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Svastiche in curva, i nazi-ultrà della Roma
30 Gennaio 2006 - letto 6526 volte
ROMA — Allo stadio Olimpico, ieri, per Roma-Livorno, sono tornate le svastiche e gli striscioni di matrice antisemita: «Lazio-Livorno. Stessa iniziale stesso forno», il messaggio esposto per qualche minuto, durante il secondo tempo, dai nazi-ultrà giallorossi in Curva Sud. Poco più sotto, un altro cartello osceno: Gott mit Uns, la scritta famigerata — Dio è con noi — che i soldati di Hitler portavano impressa sui loro cinturoni.
La Comunità ebraica romana, ora, è sconvolta e indignata: «Perché la partita non è stata immediatamente interrotta dall'arbitro?» protesta Riccardo Pacifici, portavoce degli ebrei capitolini. Oggi stesso la comunità romana chiederà un incontro al ministro dell'Interno, Beppe Pisanu e al questore di Roma, Marcello Fulvi: «Perché non è stata applicata la legge Mancino? Perché anche l'ultimo decreto Pisanu sulla violenza negli stadi è rimasto lettera morta? — aggiunge Pacifici —. Molti tifosi romanisti che erano all'Olimpico, ebrei e non ebrei, sono andati subito al posto di polizia di Monte Mario per chiedere che quelle scritte venissero rimosse. Invano. Anzi, sono stati allontanati in malo modo. Incredibile».

Svastiche, croci celtiche, saluti romani, inni al Duce, ritratti di Mussolini: appena 48 ore dopo le solenni celebrazioni della Giornata della Memoria, del ricordo della Shoah. «Roma è la città della deportazione degli ebrei, Roma è la città delle Fosse Ardeatine — durissimo il commento del sindaco Walter Veltroni —. Simili comportamenti non possono essere più tollerati».

Ma la vergogna parte da lontano. Novembre '98, Lazio-Roma: «Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case» fu lo striscione in Curva Nord dei laziali. La Roma ora rischia la squalifica del campo, anche se il presidente giallorosso, Franco Sensi, ha subito preso le distanze con fermezza: «Mi piacerebbe che la politica restasse fuori dagli stadi». Già, sembra facile. Il problema è che in curva, all'Olimpico, si fa politica eccome: un anno fa, in vista delle elezioni regionali, ultrà della Lazio e della Roma scesero in campo con tanto di striscioni in favore di un candidato di An, Giulio Gargano, che poi risultò tra i più votati. Le due curve sono sempre più unite da ideali e affari. L'ultradestra e il merchandising. Le svastiche e i gadget. Poi, quando arriva il Livorno, puntuale scoppia anche la guerra. Perché il Livorno rappresenta il nemico, il pugno chiuso di Lucarelli, le bandiere con Che Guevara e la falce e martello. Non è un caso che il laziale Paolo Di Canio, quest'anno, abbia fatto il suo unico «vero» saluto romano proprio nella gara contro gli amaranto.
La svastiche, di solito, vengono tirate fuori dagli armadi solo per quest'occasione. Con i «comunisti del Livorno» ci sono conti in sospeso. L'odio è profondo. Ieri doveva scattare l'agguato. Gli ultrà della Roma volevano vendicare un loro amico che l'anno scorso, all'Olimpico, per raccogliere un petardo lanciato dai livornesi, si spappolò una mano. Così, avevano già preparato lo striscione di rivendicazione da esporre, poi, in curva: «V'avemo bruciati tutti». Ma è stato scoperto e sequestrato nel pre-partita, insieme a un borsone con 6 bottiglie molotov.
Insomma, c'era un piano. Un attentato che la polizia è riuscita a sventare solo perché ha cambiato all'ultimo il tragitto dei tifosi toscani, li ha fatti scendere dai treni alla stazione Aurelia anziché a Termini e ha scortato i torpedoni lungo itinerari inconsueti. Fuori dallo stadio è scoppiata comunque una sassaiola, tre tifosi romanisti sono stati arrestati e un minorenne denunciato. Ma la Digos ha filmato tutto e i responsabili degli striscioni antisemiti non la faranno franca. Se i poliziotti non sono subito intervenuti — dicono in Questura — è stato solo per evitare altri disordini. Ma Damiano Tommasi, centrocampista della Roma, la pensa diversamente: «L'arbitro — dice — avrebbe dovuto chiedere la rimozione dello striscione».

Le curve a Roma fanno politica, proseliti. E il gioco si fa sempre più pericoloso. Per Enzo Foschi, consigliere Ds alla regione Lazio, «sarebbe il caso di indagare senza tentennamenti per scoprire i mandanti, i
grandi vecchi che utilizzano come manovalanza tifosi poco più che ragazzini». Riccardo Pacifici, vicepresidente della comunità ebraica, sospetta qualcosa: «All'esterno dello stadio ora ci sono più filtri, hanno messo i tornelli. Eppure certi striscioni continuano a passare. Forse questa gente ha dei complici all'interno».
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