Mai avrei immaginato di vivere una domenica così pericolosa solo per una partita di calcio.
Le premesse per questo delicatissimo Napoli-Roma erano già agghiaccianti, se si pensa alla disorganizzazione nella vendita dei biglietti o al totale disinteresse a tutelare i tifosi intenzionati ad accompagnare e sostenere la propria squadra, anche con auto private, nel momento in cui potrebbe coronare il tanto inseguito sogno tricolore. Si pensi anche che la squadra partenopea di contro viveva lamarezza di una retrocessione imminente ed inevitabile oramai, e che quindi avrebbe avuto un pubblico frustrato e pronto a scatenare disordini di ogni tipo, come del resto è tipico fare per i napoletani.
Ad attenderci infatti cera una inferno, nel quale ci si doveva saper muovere in tutta fretta stando bene con gli occhi aperti. Una gigantesca trappola, una pazzia premeditata.
Attacchi contro i tifosi giallorossi in arrivo allo stadio in continuazione e ovunque.
Sin dallautostrada si sono verificati lanci di pietre e massi contro pullman e auto con bandiere della Roma. Io ho raggiunto il S. Paolo con la mia auto, da solo, con la bandiera nel retro.
Una volta vicini allo stadio, la tangenziale si blocca per il traffico intenso di auto, e ci si trova in balìa di delinquenti di ogni razza. Bande di napoletani controllano le auto in cerca di Romani, mentre non cè polizia e controlli di nessun tipo.
30 metri nella fila avanti a me, un furgoncino di tifosi della Roma bloccato nel traffico viene aggredito da 7 o 8 teppisti a bordo di motorini, che con spranghe e caschi distruggono il mezzo.
È stata mezzora di paura per me, ho rischiato.
Subito dopo cè lingresso alla zona pedonale, con un solo vigile urbano, che non sapeva dove dovevo andare. Praticamente in preda agli animali, sotto il S. Paolo vicino alla curva A, da solo.
Vedo di nuovo il furgoncino di prima, ci sono anche una macchina e un blindato della polizia, i primi che vedo in città, e mi unisco a loro. Ci scortano per il tunnel e arriviamo sotto la zona dingresso del settore ospiti.
E qui vedo anche centinaia di tifosi che arrivano insieme scortati dalla celere.
Pensavo di essere arrivato ma dallalto iniziano a piovere cocci, pezzi di marmo, pietre e monete, bottiglie e bombe carta. I tifosi del Napoli avevano finito di aspettare e, aiutati da forze dellordine inadeguate e quasi complici, davano vita al loro balletto di benvenuto.
Tra fumi e gas, la folla cerca di ripararsi ma non è facile visto che i napoletani sono 10 metri sopra.
A questo punto, mentre vengono dispersi i teppisti, i romanisti si affollano davanti ai cancelli, e io mi trovo a dover parcheggiare lauto allesterno del tunnel.
La polizia mi costringe ad andare da solo al di fuori, e quando esco sento piovere bottiglie scagliate contro la macchina. Neanche uno mi ha preso, ma è stato un miracolo.
Trovo posto a più di cinquecento metri dallentrata, e per fortuna avevo lasciato la bandiera sotto il tunnel, perché mentre cammino frettolosamente per riguadagnare i cancelli, sento che cè una caccia al romano da parte di tutti e la polizia non si vede neanche.
Non ci sono assolutamente controlli di nessun tipo nei dintorni dello stadio, e mentre vola di tutto e si levano i gas lacrimogeni, mi rendo conto che dentro allo stadio ci potrebbe essere anche qualcuno con la pistola (!).
Correndo in mezzo ad un mare di rifiuti e oggetti lanciati, raggiungo finalmente la mia bandiera e vado addosso ai cancelli dove cè molta meno gente di quella che avevo lasciato dieci minuti prima.
Non certo daccordo a rimanere vittime di una sassaiola infatti, i tifosi avevano sfondato il cancello ed erano entrati in massa. Poi il cancello è stato chiuso dalla polizia.
È stato riaperto dopo venti minuti, e tutti sono entrati, ovviamente senza controlli.
Chi con il biglietto ospiti, magari sudato o stra-pagato, chi come me con una curva A comprata a Napoli, chi con curva B, chi senza biglietto. Tutti dentro !
Risultato, un settore ospiti affollato fino allinverosimile, una ressa disumana, non so quante migliaia, e molti altri dovevano arrivare ancora.
La rete metallica alta 18 metri, sistemata sulle nostre teste, ci ha salvati da un selvaggio bombardamento a colpi di razzi, bottiglie e ancora sassi e pietre grandi come libri !
La partita è tesissima, e tra una carica e laltra (tutte della polizia contro i napoletani che cercavano di raggiungere il settore ospiti) prima segna il Napoli, ma la Roma reagisce e si porta sul 2-1 con Batistuta e un gran gol di Totti.
Gol che per mezzora vale lo scudetto, ma alla fine viene neutralizzato dal definitivo pareggio di Pecchia su punizione, complice lennesima grossolana papera di Antonioli.
Ma il peggio deve ancora venire. I tifosi del Napoli ci aspettano di fuori.
Dopo più di unora, stremati dalla sete e dal caldo, ci viene consentito di uscire ed è il panico totale.
Mentre arrivano i sassi dei napoletani nascosti in attesa del nostro passaggio, i romanisti distruggono tutto quello che cè sul loro cammino, comprese le auto della polizia.
È guerra.
Mentre molti sono ancora dentro lo stadio, fuori sono solo scontri e cariche a ripetizione con manganellate per tutti. I gas lacrimogeni mi distruggono il viso e devo scappare sia dalla folla sia dalle cariche sconsiderate delle guardie.
Riesco a scavalcare il grosso cancello della Mostra doltremare, nel cui piazzale erano sostati i pullman di Roma, con molti tifosi già in attesa.
Mi è praticamente impossibile raggiungere la mia macchina perché proprio nella piazza tra me e lauto la polizia fatica a tenere lontani i napoletani, intenzionati a scontrarsi con i romanisti che devono essere scortati a piedi fino alla stazione.
Stazione che oggi è completamente distrutta, secondo i giornali.
Quindi decido di aspettare che siano partiti tutti per andare via.
Passano quasi due ore, e la situazione da guerra vera e propria passa ad una sorta di guerriglia, animata dagli ultimi e più pericolosi sciacalli napoletani che aspettano alle fermate dei bus e agli angoli delle strade con i motorini il passaggio di quei tifosi che temerari andavano da soli, o in pochi.
Dopo molto mi avvio, senza bandiera, verso lauto e ancora vedo ronde di scooter e brutte facce.
Prendo la macchina senza dire una parola a nessuno, e quando imbocco la tangenziale è come una liberazione.
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