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Roma sotto assedio degli ultrà
27 Novembre 2003 - letto 3508 volte
Coppa Uefa. I tifosi dell’Hajduk minacciano incidenti, lo stadio sarà blindato. Solo venti i sostenitori romanisti al seguito

Roma sotto assedio degli ultrà

In Croazia un clima da paura.
La polizia: «Non girate con sciarpe giallorosse»

dal nostro inviato UGO TRANI

SPALATO - Un soffio del Mediterraneo e qualche spruzzo di pioggia s’infilano nello stadio Poljud, un’ostrica già aperta e poggiata sulla spiaggia dalmata, la costa adriatica orientale è a cento metri. Non sono, però, le condizioni metereologiche a influire su questo viaggio della Roma a Spalato, ma i trentacinquemila tifosi dell’Hajduk, che vogliono portare la squadra croata al terzo turno della Coppa Uefa, convinti che il gruppo di Vulic possa ribaltare l’uno a zero dell’andata. Si gioca alle 20,45 (dirette su Raidue e Roma Channel) e Capello, mai ospite in questa città e turista già nel pomeriggio («Sono uomo di confine, ero curioso, mi è piaciuta molto»), gonfia il petto e non si spaventa: «Il pubblico aiuta, ma non gioca». Ridono divertiti e satanici i giornalisti di qui. Loro conoscono bene la Torcida, sanno che può dare un grande contributo nell’ex Santuario della Madonna delle Paludi.
Trentacinquemila tifosi dell’Hajduk, soltanto venti quelli giallorossi. Dal Consolato italiano di Spalato, affacciato sul mare, hanno chiamato in anticipo a Trigoria. La situazione ambientale è allarmante. La Roma ha subito raccolto il “non invito”, evitando di richiedere biglietti per i propri sostenitori. «Non fate venire i vostri tifosi, gli sconsigliamo questa trasferta per motivi di ordine pubblico». Così ne sono arrivati venti, con il charter romanista. Scortati da cinque poliziotti anche quando vanno a prendere un caffè fuori dell’albergo nel centro di Spalato. «Non usate sciarpe o cappelli giallorossi». Dopo gli incidenti dell’andata, il 6 novembre, la Torcida dell’Hajduk è inferocita. Anche la squadra giallorossa è seguita da agenti, più i due italiani che erano sull’aereo. Mille gli agenti che saranno impiegati attorno e dentro lo stadio. Ieri sera, subito una manifestazione dimostrativa degli ultrà croati, quasi duemila fuori dello stadio. Un’autentica bolgia, dopo l’allenamento della squadra. Corteo di auto strombazzanti, lancio di bottiglie, razzi e fumogeni contro i tifosi giallorossi, protetti dalla polizia locale sino all’albergo ma poi costretti a disdire la prenotazione in un ristorante tipico e a mangiare in hotel. La squadra, invece, è dovuta restare, per precauzione, oltre un’ora chiusa nello stadio al termine dell’allenamento.
Capello, per la prima volta dall’inizio di novembre, rinuncerà al tridente che nelle ultime quattro partite, contro Reggina, Hajduk, Lazio e Bologna, gli ha regalato altrettanti successi. Cambia, dunque, il modulo anche perché Totti è a casa e Cassano partirà dalla panchina. Ma non per questo la Roma rinuncerà ad attaccare: «Sappiamo che loro vogliono rovesciare il pronostico e soprattutto il risultato dell’Olimpico. Non attaccheranno in massa, loro sono pericolosi in casa, perché hanno qualità e a differenza di altre squadre della ex Jugoslavia sono bene organizzati. Dovremo dimostrare che la nostra difesa è forte, ma dato che il vantaggio di un gol è minimo, non potremo pensare soltanto a difenderci. Dobbiamo andare a far gol. Anche perché la Coppa Uefa per noi è un obiettivo, uno dei tre obiettivi. Perdere e passare il turno? Non andiamo certo in campo pensando a una sconfitta...». Come all’andata Carew accanto a Montella: «Non ha soltanto velocità e forza. Carew ha anche qualità».
Portando la squadra in ritiro su un’isola, Ciovo, e fissando orari da caserma, il tecnico Zoran Vulic crede nella qualificazione. L’Hajduk, in testa alla classifica, ha meno assenze che all’andata, da ricordare per un catenaccio croato senza precedenti: Turkovic, Pralija, Vukovic e Deranja (non si presentarono neanche all’Olimpico).
«Se una squadra non in regola con i pagamenti di tasse, stipendi e altro vince lo scudetto, non è un campionato regolare». Moggi rilancia, Capello non abbocca. «Dobbiamo giocare con l’Hajduk, siamo qui in Croazia: non andiamo certo dietro a quanto si dice in Italia».
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