Roma, vendetta per Zago violenza alla moglie dell'ultrà
12 Maggio 2001 - letto 1397 volte Raid nella casa del supertifoso laziale accusato dell'aggressione al calciatore giallorosso Per tre notti l'hanno terrorizzata prendendo a calci la porta di casa e urlando: «Tanto torniamo... Violentiamo te e il ragazzino». Ieri mattina sono tornati in due, con il volto coperto dai foulard, e hanno cercato di stuprarla. Volevano vendicarsi del marito, Yuri A., capo degli Irriducibili, un gruppo di supertifosi della Lazio, sospettato di aver partecipato all'aggressione di domenica scorsa contro il calciatore della Roma Carlos Alberto Zago. La spedizione punitiva contro la moglie del leader storico degli ultrà laziali avviene pochi minuti dopo l'una di ieri pomeriggio. Miriam, 35 anni, un bella ragazza con i capelli corti e biondi, sta rincasando nella sua villetta a Vitinia, quartiere residenziale a metà strada tra la capitale e il mare di Ostia. Ieri, invece, di lavorare nello studio di estetista si incontra con la madre e poi torna a casa. E' l'ora di pranzo. L'abitazione del capo della curva Nord è l'ultima in fondo a una stradina alberata, asfaltata solo a metà, sulla quale si affacciano delle villette a schiera. Tendere l'agguato non è difficile. Miriam sta per entrare in casa ma prima di aprire la porta viene assalita alle spalle dai due sconosciuti. Sono robusti e hanno il volto travisato con un foulard e una sciarpa. «Avevo in mano i sacchetti della spesa. Ho avuto il tempo di attraversare il giardino di casa e infilare la chiave nella serratura. Poi quei due mi hanno afferrato da dietro. Erano nascosti vicino al muretto del patio - ha raccontato la giovane al pronto soccorso - Per fortuna non sono riusciti a spingermi dentro casa. Mi hanno buttata a terra. Ho urlato e ho cercato di scappare ma quei maledetti mi tenevano mentre mi sfilavano la maglietta e i jeans. Poi mi hanno strappato le mutandine...». Le grida della ragazza richiamano l'attenzione di un vicino che si affaccia. I due balordi sono costretti a fuggire. La violenza non viene consumata. Accorre la madre della ragazza, Peppina, che si era fermata duecento metri prima a portare un pacco a una conoscente. Pochi minuti dopo arriva la pattuglia dei carabinieri e comincia la caccia ai due aggressori. Ultrà giallorossi? Troppo presto per dirlo con certezza. Ma il colonnello Vittorio Tomasone, comandante del reparto operativo dei carabinieri, promette «massima determinazione nelle indagini» mentre vengono riesaminati tutti i fatti recenti di violenza tra tifoserie. Intanto Miriam viene portata all'ospedale Grassi. La giovane si è difesa con tutte le sue forze. La lotta le lascia lividi e graffi al seno, sulle braccia e al basso ventre. I medici vorrebbero ricoverarla ma lei preferisce firmare e tornare dai familiari. Vuole riabbracciare il figlio di sei anni che al momento dell'aggressione era a scuola. Miriam però non vuole più dormire in quella casa. Ha troppa paura e sul divano continua a piangere: «Non dimenticherò mai quegli occhi di ghiaccio. Non sono riuscita a riconoscerli ma erano romani - racconta la giovane - mentre mi strappavano i vestiti urlavano "Bastardo, bastado..."». «Quegli infami ce l'avevano con me. Solo i vigliacchi se la prendono con le donne - ripete con rabbia Yuri, 39 anni, tassista, capo degli Irriducibili biancolesti - Non so se è una risposta all'aggressione a Zago. Però qualcuno ha fatto girare il mio nome, anche se ci sono decine di testimoni che possono confermare che io non l'ho colpito. Se qualcuno voleva vendicarsi, perché non è venuto a cercarmi di persona? A questi vili voglio dire: "Non ve la prendete con le donne. Per affrontare le questioni ci sono gli uomini..."». Fonte: LA REPUBBLICA Notizie correlate Roma
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