Roma, pugno duro dei giudici sugli ultrà, s'ipotizza anche il reato di terrorismo
15 Novembre 2007 - letto 447 volte Nella capitale si complica la posizione dei quattro teppisti arrestati per violenza lesioni, resistenza e danneggiamento. Alla Digos i filmati realizzati durante gli assalti Per i giudici gli slogan fascisti durante gli assalti fanno pensare ad una matrice politica Arrestate sette persone a Bergamo. Indagini in corso anche a Taranto, Parma e Milano Terrorismo. E' l'aggravante che la procura di Roma contesterà ai quattro arrestati (tre uomini e una donna) nei gravissimi disordini di ieri nella capitale, scoppiati in seguito alla morte di Gabriele Sandri. In città ci sono ancora i segni che raccontano la notte di follia, ma i magistrati vogliono capire se c'è stato anche qualcosa di più, una regia che può aver diretto e organizzato gli scontri. La Digos è al lavoro per esaminare i filmati degli scontri non solo a Roma, ma anche a Bergamo dove sono state arrestate alcune persone e a Milano. Ma agli ultrà del capoluogo lombardo non sarebbe applicabile l'aggravante del terrorismo. L'indagine nella capitale. E' la prima volta, secondo quanto risulta a Roma, che la magistratura contesta il terrorismo per fatti di violenze compiute da ultras. L'accusa è stata formulata sulla base dell'eventuale matrice politica che potrebbe esserci dietro gli assalti dei teppisti (sono stati gridati slogan inneggianti al fascismo) e della messa in pericolo delle due sedi di polizia e carabinieri. Ma i giudici intendono estendere l'aggravante anche ai gruppi di teppisti che con le loro incursioni miravano a condizionare le decisioni delle istituzioni che gestiscono il mondo del calcio e lo svolgimento delle partite (come Federazione, Lega, Ministeri, prefetture...). Una dimostrazione della linea dura decisa dagli uffici giudiziari di Piazzale Clodio sarebbe da ricercare anche nell'annullamento dei processi per direttissima delle quattro persone arrestate ieri, nei confronti delle quali sono in corso accertamenti per stabilire le loro responsabilità. L'aggravante. In particolare gli inquirenti hanno configurato la norma prevista dall'articolo 270 sexies del codice penale che considera "condotte con finalità di terrorismo quelle che possono arrecare grave danno a un Paese e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese". I pm hanno chiesto la convalida dei fermi. I quattro arrestati saranno interrogati dal gip probabilmente mercoledì prossimo. Doppio binario. Non viene, tuttavia, escluso il ricorso ad un "doppio binario" nei criteri di giudizio: questo per distinguere i gruppi che avrebbero agito seguendo una strategia pianificata, e quelli che - ad esempio - si sono lasciati andate alle violenze, ai danneggiamenti e alle devastazioni nei dintorni dello stadio. In questo secondo caso, i responsabili individuati e fermati nei prossimi giorni potrebbero essere processati per direttissima. Le indagini. Gli investigatori stanno esaminando le immagini dei sistemi a circuito chiuso per identificare altri responsabili degli assalti. Nei confronti dei quattro arrestati in flagranza di reato i pm Pietro Saviotti e Caterina Caputo, sotto il coordinamento del capo del pool antiterrorismo Franco Ionta, procedono, tra l'altro, per violenza, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. I feriti. In totale sono 75 i poliziotti feriti. Molti di loro hanno riportato per lo più delle contusioni e sono funzionari che guidavano gli agenti contro gli hooligans. Per i carabinieri solo danni materiali, tre macchine danneggiate e una incendiata. I danni a Roma. Ci sono ancora, in città, i segni che raccontano la guerriglia urbana di ieri: nell'edificio sede del Coni, è ancora transennata l'entrata principale, le cui vetrate sono state infrante dagli ultrà. L'ingresso è transennato anche allo Iusm (l'Istituto universitario di scienze motorie), dove un cartello invita ad entrare dal retro, da via Franchetti, perché sul fronte dell'edificio tre vetrate sono ancora infrante e una quarta conserva preciso il foro di un sampietrino. In via Guido Reni è rimasta solo una volante, davanti alla caserma 'Maurizio Giglio', che per tutta la notte dopo gli incidenti è stata presidiata da un folto schieramento di agenti. Non c'è traccia del bus bruciato, ma i segni della "battaglia" restano sulla vetrata del gabbiotto d'ingresso. Anche a Ponte Milvio, davanti alla caserma dei Carabinieri, è rimasto lo scheletro carbonizzato dell'Alfa 156 data alle fiamme, perché parcheggiata nell'area riservata all'Arma. Il bar-pasticceria che si trova nello stesso edifico della caserma oggi è chiuso, ma, a terra, fuori tra i tavoli, resta qualche sampietrino divelto e vari frammenti di bottiglie. Le indagini di Bergamo. Digos e carabinieri, in serata, hanno effettuato sette arresti a Bergamo per gli scontri di ieri pomeriggio tra la stazione e lo stadio. Francesco Palafreni, detto 'Baffo', il più anziano del gruppo che nelle immagini tv si vede in cima ad una balaustra si è presentato direttamente in questura quando ha saputo che erano andati a cercarlo. E' stato poi lasciato a piede libero. Alcuni degli arrestati sono già conosciuti alle forze dell'ordine: dovranno rispondere a vario titolo di danneggiamento aggravato, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Le aggressioni. Gli arrestati sarebbero responsabili dell'aggressione nei confronti delle forze dell'ordine, avvenuta intorno alle 14 nei pressi della curva Nord atalantina, altri avrebbero cercato di sfondare le protezioni di plexiglass con un tombino sradicato all'esterno. Alla fine degli interrogatori saranno accompagnati in carcere. Nessuno di loro sarà processato per direttissima. Gli investigatori sono risaliti a loro grazie alle immagini delle telecamere a circuito chiuso presenti dentro e fuori lo stadio e alle immagini diffuse dalle televisioni locali e nazionali. Le indagini di Milano. La Digos di Milano sta lavorando intensamente per identificare gli ultras coinvolti negli episodi di violenza avvenuti davanti alla Rai e nell'assalto al commissariato di via Novara, lanciando pietre, bottiglie e fumogeni. Gli investigatori stanno visionando tutti i filmati acquisiti e procedere con gli arresti in flagranza differita. I risultati delle indagini saranno descritti in una relazione che sarà trasmessa in procura, forse, entro domani mattina. Al momento non sono state formulate ipotesi di reato, ma gli inquirenti sono indirizzati a ipotizzare accuse come danneggiamento e lesioni a pubblico ufficiale. L'aggravante del terrorismo per gli inquirenti non sarebbe applicabile a Milano. Le indagini di Taranto. Il prefetto e il questore di Taranto, Alfonso Pironti e Gian Carlo Pozzo, insieme col comandante provinciale dei carabinieri Adolfo Pecone, hanno compiuto oggi un sopralluogo allo stadio 'Erasmo Iacovone' per verificare i danni subiti dall'impianto e le condizioni di sicurezza, dopo gli incidenti provocati ieri da ultras del Taranto che hanno causato la sospensione della partita Taranto-Massese (C/1, girone B). "Si tratta di episodi di puro teppismo che rischiano di uccidere lo sport - ha dichiarato il prefetto -. Di questo passo gli stadi sono destinati a svuotarsi". Ieri i disordini sono proseguiti anche all'esterno dello stadio, dove tre carabinieri impegnati nel servizio d'ordine hanno riportato contusioni guaribili in pochi giorni. Anche nella città pugliese, gli agenti della Digos stanno esaminando alcuni filmati. Fonte: repubblica.it Notizie correlate Roma
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