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Scontri per Borghezio a Livorno, Pisanu accusa
09 Febbraio 2006 - letto 3198 volte
Feriti tra gli agenti che proteggevano il comizio. Il ministro se la prende con il centro sociale Godzilla e gli ultras

«Noi livornesi abbiamo sempre il sorriso sulle labbra, siamo un popolo tranquillo, bonaccione, ma i fascisti qua non sono mai stati tollerati». Lo diceva con orgoglio un anziano ciclista mentre domenica, a pochi metri stava andando in scena una vera e propria guerriglia urbana scatenata per interrompere un'iniziativa dell'europarlamentare Mario Borghezio. «Chiedono di essere tolleranti con gli intolleranti e democratici con i fascisti», continuava l'anziano, una delle tante persone di ogni fascia d'età che in maniera spontanea hanno voluto protestare contro la venuta dell'onorevole leghista. «Se avessi avuto una ventina d'anni in meno - questo il suo commiato - anziché parlare con te sarei stato lì con loro a fare casino».

Che la visita di Borghezio a Livorno non sarebbe passata inosservata, l'avevano capito tutti. Sindaco e presidente della provincia avevano chiesto in tutti i modi al prefetto (in sintonia con loro) di annullare la venuta dell'ex-ordinovista della Lega nord per motivi di ordine pubblico. Ma tutti, in un modo o nell'altro, si sono dovuti piegare al fatto di trovarsi davanti un europarlamentare: l'amministrazione comunale concedendo la sala, e il prefetto dando il lasciapassare.

La protesta, avvenuta in forma spontanea come tradizione vuole da queste parti, è stata furiosa. Almeno tre le cariche dei manifestanti, fitti lanci di oggetti e bombe carta contro la polizia, furiosi corpo a corpo e l'irruzione nella sala-dibattiti sventata per un pelo. Otto poliziotti feriti (uno in maniera seria) e una trentina quelli contusi, un intero quartiere, quello storico della Venezia, in stato d'assedio. E soprattutto Borghezio che, per la delusione dei circa 30 simpatizzanti intervenuti, ha dovuto «tagliare» il suo intervento ed abbandonare l'aula sotto scorta da un'uscita secondaria. Da sottolineare positivamente - per una volta - il comportamento di un questore, Vincenzo Roca, che pur disponendo di circa 400 agenti ha avuto il merito di tenere un profilo sostanzialmente «basso».

Quasi tutti, da destra a sinistra, hanno condannato i fatti avvenuti domenica sera. Lo ha fatto «con forza» il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, «perchè tutte le manifestazioni, anche le più sparute, hanno diritto di cittadinanza». Dà lezioni di democrazia il ministro delle riforme, il leghista Roberto Calderoli: «Chi impedisce di esprimere il proprio pensiero, ricorrendo alla violenza, è degno della miglior tradizione fascista. I centri sociali, i no global e tutto quel mondo indefinito che ruota intorno alla sinistra estrema - aggiunge Calderoli - altro non sono che i fascisti del nuovo millennio». Ma la dichiarazione più pesante arriva in serata direttamente dal ministro degli interni Giuseppe Pisanu, ormai impegnato da un paio d'anni in una personalissima battaglia con le realtà antagoniste livornesi: «Si è trattato - dice - di una vera e propria azione di guerriglia urbana, ben orchestrata e condotta da circa 300 facinorosi, appartenenti all'area antagonista, al centro sociale Godzilla e alle frange estreme della tifoseria calcistica locale, raccolte sotto la sigla della `Brigate autonome livornesi'. Ancora una volta - prosegue Pisanu - l'estremismo da stadio è stato usato come una macchina da guerra a fini politici. Mi auguro - conclude - che alla condanna di questo e di altri analoghi episodi, facciano finalmente seguito iniziative concrete per isolare e denunciare i responsabili». «La protesta di domenica - rispondono dal Godzilla - non era stata organizzata da nessuno. A Livorno queste manifestazioni sono sempre avvenute in modo spontaneo. Nessuna regia occulta come Pisanu tenta disperatamente di dimostrare da un paio d'anni a questa parte».

TOMMASO TINTORI

Il Manifesto
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