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spadino leader degli ultras romani: '' cambiamo il calcio''
24 Febbraio 2006 - letto 22452 volte
ROMA - William Betti, detto Spadino, leader degli Ultras Romani della curva Sud, è in auto verso Torino, diretto allo stadio "Delle Alpi", quando lo ritraccia al telefono il Romanista: «Siamo fra Carrara e La Spezia, fra noi e i Roma club sugli spalti credo che alla fine saremo cinquecento».
Più un migliaio di juventini: il totale è desolante per una gara così. Cosa bisogna fare per riportare la gente allo stadio?
«Il primo compito spetta al tifoso: dobbiamo riportare la tranquillità e la normalità negli stadi».
E’ questa la prima causa degli spalti sempre più vuoti?
«Certo che no: ci sono le degenerazioni del calcio moderno, gli orari impossibili delle partite, le tv. Ma dobbiamo far sì che gli stadi tornino ad essere un luogo dove divertirsi».
Oggi ci si diverte solo quando si vince.
«Ed è sbagliato, tutti stiamo sbagliando. Oggi le famiglie non si vedono quasi più: bisogna riportarle a vedere le partite del vivo, fare qualcosa affinche il tifoso da Sky torni un tifoso da stadio».
Serve una diversa politica di prezzi: oggi i biglietti sono troppo cari.
«Sì, è obbligatorio. Ma serve anche una minore esasperazione da parte del pubblico. Dobbiamo tornare a ricordarci che il calcio è un gioco, ma davvero. Mentre a volte lo viviamo in maniera troppo esasperata per l’amore viscerale che abbiamo per i nostri colori».
William, sono parole forti per uno con la tua storia: cosa è cambiato?
«Io sono cambiato tantissimo. Le vicende della mia vita mi hanno fatto crescere ed ora vedo le cose sotto una prospettiva un po’ diversa».
Fai riferimento al lungo divieto di entrare negli stadi che hai subito senza un processo?
«Faccio riferimento al fatto che vivere il calcio in maniera esasperata alla fine non mi ha portato nulla. Solo problemi».
Ma sei sempre un ultras: come è cambiato il tuo modo di stare in curva?
«Penso che siamo tutti tifosi della Roma e dovremmo tifare tutti assieme, ognuno mantenendo le proprie idee perché siamo diversi ci mancherebbe, ma pensando solo a sostenere la nostra squadra. Pensando prima di tutto a divertirci».
Batti sempre sul tasto del divertimento.
«Sì perché chi passa un pomeriggio allo stadio dovrebbe poter tornare a casa e dire alla propria famiglia: come mi sono divertito. A prescindere dal risultato».
Quando si vince come in questo periodo è più facile.
«Sì è questo nuovo clima del tifo che può aiutare la squadra a vincere. Certo, se poi ci sono delle critiche da fare, allora si può fare una contestazione, civilissima, come quella che abbiamo fatto nei confronti di Rosella Sensi».
Pentito di quella protesta inscenata a Roma-Juve?
«No, ci mancherebbe. Intanto perché fu civilissima. E poi perché aveva detto che saremmo amici di gente che non sarà mai amica nostra. Però, se in seguito Rosella Sensi dimostrerà di saperci fare, noi tifosi siamo pronti anche a levarci il cappello davanti a lei. Ma lo deve ancora dimostrare: i successi per ora sono tutti della squadra».
«Rosella vattene» oggi lo ridiresti?
«Non è questo il punto. Per il futuro per me la prima scelta è sempre la public company, la Roma ai tifosi. Ma se nel frattempo la Famiglia Sensi dimostrerà di saper correggere gli errori fatti in passato e di lavorare bene per una Roma più forte, evviva, benvenga, li ringrazierò».
Le ultime operazioni societarie, da Trigoria alla Cittadella dello Sport, sono dei segnali importanti: come li giudichi?
«Speriamo che ci portino dei vantaggi davvero ma intanto noi aspettiamo sempre una risposta da parte della società: i successi della squadra non devono farci pensare che sia tutto a posto. Aspettiamo».
Intanto domenica all’Olimpico l’ambulanza Luisa Petrucci nel suo giro di campo si fermerà sotto la curva.
«Abbiamo preparato una sorpresa bellissima per quel momento».
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