Da un po' di tempo si sente parlare di Lazialità, termine improprio per definire un certo modo di essere attaccati ai colori sociali di una squadra. Ora c'è da chiedersi se questa ondata di Lazialità nasce come contrapposizione ad una Romanità , che sicuramente è qualcosa che va oltre il semplice fatto sportivo, oppure nasce dalla convinzione di qualcuno che questo termine racchiuda dei significati reconditi, così reconditi da essere capiti solo ed esclusivamente da chi sente questo fervore nei confronti dei colori bianco celeste.
Sicuramente c'è da ritenere che la prima ipotesi è la più consona alla realtà dei fatti; infatti più di una persona è dell'avviso che questo termine è stato coniato solo ed esclusivamente per contrapposizione, perché a dire il vero questo termine al di là del fatto sportivo non ha nessun significato.
Cos'è la Lazialità? Che tradizioni ha?
Molto tempo fa nel "processo del lunedì" ci fu un collegamento esterno con Montefiascone e per la prima volta sentii parlare di Lazialità!
Curava questo servizio Franco Solfiti il quale cercò di dare una spiegazione valida a questo termine (definendo Montefiascone il centro della Lazialità) ma al dire il vero non fu molto esauriente.
Ora senza cadere negli scontati e puerili luoghi comuni, mi sembra che ciò sta a conferma del fatto che Lazialità è soltanto qualcosa che al massimo può riguardare gli aspetti folcloristici e di colore di una regione, più che un modo di essere attaccato a delle tradizioni ed a dei luoghi che racchiudono dentro di loro tanta di quella storia che potrebbe riempire le biblioteche di tutto il mondo.
D'altronde il termine Romanità non è dell'ultima ora, non è nato da quando la Roma calcistica è in festa, ma è un termine che indica le qualità di chi e di ciò che è romano e lo spirito, la tradizione, la civiltà di Roma e dei romani. In fin dei conti nel mondo si parla di Romanità, dal mondo vengono a conoscere cos'è la Romanità, non certo a conoscere qualcosa di fatiscente e poco interessante.
Resta per inciso che la Romanità riguarda tutti e come ho già precisato va oltre il fatto sportivo. Il Romanista in quanto cultore della Romanità non è solo colui che la domenica si veste di giallorosso, ma colui che vedendo Roma dal Gianicolo si riempie il cuore di gioia.
"Cor naso appiccicato a la finestra
sento che attorno attorno se diffonne
er chiacchierà de fiume co le sponne,
tramezzo a li cespuji de ginestra.
Su la collina c'è Villa Balestra
indove 'na coppietta s'annisconne
tra li tronchi che pareno colonne,
mentre li grilli soneno l'orchestra.
Da l'arto sto a guardà le cento chiese
che fanno bella e santa sta città
assieme ar Pincio eppoi Villa Borghese
cor vento che je stuzzica la chioma
e sento drento 'na felicità:
Dio t'aringrazzio d'esse nato a ROMA"
E' uno dei tanti sonetti romaneschi composti da poeti della capitale nei secoli scorsi e in questo, molti non si conoscono neanche, ma nelle vene di tutti scorre sangue verace romano! Ogni volta che se ne legge qualcuno se ne assapora la melodia e il cuore si riempie di orgoglio nel pensare che di essere nati a Roma! Ognuno di questi sonetti, ogni vicolo, ogni quartiere, ogni monumento di questa città fa parte della cultura, della tradizione del popolo romano. Oggi purtroppo questa idea, questo senso di appartenenza si è quasi spenta del tutto, è rimasta solo una piccola fiamma che arde ancora nel cuore di pochi. E questa fiamma divampa dentro noi quando siamo giro per i vicoli e le piazze del centro, di Trastevere, di Testaccio, ma soprattutto quando in questa curva sventoliamo i colori e il simbolo di questa città. Chi ama Roma e la Roma non può non manifestare allo stadio la fede giallorossa, la romanità. Attraverso il nostro modo di stare allo stadio noi esprimiamo anche inconsapevolmente il nostro comportamento tipico romano, la nostra appartenenza a questa città e alle sue tradizioni. Il tutto attraverso bandiere, stendardi e soprattutto con la voce caratteristica tipica di un popolo che non ha mai avuto paura di urlare la verità in faccia alla gente, che si è fatto sempre distinguere nel mondo per il suo atteggiamento un po' spavaldo, per la sua schiettezza, per la sua vivacità, per il suo coraggio. Allo stadio come in ogni manifestazione pubblica e sportiva, anche nell'antichità i Romani si sono sempre distinti per il loro accanimento e la loro partecipazione. Ed ecco perché ci si stranisce quando si vede gente che in curva ha perso quella voglia di stare insieme e di cantare sempre e comunque, quell'attaccamento ai colori storici di Roma Capitale. Così come non capiamo la gente che porta allo stadio bandiere con colori diversi dal giallo rosso, arancione e al limite bianco (che è un colore neutro), o che disegna stendardi scritti con la bomboletta che riportano frasi tipo: "ciao mamma", "Max e Dany" ecc. Cerchiamo di fare le cose secondo un certo criterio, riappropriamoci della nostra storia, della nostra cultura, riconquistiamo quello spirito battagliero da legionario romano che ha reso grandiosa e temibile la curva Sud. Senza per questo staccarci da quel pizzico di ironia romanesca proveniente dalla più profonda tradizione Trasteverina che è sempre emersa in occasioni importanti sia nei momenti difficili che nei momenti di gloria. Al derby ne abbiamo dato sempre la dimostrazione almeno fino a quando la polizia ci faceva entrare gli striscioni senza censure esagerate. Non a caso nella storia del tifo in Italia siamo stati i primi a portare gli striscioni ironici allo stadio. Che poi hanno sempre cercato di imitare, non sempre con buoni risultati, dando sfogo più a stupidi e beceri insulti denotando così rabbia e invidia nei nostri dell'avversario. Lo striscione ironico e pungente, invece, colpiscono con più efficacia se si usano frasi azzeccate e vere che fanno venir loro i nervi a fior di pelle. L'ironia e la satira sono fra le caratteristiche di un vero romano, chi non sale possiede e non sa usarle non è romano! La vera romanità è in chi porta avanti con orgoglio la tradizione popolare romana e guaì a noi se ci scordiamo di questo patrimonio così prezioso ed unico al mondo.
Risveglia la romanità che c'è in te, perché è la TUA cultura,
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