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UN LAMPO DI ZIDANE SPEGNE IL LECCE, LA SIGNORA FESTEGGIA COL PRIMATO UN ANNO DI ANCELOTTI IN PANCHINA
16 Febbraio 2000 - letto 396 volte
Era il 9 febbraio di un anno fa. Quarantotto ore dopo la concitata e stupefacente conferenza stampa che aveva visto le dimissioni di Marcello Lippi (susseguenti la Caporetto interna contro il Parma) l'allenatore di Reggiolo si presentò, liberato dagli impegni col Parma stesso, in piazza Crimea. Diventava l'allenatore della Juventus football club .
Le frasi dei tifosi e i loro pregiudizi, gli insulti della curva scritti con le bombolette sui muri del Comunale, l'esordio a Piacenza, il pareggio batticuore ad Atene, l'impresa di Manchester e il tonfo con gli inglesi quindici giorni più tardi davanti al nostro pubblico in vantaggio di due reti, che fece sfumare il sogno di una nuova finale europea. E poi sei pareggi consecutivi, lo spareggio uefa perso con l'Udinese, la vergogna di dover fare l'intertoto.
Superata l'intertoto, l'avventura nella nuova stagione. E un'imbattibilità che dura da sedici gare consecutive in campionato, alla Signora non succedeva dal 1982...
Quante emozioni, quanti avvenimenti, chissà i pensieri di Ancelotti in questi primi dodici tumultuosi mesi sulla panchina della squadra più blasonata d'Italia.

Non c'è tempo per pensarci, dopo l'eliminazione dalla coppa Italia e i pareggi con Cagliari e Udinese è tempo di pensare a vincere e a tornare in testa. Al Delle Alpi arriva il Lecce : i giallorossi di Cavasin sono stati gli unici a battere la Juve nell'intero girone di andata, gli unici a segnare due gol alla migliore difesa del torneo . La sconfitta va vendicata. Schieramenti speculari per le due formazioni. I salentini si predispongono con cinque uomini in mediana e due marcature fisse in difesa. Juarez si prende cura di Del Piero, Savino marca stretto Inzaghi.
Ancelotti dopo quattro giornate può riproporre il terzetto titolare in difesa, e così Ferrara e Iuliano si occupano di Lucarelli e Sesa alternandosi. A centrocampo Conte non ce la fa, al suo posto Pessotto sulla sinistra affronta Balleri. Zambrotta si propone spesso sulla destra, gli si oppone Colonnello. La marcatura fondamentale della gara, per rilevanza tattica, è Piangerelli chiamato al difficile controllo di Zidane. Il duello più equilibrato si dimostra subito quello fra Tacchinardi e il brasiliano Lima, scattante, tecnico e dotato di buona visione di gioco. Conticchio invece fatica a limitare l'estro e la grinta dirompente di Davids, e a centrocampo la Juve denota maggiore tasso tecnico e atletico degli avversari. I padroni di casa spingono e mettono paura alla retroguardia pugliese in un paio di circostanze con Zidane (destro rasoterra dal limite) e Inzaghi (girata alle stelle da pochi passi su cross di Zambrotta), dall'altra parte Sesa e Lucarelli non riescono minimamente ad impeniserire Van der Sar. Gli spazi sono pochi, il Lecce si chiude con efficacia a protezione della propria area e pressa con caparbietà. Nel primo quarto d'ora i falli non si contano, Bolognino è costretto a spezzettare continuamente il gioco. Tutti attendono il ritorno al gol di Del Piero. E Alex, 25 anni, studente, ha al minuto ventitre un'occasione macroscopica per rompere il digiuno dopo più di 450 giorni di astinenza. Juarez gli regala un pallone, lui s'invola verso la porta ma sbaglia di un metro il diagonale a colpo sicuro. Stupore e boato di delusione del pubblico. Del Piero capisce l'errore e alza le mani a chiedere platealmente perdono. La curva Sud capisce il suo momento difficile e lo acclama ancora più forte di prima. Dopo quattro minuti la Juve passa. Punizione dal limite di Zidane in posizione defilata sulla sinistra. Traiettoria secca e beffarda del francese e, con la complicità di un Chimenti non ottimamente piazzato, il pallone finisce la sua corsa in fondo al sacco. Quarto gol stagionale per Zizou, terzo su calcio piazzato. La reazione del Lecce fatica ad arrivare, la Juve è galvanizzata e sfiora il gol del raddoppio in tre occasioni. Una volta è
Alex a calciare su Chimenti un superbo assist di Zidane in una tipica azione di contropiede, poi per due volte Inzaghi non riesce, di testa e di piede, a bucare Chimenti per il punto della sicurezza.
E' destino che quest'anno si soffra ogni partita. All'ultimo minuto del primo tempo brutto intervento di Tacchinardi su Lima. Giallo e reazione sventata del bianconero che applaude ironicamente la decisione di Bolognino che lo caccia negli spogliatoi. Sulla susseguente punizione una maligna deviazione della barriera costringe Van der Sar al primo ma difficile intervento della giornata.

La ripresa offre ovviamente uno spettacolo completamente diverso. La Juve deve giocare tutto un tempo in inferiorità numerica e lascia il controllo delle operazioni a centrocampo agli avversari. Zidane arretra la sua posizione di una decina di metri e si sacrifica in copertura, Pessotto e Zambrotta dimenticano di essere (anche) ali per dedicarsi esclusivamente al ruolo di terzini. Ma la difesa fino al venticinquesimo non trema mai. Poi un colpo di testa in avvitamento di Lucarelli spaventa Van der Sar terminando la sua corsa appena oltre la traversa. In precedenza il portiere olandese aveva fermato un rasoterra potente ma centrale dello stesso Lucarelli. La Juve, pur restando sempre compressa nella propria trequarti, non da l'idea di soffrire eccessivamente la pressione salentina . Ancelotti inserisce Birindelli e Kovacevic per Zambrotta e Inzaghi. Cavasin le prova tutte e inserisce Bonomi per Piangerelli e Traversa per Sesa nel tentativo di rafforzare il reparto offensivo. Ma poco dopo la mezzora la Juve potrebbe chiudere l'incontro. Contropiede di Inzaghi che attende l'ineserimento di Birindelli dalle retrovie. Il cursore juventino tutto solo davanti a Chimenti si fa deviare in angolo il diagonale. E così ultimi dieci minuti di sofferenza a guardare l'orologio e il tempo che non passa mai. Iuliano è dolorante per una botta, resiste e resta in campo. Il Lecce crede nella disperata impresa e si riversa nel finale con tutti gli effettivi in attacco e ai tifosi juventini prende la paura che possa accadere l'irreparabile proprio nei minuti finali, come con Bari e Parma. In pieno recupero (il quarto uomo ha concesso addirittura cinque minuti oltre il novantesimo) un tiro dal limite di Traversa viene deviato e da l'illusione del gol, ma resta un'illusione. Finisce così 1-0 per la Juve. La Lazio non supera il Parma all'Olimpico e torniamo, di una lunghezza, al comando in solitario.

Ci sono molteplici criteri per valutare questa Juve. Guardando la colonnina dei gol fatti vediamo che segnamo quasi sempre un solo gol, abbiamo il settimo attacco del torneo, soffriamo ogni partita anche e soprattutto con le squadra di media classifica.
Se guardiamo la classifica e la colonnina dei gol subiti sorridiamo a bocca aperta. Miglior reparto arretrato e primo posto davanti a tutti.
E' difficile commentare partite di questo tipo. Non si può criticare una squadra che in dieci per un tempo resiste strenuamente e che ha sempre la concretezza e il cinismo di vincere quando è l'ora di farlo. Non si può per contro nemmeno stendere elogi vaporosi a una Juve che ogni qualvolta incontra una piccola (a parte Cagliari e Reggina che ci hanno segnato il passo) vince sempre a stento soffrendo l'inimmaginabile.
Il Lecce ha giocato la sua partita con determinazione e ordine, si sono distinti Lima e il battitore libero Viale per dinamismo e visione di gioco. E' mancato di profondità in fase offensiva ,altrimenti poteva riuscire nell'impresa di pareggiare a Torino coi primi della classe.
Ritengo che la capacità di reagire alle avversità e il carattere di questa Juve siano indubbi. Così come la compattezza della difesa e la solidità del centrocampo. Resto dell'idea che comunque dipendiamo troppo dalla forma fisica dei nostri umoni chiave, soprattutto Zidane, e lamentiamo in zona gol la preoccupante abulia di Del Piero e Inzaghi che non hanno ancora impresso al campionato il loro marchio di fabbrica come ci aspetteremmo . Sono utili alla manovra, dettano però poco il passaggio e soprattutto concludono poco in porta. E così è difficile fare gol.

Domenica si va a Venezia. In laguna sono già affondate Inter e Lazio quest'anno. Un altro esame per la corazzata bianconera e per il suo attacco che deve dimostrare di non avere le polveri bagnate. E un momento importante per l'ammiraglio bianconero Ancelotti che ha dato forma e carattere ad un gruppo sfibrato fino a riportarlo a lottare per i traguardi che noi tifosi bramiamo da sempre. Dodici mesi dopo il crollo della vecchia Juve siamo ancora lì, con Carletto al timone, e la voglia di vincere dei bei tempi andati.

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