Altro gol e altra festa, forse ancora più rumorosa che per il primo gol, tanto che un amico di mio zio in piedi accanto a me mi sollevò di peso prendendomi quasi in braccio per la felicità. Da lassù vidi tutto lo spettacolo che cera da vedere: un anello viola festante di sciarpe e colori in movimento, i giocatori che si abbracciavano ed esultavano con tutto lo stadio. Mancava poco alla fine della partita quando il Torino accorcia le distanze con Paolino Pulici, regalandoci gli ultimi minuti di paura. Ma il risultato non cambierà più, larbitro fischia la fine e la Fiorentina vince per due a uno, la gente è felice anche perché la Juve ha perso e ora siamo solo a due punti dalla vetta e terzi in classifica con lInter; qualcuno prova a dire che sia lanno bono? e gli amici in risposta ma la smetti di gufare?, ttu llha detto anche anno scorso, poi siamo arrivati quinti! A fine gara i tifosi cantano i loro cori di felicità, ma il più bello di tutti per me sarà sempre quello riservato a Giancarlo: tutto lo stadio lo acclama al grido di Antonio, Antonio e lui risponde salutando il pubblico mentre esce dal campo. Cosa cè di meglio pensai, di un posto in cui la gente ride scherza e gioisce tutta insieme, e dove si grida allunisono per il giocatore più forte della squadra il mio nome (Antonio)? Ero felice come non lo ero mai stato in vita mia, ricordi limpidi e netti come fuoco impresso nel legno, solo che ancora non conoscevo la parte triste della cosa. Arrivò come una lama nel buio non molto tempo dopo, per lesattezza il 22 Novembre il giorno in cui Antognoni scontrandosi con il portiere del Genoa Martina si infortuna gravemente alla testa. Quel giorno mio zio non mi portò allo stadio perché andai coi miei genitori da dei parenti. Quando seppi quello che era successo non ci credevo, non riuscivo a comprendere ciò che era successo; solo alla sera guardando Novantesimo con mio zio capii tutto. Vidi Giancarlo scontrarsi col portiere e cadere immobile, i giocatori (anche avversari) con le mani nei capelli per la disperazione i medici che si precipitavano addosso a lui per soccorrerlo. Non vidi più nulla, i miei occhi si riempirono di lacrime e scappai in camera mia affondando la testa nel cuscino; non è giusto pensai, non può finire tutto così ..e per lo scudetto come facciamo, con chi lottiamo ..? Mio zio venne in camera per rincuorarmi spiegandomi che Antonio si sarebbe ripreso, come avevano detto i medici e mi promise che mi avrebbe riportato allo stadio se volevo. Poi mi disse che per lo scudetto lotteremo, fino in fondo anche e soprattutto per Giancarlo. In un pianto disperato gli dissi che non volevo più tornare a vedere la Fiorentina se non cera Giancarlo . Nei mesi successivi mi documentai come era possibile sul calcio, album, almanacchi e quantaltro per conoscere tutti i giocatori della Fiorentina passati e presenti: otto anni e già Tifoso sfegatato. Seguivo per come mi era possibile anche le notizie sulle condizioni di Antognoni, ma non fui felice fino a quando costrinsi mia madre a portarmi un pomeriggio allo stadio dove sapevo si sarebbe allenato Giancarlo. Arrivai per la seconda volta in vita mia al Comunale, ma quel giorno non fù come il primo: latmosfera era irreale, regnava una calma piatta, non cera festa e neanche la folla colorata e felice che mi aveva fatto innamorare di quel luogo. Cera solo silenzio e tanto vuoto, forse troppo e lo stadio allinterno sembrava grande il doppio. Lo vidi in lontananza con la tuta blu e una vistosa fasciatura al capo in ricordo della frattura alla testa .dimprovviso lo stadio dentro di me si riempì di nuovo e sentii la curva gridare di nuovo Antonio, Antonio. Poi in un attimo tutto svanì e tornò lirreale silenzio, rotto soltanto da qualche grido di incoraggiamento di alcune persone. Quando Giancarlo correndo venne più vicino a me anchio gli volli far sentire il mio incoraggiamento: Vai Antonio! gli gridai con quanto più fiato avevo in gola e lui sempre correndo rispose con un gesto della mano. Tanto bastò per farmi saltare di gioia e dire alla mamma Mamma, hai visto mi ha salutato! e lei si ho visto ma stai calmo, sei tutto agitato . No che non ero calmo, ero euforico!! Perché? Perché avevo capito tante cose. Vedendolo correre e soffrire da solo sul campo avevo capito che non solo era un grande giocatore ma anche un grande uomo e sarebbe rientrato, come e più forte di prima, e che la Fiorentina avrebbe lottato (per quello che era possibile) fino in fondo e soprattutto per lui, proprio come mi aveva detto mio zio. La Fiorentina lottò davvero senza di lui, tanto che il giorno che tornai allo stadio (quando rientrava Giancarlo, naturalmente) eravamo secondi in classifica ad un solo punto dalla Juventus! Altra grandissima emozione quella domenica con lo zio: cera il Cesena quel 21 marzo e i cori dei tifosi erano tutti per Giancarlo Antognoni che ritornava a giocare dopo tre mesi e mezzo dallincidente: Antonio, Antonio gridava la folla e tutto era come doveva essere. Fu festa davvero, in tutti i sensi perché la Fiorentina vinse anche per uno a zero, a dieci minuti dalla fine con un gol di Casagrande restando ad un punto dalla Juve: la battaglia continuava . Oggi a ventinove anni quando mi chiedono se la Fiorentina mi ha fatto più piangere di rabbia o ridere di gioia, rispondo dicendo che la Fiorentina mi sempre dato grandi emozioni. Piansi ancora, è vero ma unultima volta quellanno lì, il 1982 quando la Juve ci rubò quello scudetto allultima giornata nel modo che tutti conoscono. Lo stadio ho cominciato a frequentarlo assiduamente dal 1987, e da allora con il biglietto o più tardi con labbonamento sono sempre stato in Fiesole. Lì come tifoso ho vissuto tutto, da bei ricordi (le vittorie in Coppa Italia e le indimenticabili partite di Champions League) a quelli meno belli (la prima dolorosa retrocessione e adesso questa!), ma li ho vissuti veramente tutti e tutti dun fiato. Essere tifosi viola significa essere tifosi sempre, nel bene e nel male, significa passare campionati anonimi a cantare solo pe la maglia, essere pieni dorgoglio avendo in campo solo Beppe Iachini (picchia sempre per Noi mitico Beppe!), vedere giocare Antognoni, Roberto Baggio, Gabriel Batistuta, Rui Costa, Chiesa, Baiano (mi scusino i dimenticati) ma anche Monelli, Volpecina, Pusceddu, Rocchigiani, Bosco e Calisti (mi ringrazino i dimenticati). Significa vincere col Manchester in Coppa Campioni, battere la Juve al novantesimo (Borgonovo), andare in settemila a San Siro ma anche perdere in casa col Como o con lUdinese penalizzata di nove punti e già retrocessa e andare ad Acireale in cento .. Questo è essere tifosi, e quando lo si è si deve prendere tutto, non si può prendere solo il buono e lasciar perdere le cose brutte, sarebbe troppo facile. Vittorio Cecchi Gori è riuscito in poco tempo a distruggere tutto quanto aveva tra le mani Fiorentina compresa, ma sicuramente non riuscirà mai a distruggere le emozioni che questa passione mi ha trasmesso in tutti questi anni, e questa è la sua sconfitta più grande .la Fiorentina continuerà in un modo (serie b) o in un altro (Eccellenza) ad esistere, e con essa tutti quei tifosi che lhanno sempre seguita e sostenuta con vari sacrifici economici. Il colore viola ce lho nel sangue ormai e non credo che riuscirei a seguire unaltra squadra di calcio, è più probabile se le cose vanno male, che mi si trovi in qualche campetto di provincia (Pontassieve per esempio) con la mia vecchia sciarpa bianco-viola a cantare: Quando in campo i bianco-viola scenderan .noi saremo sempre quà, noi saremo sempre quà, Fiorentina sei la squadra del mio cuor . Patetico forse? No, solo tifoso viola!! A.F. 73
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