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Triestina-Livorno gara ad alto rischio, scontro ideologico tra le tifoserie
21 Febbraio 2003 - letto 2854 volte
E’ allarme rosso per l’arrivo del Livorno
Riemergono le ruggini dopo lo striscione sulle foibe. Decreto anti-violenza

Dietro la sfida ad alta quota di lunedì prossino tra Triestina e Livorno c’è lo scontro ideologico tra due tifoserie che si odiano. Da una parte la curva nera degli ultras alabardati, dall’altra quella livornese che si definisce stalinista. Questura, e in particolare la Digos, sono già da giorni al lavoro per predisporre per il «Rocco» e zone limitrofe un piano anti-violenza. E’ una delle partite più a rischio di tutta la stagione. Già domenica scorsa a Livorno si sono verificati scontri tra la polizia e i sostenitori rossi in fermento per l’arrivo dei nemici veronesi, naturalmente tutti di destra e grandi alleati degli ultras triestini. Pare che gli scaligeri verranno lunedì a dare man forte ai giuliani. Sono in corso, insomma. grandi manovre. I tifosi di casa potrebbero anche bloccare l’ingresso allo stadio dei labronici o impedirne l’uscita.
Dalla città toscana per fortuna non dovrebbero «sbarcare» più di quattrocento supporter che hanno prenotato quattro pullman mentre gli altri formeranno una colonna di macchine. Il giorno feriale non favorisce grandi esodi; recentemente la curva rossa ha minacciato anche di fare lo sciopero del tifo dopo che a 25 facinorosi è stato vietato l’ingresso allo stadio per gli incidenti scoppiati in occasione della gara con la Samp. Non erano abituati a essere colpiti da questi provvedimenti, di solito la facevano franca. Come l’anno scorso quando nella gara di ritorno al «Picchi» esposero il vergognoso striscione «Tito ce l’ha insegnato la foiba non è reato». Scoppiò (apparentemente) il finimondo: denunce, esposti in Procura interrogazioni parlamentari ma alla fine tutto si risolse in una bolla di sapone. In realtà, secondo la legge anti-violenza firmata dagli allora ministri Bianco e Melandri, quella partita non doveva neppure cominciare in presenza di uno striscione così oltraggioso. Pagarono solo gli ultras triestini per apologia al fascimo. Ruggini neanche tanto vecchie che ora rischiano di affiorare. Quest’anno, in occasione della seconda giornata di andata, i livornesi hanno preso in giro i nemici alabardati con uno striscione in cirillico e con uno più spiritoso («onore ai martiri delle fobie») ma che non è molto distante dall’originale. Quest’anno sono stati duramente criticati per un cartello esibito durante il minuto di silenzio per la morte dell’avvocato Giovanni Agnelli («Scusate, le nostre lacrime sono in cassintegrazione: anche i ricchi piangono») e per un altro esposto nella giornata della memoria («Ricordare l’olocausto per condannare Israele: Palestina libera»).
E a proposito di violenza negli stadi, la questione sarà affrontata domani dal consiglio dei ministri con un decreto ad hoc. Le nuove misure prevedono la «flagranza diretta», cioè la possibilità di arrestare il tifoso violento anche se è passato del tempo dal momento che ha commesso il reato.
Per la sfida tra le due sorprendenti matricole della serie B di sicuro si inventeranno qualcosa di nuovo. Ma in campo non ci sarà il loro uomo-simbolo Igor Protti, squalificato per un turno e per Ezio Rossi questo è un sollievo.
Stamane all’ agenzia dell’Utat di Galleria Protti apre la prevendita per l’incontro che potrebbe rilanciare l’Alabarda. I posti nelle curve Furlan e Valmaura dovrebbero essere venduti in poche ore.
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