Perugia-Reggina: la vittoria di Mazzone e la lungimiranza di Gaucci
04 Ottobre 1999 - letto 365 volte
Mazzone è un grande tecnico. Uno di quelli che sicuramente non hanno smesso di "chiedere" al calcio e a cui certamente il calcio riserverà nuove soddisfazioni, a Perugia o da qualche altra parte. La vittoria per 2-1 dei Grifoni sulla Reggina è stata per gran parte merito suo, il quale, non contento dei tre punti, ha bacchettato tranquillamente la squadra sostituendosi già in conferenza stampa a Gaucci (che in quanto a bacchettate ha pochissimi rivali in Italia). Mazzone non ha commesso l'errore del collega Buso (allenatore del Bologna) che ha "sbrigliato" la squadra all'assalto dei calabresi rimediando la sconfitta al 90°. Mazzone, sin dall'inizio, ha disposto la squadra con attentissimi motivi tattici: piccoli (importantissimi) falli a centrocampo, solidi rientri dei vari Rapajc, Eposito e Nakata, e squadra corta, pronta a colpire quasi in silenzio. Sono bastati 8 minuti perchè il Perugia raccogliesse i frutti da una clamorosa ingenuità del difensore Stovini e del portiere calabrese Orlandoni (ma dove andava?). Poi si è ricominciato dall'inizio: con il perugia decisamente più padrone del campo, ma accortissimo e concentrato a partire dalla linea mediana. Se la Reggina, dopo poche giornate aveva incamerato ben 8 punti imbrigliando fior fiori di squadre come Juventus e Fiorentina, un motivo doveva esserci: è bastato bloccare sapientemente Baronio e Brevi per inpoverire drasticamente i rifornimenti ai "folletti" Kallon e Possanzini, costretti a cercar palla per vie laterali, dove fra Daino, Sussi e l'onnipresente Materazzi, nulla poteva e doveva essere concesso. La partita è finita lì: il netto rigore trasformato da Nakata e il gol di Giacchetta all'inizio del secondo tempo, alla resa dei conti non hanno fatto altro che suggellare un risultato giusto, nella forma, come nella sostanza. Buona squadra la Reggina di Colomba, talmente "esperta" (seppur matricola) che è scesa al "Curi" col chiaro intento di aspettare il Perugia. Dall'altra parte gli umbri non hanno commesso l'errore di assecondare i calabresi, attaccando con riserva, quasi aspettando l'inevitabile disorientamento che Mazzone, in cuor suo, si augurava: perchè attaccare a testa bassa una compagine che fa del contropiede e dell'astuzia dei suoi attaccanti l'arma vincente (deve essersi domandato Carletto)? Perchè lasciar libero Baronio di fare il suo comodo? Quando si dispongono di elementi di altra categoria, si può anche giocare al gatto col topo, senza la asfissiante pressione di dover vincere lo scudetto, o di entrare in Europa. Anche questo Mazzone lo aveva detto chiaramente: "Io vengo per salvare la squadra...Se poi arrivasse qualcos'altro...... - per poi aggiungere - ...Io lavoro con quello che ho!". E siccome all'inizio del campionato Mazzone disponeva (sì) di gente fuori categoria come Rapajc e Nakata, ma mancava di un centravanti e di un tornante, ecco la lungimiranza di Gaucci nel servire sul piatto al tecnico trasteverino Ibrahim Ba e Nicola Amoruso.
Non a caso sono venuti i complimenti del Mister al suo Presidente, perchè adesso anche Mazzone sa che il Perugia di cui dispone può farlo divertire: un Perugia costruito a tasselli, ma con estrema capacità (questa volta), una squadra che punta alla salvezza facendo leva su uno straordinario spirito di gruppo (i giocatori in campo si chiamano tutti per nome, sembra una cavolata, ma non lo è affatto) e su individualità di assoluta certezza e valore fra i quali, oltre ai nomi (giustamente) più noti, spiccano quelli di Materazzi (anche ieri semplicemente insormontabile), di Olive (che non a caso era nel mirino della Fiorentina) e di Mazzantini (scartato dal Manchester che ha preso poi Taibi pentendosi amaramente). Un Perugia che adesso guarda dritto verso Verona, e ad altre tre partite che sulla carta può tranquillamente giocarsi, dopo aver già pagato dazio a tre delle famose "7 sorelle", Milan, Roma e Parma (un punto conquistato comunque).
Un'ultima cosa Mazzone l'ha voluta sottolineare: la gomitata di Brevi a Tedesco! Le telecamere hanno visto: adesso bisogna vedere se gli organi federali avranno voglia di accendere la televisione, visto che le polemiche (in questo caso) non sono state certo così eclatanti come nel caso "Ba - Macellari". Il sospetto che senza troppo clamore, nessuno abbia intenzione di mettere mano alle immagini è forte, fortissimo. Se la TV si è impadronita del calcio, in assenza di polemiche a che servirebbe accenderla?
Peccato...Ma solo per il calcio...
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