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Pescara - Napoli I Fatti
03 Maggio 2004 - letto 5703 volte
Arriviamo fuori la curva sud alle 18,30 circa, ci sono già una trentina di ragazzi di un gruppo che è arrivato prima di tutti gli altri. All'ingresso nel piazzale antistante il nostro settore, c'è un cordone di cel.erini ai quali bisogna mostrare il biglietto per entrare. Hanno l'accento romano, ogni volta che c'è la cel.ere di Roma avvengono gravi incidenti con i tifosi, del resto succede la stessa cosa ai romani con le fdo di Napoli.

Molti non hanno il biglietto e così ci si organizza via via per far arrivare fuori quelli (non staccati) di chi è già davanti alla curva sud. Ma diversi tifosi che arrivano fanno regolarmente il biglietto al botteghino dello stadio, nonostante in teoria nel giorno della partita non si potrebbero vendere biglietti del settore ospite. Accolgo la cosa con piacere e mi sembra una prima crepa nell'assurdo dispositivo repressivo messo in piedi dopo i fatti di Avellino dello scorso settembre.

Il viale che costeggia uno dei due lati lunghi dello stadio, quello alla nostra destra è fortemente presidiato da blindati della cel.ere e della finanza, non manca tuttavia vigilanza anche dall'altro lato. La situazione è tranquilla, ma intorno alle 19 - 19,30 avvengono scontri fuori la curva pescarese che coinvolgono anche qualche macchina trovatasi per sbaglio dall'altro lato dello stadio. Ci sono però anche gruppi di ultras napoletani che sia dal lato alla sinistra della nostra curva, che direttamente fuori la curva pescarese cercano il contatto.

Sul lato lungo alla nostra sinistra, all'incrocio con la curva sud avvengono tafferugli fra fdo e napoletani che cercano di eludere la sorveglienza e arrivare a contatto. Partono i primi lacrimogeni e una carica, mentre i napoletani cominciano a entrare all'interno della curva. C'è un primo violento scontro fra cel.erini e un gruppo di ultras sulle scale, quest'ultimi vengono accerchiati e hanno la peggio, a uno viene rotto il setto nasale, altri ricevono manganellate in testa che provocano ferite di una certa gravità.

Dall'interno della curva ci si riorganizza e parte una violenta controcarica che respinge la polis fuori dal settore, dalla parte alta delle scale laterali piove di tutto sul cordone della cel.ere, mentre altri gruppi e tifosi sciolti sopraggiunti si trovano incastrati fra gli scontri davanti e un altro cordone di cel.ere che pressa da dietro. Gli scontri durano una decina di minuti e sono in alcuni momenti molto intensi, alla fine riusciamo a entrare tutti e la situazione si tranquillizza.

Ci sono tutti i gruppi, saremo un 400 persone, credo di aver letto da qualche parte che sono stati venduti 200 e passa biglietti e un po' a occhio, un po' considerando quelli entrati senza biglietto faccio la stima numerica. Non siamo tantissimi, ma considerando che a questo campionato non abbiamo più nulla da chiedere, che la partita è in notturna e che il giorno dopo è lunedi e si lavora non ci si può lamentare. E' una trasferta da gruppi ai quali si accodano napoletani che vivono in zona o tifosi del Napoli della provincia di Campobasso, oltre a qualche irriducibile giunto come noi dal capoluogo partenopeo.

All'inizio la curva pescarese canta con una certa veemenza, vengono esposti due striscioni dedicati all'ultras pescarese morto recentemente. Noi dall'altro lato ci facciamo sentire, ma siamo in chiara e netta inferiorità numerica. Via via però il tifo pescarese cala d'intensità e veniamo fuori noi, soprattutto dopo il nostro vantaggio che demoralizza i sostenitori abbruzzesi. Dopo lo 0 - 2 lo stadio ammutolisce si sentono solo i nostri cori. In particolare c'è un

NELLA MIA VITA CI SONO DUE COLORI
SONO I COLORI CHE A ME FANNO SOFFRIRE
NELLA MIA MENTE UN IDEALE
E NEL MO CUORE NAPOLI
ALE' ALE'
ALE' ALE'
ALE' ALE' NAPOLI ALE'
ALE' ALE'
ALE' ALE'
ALE' ALE' NAPOLI ALE'

che cantiamo per dieci minuti di fila. Al gol che accorcia le distanze i pescaresi ritrovano un po' di voce e incitano la loro squadra che stringe il Napoli nella sua area di rigore. Noi intoniamo cori per comunicare ai giocatori la nostra voglia di non mollare. Ci sono affianco a me 5 tarantini provenienti da L'Aquila dove la loro squadra ha giocato nel pomeriggio, che a titolo personale e senza colori della squadra sono venuti in curva coi napoletani, per testimoniare amicizia e rispetto, ma ne' noi ne' loro siamo tipi da gemellaggio facile. Uno di loro mi dice sarcasticamente al gol pescarese: eccoli mo' hanno segnato e ricominciano a cantare, i soliti pescaresi. Sorrido anch'io ricordando la vecchia rivalità fra gli adriatici e la curva tarantina.

Finisce la partita, il Napoli vince 1- 2, ma non è che la cosa ci fa fare salti di gioia. Ci organizziamo per uscire e una volta fuori dal settore ricominciano gli scontri con il cordone di fdo che sorveglia il lato lungo dell'Adriatico. Questi scontri durano circa cinque dieci minuti, dopo di che ci ritroviamo incolonnati in auto e pulmini per uscire dal settore ospiti. Davanti abbiamo altri cordoni di fdo e gli scontri si spostano ora da quest'altro lato.

Mentre ci si scontra e un ragazzo viene colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo che fortunatamente lo colpisce sulla mano, arrivano delle pietre e delle bottiglie da un parco posto alla nostra sinistra. Capiamo che ci sono i pescaresi, un primo gruppo di napoletani, non più di dieci scavalca e si ritrova nel parco e comincia a caricare i pescaresi che sono in 30 - 40, poi un altro gruppo di ultras azzurri, forza il cancello e irrompe a dare man forte a quelli che hanno scavalcato. I pescaresi prima indietreggiano e poi scappano, uno di loro dal fisico abbastanza corpulento non è sufficientemente veloce, resta indietro e viene caricato dai napoletani che sopraggiungono.

Alla fine con l'aria diventata irrespirabile per i lacrimogeni CS lanciati in grande quantità, un cordone di fin.anzieri antisommossa dietro e le fdo davanti i napoletani si spingono tutti insieme in avanti a piedi e nei mezzi di trasporto forzando il blocco e riuscendo a uscire dal settore.

Viaggiamo incolonnati per evitare attacchi a macchine isolate, ma dei pescaresi non c'è + traccia. Usciamo da Pescara nella consapevolezza che anche oggi abbiamo tenuto alto il nome della nostra città.

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