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Roma in nove, Coppa Italia rossonera. Botte tra ultras giallorossi e striscioni di contestazione
01 Giugno 2003 - letto 3704 volte
Due magie di Totti fanno paura al super Milan

LA ROMA non vince nemmeno l’ultima: quand’è in nove il Milan la raggiunge con Inzaghi nel recupero e dopo il vincente Lippi, il perdente Ancelotti sistema anche il vincente Capello. La coppa che luccica è quella dei campioni, che il Milan ha appena vinto, ed è la più splendente luce di San Siro; la coppa che avvelena è la coppa Italia, che la Roma ha perso all’Olimpico quando s’è fatta travolgere dal secondo tempo milanista, e che adesso insegue, in quelle imprese mai possibili che però il cuore giallorosso vede quasi a portata di mano. Quattro gol ai campioni d’Europa, per quanto rimaneggiati (ma se la seconda linea è Rivaldo...), ma quando mai? Quando mai se poi il primo tempo passa senza una rete? Pure se tutti hanno giocato una partita vera, meglio di quelle dell’ultima giornata di campionato.
Quando mai se non ci crede nemmeno la Roma società, che è latitante dove c’è tutto il calcio che conta, ma allora la Roma non conta? La squadra sbandò all’andata, la società sbanda da un pezzo; e anche i tifosi finiscono, nello spicchio di San Siro, per darsele fra di loro, che sarebbe imperdonabile darle ai milanisti naturalmente, ma litigare in casa per cosa? A Manchester non è successo niente, eppure è finita ai rigori.
Compaiono striscioni, ed è struggente quel ciao Ago, che ricorda capitan Di Bartolomei anni dopo; è irridente quel "Capello, facce ’n favore: resta a Milano". La Roma è bella così, sentimentale e pasquina. Il resto è Totti.
Perché è Totti che mette a segno due punizioni di quelle che fanno saltare di gioia gli spasimanti di Roberto Carlos, due punizioni che Abbiati, che pure era in serata sì, e quindi diceva no a tutto, non è riuscito a prendere. Dopo la seconda, è venuto immediato, a raffreddare l’entusiasmo, il gol di Rivaldo. E poi finiva la partita per Antonio Cassano, che subiva un fallo, e giacché l’arbitro-beautiful Rosetti non gli dava retta, l’ha prontamente mandato a quel paese (eufemismo) e, sacrosantemente espulso, gli ha fatto le corna. Una bella doccia magari fredda l’avrà calmato?
Così la Roma non recuperava l’impossibile coppa, il Milan raddoppiava i suoi trofei, la società giallorossa perdeva una buona occasione per essere quella che dovrebbe, una associazione sportiva. Cassano perdeva quella di tacere. E andava, nel finale, a fargli compagnia Totti, espulso per doppia ammonizione: cose di gioco, diciamo subito ad evitare le solite critiche sulla romanità di Francesco.


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